Green Tech

La casa del futuro: di fango, plastica o cartone? I makers italiani la fanno d’argilla

Shigeru Ban, archistar giapponese offre case di cartone ai terremotati. Massimo Moretti le vuole costruire di fango per le popolazioni povere, un gruppo di architetti slovacchi ne ha ideato una che produce energia da sola e si può portare ovunque. Quale sarà il modello vincente?

Non sono i terremoti che uccidono le persone, ma le case costruite male. È successo in Italia e succede ovunque nel mondo, quando migliaia persone perdono la vita sotto le macerie delle proprie abitazioni durante tsunami e terremoti. In aggiunta, dopo questi eventi, i tempi di ricostruzione sono sempre molto lunghi e mal di adattano alle esigenze delle popolazioni colpite che hanno bisogno di avere subito un tetto sulla testa per tornare a una vita il più possibile normale.

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Per questo motivo l’archistar Shigeru Ban, conosciutissimo per le sue case di tubi di cartone, ha annunciato che aiuterà i nepalesi terremotati a ricostruire le proprie case. Detto da lui, potrebbe essere vero, visto che ha l’ha già fatto in Ruanda, Giappone, Turchia, Cina e Haiti dove ha costruito scuole, palestre e chiese, con legno, plastica e cartone, i materiali presenti sul territorio. L’idea che ispira da sempre i suoi interventi è quella di costruire dei ripari provvisori, poi delle case di transizione via via più funzionali e resistenti con l’aiuto di architetti del posto e altri volontari.

La casa d’argilla degli italiani di WASP

Non è stata pensata per i terremotati ma per affrontare il problema di dare una casa a chi ne ha bisogno nelle aree più povere e sovrappopolate del pianeta. Un team di makers italiani ha deciso di costruire una stampante tridimensionale gigante in grado di realizzare delle piccole abitazioni di fango e fibra.

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Ispitrati dalla vespa vasaia che costruisce il proprio nido con il fango, il team del progetto WASP (vespa in inglese), acronimo di World’s Advanced Saving Project, col suo leader Massimo Moretti, ha ideato una macchina per la stampa 3D di case in argilla, premiato con il Green Award al 3D Print Show di Londra. Il progetto italianissimo punta infatti a realizzare case ad alta efficienza termica, a basso impatto e costo ridottissimo usando materiali naturali come l’argilla, appunto.
E se a qualcuno può sembrare strano, si ricordi che quasi un terzo della popolazione mondiale vive in case di fango e paglia. L’idea, racconta Moretti, è venuta dopo una lunga consuetudine nel costruire stampanti 3D per piccoli oggetti replicabili e di uso hobbistico ma portata a compimento grazie alla potenza di un software open source per la modellazione solida.

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I prototipi della casa d’argilla sono per ora solo in scala, ma il team ha quasi completato il progetto di una stampante capace di creare una casa in argilla in proporzioni reali.

L’Ecocapsula degli architetti di Bratislava

Ban e Moretti sono quindi accomunati dal sogno di costruire case ecosostenibili, riciclabili, belle e a costi ridotti, e in aggiunta Moretti le pensa adatte al territorio, rinnovabili, non inquinanti, a Km 0. Quello che manca all’idea di entrambe i filantropi è di renderle energeticamente efficienti, perchè alle persone non basta il tetto sulla testa, ma hanno bisogno di lavarsi, cucinare, vivere l’abitazione.

A questo però ha pensato un gruppi di architetti di Bratislava che ha ideato una “ecocapsula”, una abitazioni ecologica e autosufficiente. L’Ecocapsule, così si chiama, è in plastica e il suo design gli consente di raccogliere l’acqua piovana che opportunamente filtrata può servire a varie necessità. Dotata di pannelli solari da 600 W può illuminarsi senza collegamento alla rete elettrica e consente la cottura dei cibi anche grazie a una pala eolica collegata ad una batteria di serie da 9.744 Wh.

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Gli spazi interni sono organizzati in maniera efficiente con un cucinotto, un bagno, una doccia e perfino un letto matrimoniale. L’ecocapsula, che sarà presentata a Expo2015, può essere portata quasi ovunque visto che pesa solo una tonnellata e mezza, ed è alta e larga poco più di due metri (2,25) per una lunghezza di  quattro metri e mezzo. Se avesse le ruote, potrebbe andare veramente ovunque.

  • Giuseppe Cassola

    Considerato che sono l’Inventore di una Innovativa Trazione che mi ha consentito di trasformare in elettrico e con impianto fotovoltaico un veicolo n° 6 da competizione (2à Red Bull Soap Box Race di Torino 2008), A questa casa le ruote, lo sterzo e la trazione gliele posso realizzare io così che con gli impianti di produzione energia di cui è dotata, diamo l’energia anche ad un motore elettrico e la facciamo andare dove ci pare.