Ambiente

Quattro siciliane e un network per produrre energia dagli scarti alimentari

Risorse Smart, dall’idea di un gruppo di donne nasce un network di 73 aziende per dare nuova vita agli scarti della produzione agro-alimentare. Tutelando l’ambiente e valorizzando il territorio sognano di dare energia elettrica a 10mila abitazioni.

Se diciamo Sicilia pensiamo subito a mare, vulcani, campi coltivati e soprattutto produzioni alimentari di grande qualità. Ma come ogni cosa la qualità ha dei costi: uno è l’enorme quantità di sottoprodotti derivati dalla lavorazione di olive, grano, agrumi e latte. Ed è qui che la giovane startup Risorse Smart, l’impresa di quattro donne siciliane, cerca di dare risposta a una domanda che finora è rimasta sospesa tra rispetto per l’ambiente ed economia dell’isola. Come impiegare questi sottoprodotti, trattati oggi come rifiuti? Semplice: mettendo in contatto chi li produce e chi, come gli impianti di biogas, li può trasformare in qualcosa di prezioso. Colmando il gap tra domanda e offerta.

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“Pensiamo al siero della produzione di formaggio, alla sansa delle olive che rimane dalla molitura, al pastazzo residuo della spremitura di arance e limoni. Oggi agricoltori e allevatori non sanno come gestire questi sottoprodotti, smaltirli ha un costo che incide sul bilancio delle aziende fino al 30-40% e spesso vengono dispersi illegalmente nell’ambiente, trattati come rifiuti”, spiega Roberta Selvaggi, 26enne di Catania, Energy & Agronomy manager della startup che già da quattro anni lavora nel mondo delle agroenergie. “Se queste matrici fossero immesse in processi virtuosi potrebbero rappresentare un reddito, o quantomeno azzerare il costo di smaltimento”. E l’ambiente, sull’isola del Sole, ringrazia.

Questo esempio di economia circolare già funziona sotto le colline di Enna, dove con un investimento di oltre 2 milioni di euro lo stabilimento siciliano Laterlite, che produce argilla espansa, ha creduto nell’idea di Risorse Smart. Associandola a un impianto fotovoltaico da 1MW. Niente più carbone proveniente dalla Russia, il nuovo combustibile è la paglia di grano duro, lo scarto della trebbiatura del frumento.

Quant’è il risparmio in termini di emissioni? 10.000 tonnellate di CO2 per ogni 100.000 metri cubi di argilla espansa prodotti sull’isola

“Telefonare in Russia e farsi mandare una nave di carbone è facile, mettere insieme 60, 100 aziende agricole per raccogliere la paglia è diverso, soprattutto quando si tratta di interfacciare i tempi di agricoltura e industria. Da un lato i balloni di paglia si raccolgono tra giugno e luglio, dall’altro la richiesta di combustibile c’è 12 mesi all’anno. Ogni giorno nel forno per l’argilla devono entrare 170 balloni”, racconta Selvaggi. “Qui entriamo in gioco noi: oltre a far incontrare domanda e offerta quantifichiamo la paglia a disposizione delle singole aziende e organizziamo il periodo in cui possono fornirla”.

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Quest’anno sono 73 le aziende agricole ad aver fornito la paglia e 40 di queste hanno già formalizzato l’ingresso nel network di Risorse Smart. Ma cosa ci guadagnano? “Prendiamo la paglia. Normalmente viene abbandonata nei campi oppure data agli allevatori. Da un lato c’è un altissimo rischio di incendi, dall’altro il pascolo sui campi può danneggiare il terreno”, continua Selvaggi. “All’idea di valorizzare un rifiuto che avrebbero dovuto pagare per smaltire e ricavarne un guadagno, le aziende agricole si sono dimostrate entusiaste. E hanno ricevuto tutti i pagamenti delle fatture a 30 giorni, qualcosa che in agricoltura è impensabile!”.

Per gli altri sottoprodotti l’idea di Risorse Smart è indirizzarli verso la digestione anaerobica, una tecnologia versatile che dalla fermentazione in vasche di biomasse non omogenee (siero, letame, paglia, pastazzo e via dicendo) produce energia elettrica. Un’altra direzione è quella delle bioplastiche. “La Sicilia è la regione italiana che consuma più posate e piatti di plastica. Pensiamo al potenziale di produrre sul territorio materiali biodegradabili e riciclabili, che rispondano a questa domanda in modo sostenibile”, dice Selvaggi. Per il pastazzo, ad esempio, il costo di smaltimento è di 30 euro a tonnellata: abbatterlo del tutto non sempre è possibile, la matrice va comunque trasportata fino all’impianto, ma già riducendo la spesa al solo spostamento il sottoprodotto viene valorizzato e l’azienda risparmia.

Un social network per produrre energia e proteggere l’ambiente

In attesa di una risposta per un incentivo da Smart Start, il prossimo passo per la startup sarà la creazione di una piattaforma dedicata proprio all’incontro domanda-offerta, una sorta di social network del sottoprodotto dove le aziende possano dichiarare le quantità che cedono, che cosa cercano, se vogliono vendere oppure scambiare. “Per noi non si tratta di fare compravendita ma di creare un contatto e pianificare poi la fornitura, qualcosa che in Sicilia non fa nessuno. Qui manca una cultura ambientale e noi lo viviamo sulla nostra pelle”, spiega Grazia Sicali, pr e web content manager, co-fondatrice della startup insieme Roberta Selvaggi, Marilu Federico, architetto, specializzata nello sviluppo sostenibile e Mariagrazia Signorello, agronoma, esperta in ricerca e innovazione in ambito agricolo e agroalimentare. Nella pianificazione delle forniture entra anche un elemento di sicurezza non trascurabile. “La paglia, ad esempio, non può sostare nelle aziende a lungo se è in grossi quantitativi. Per motivi di sicurezza e di qualità deve perciò avere un certo tasso di umidità e noi ci occupiamo anche di valutare questi fattori”.

Stoccare la paglia ha un costo: va protetta dalla pioggia, i balloni occupano spazio e c’è sempre il rischio d’incendi. Così Risorse Smart, che gestisce il calendario delle consegne, ha pensato anche a un modo che ha permesso agli agricoltori di ammortizzare queste spese. “Da un lato abbiamo previsto che il prezzo della paglia aumenti di mese in mese, così chi non la fornisce subito rientra dei costi e del rischio, sempre presente, di incendi. Dall’altro tra macchinari, reti per imballaggio, stoccaggio e manutenzione si attiva sul territorio un nuovo tipo di economia legata al sottoprodotto”, spiega Selvaggi.

10mila abitazioni illuminate dalle biomasse

La startup fa (e farà) anche ricerca in collaborazione con enti pubblici e privati: insieme a Mariagrazia Signorello, Roberta Selvaggi ha da poco presentato all’Università di Catania una valutazione del quantitativo di biomasse valorizzabili sull’isola e del loro impiego: tra siero, pastazzo, deiezioni (da allevamenti bovini e avicoli), paglia e scarti di macellazione, immettendo nei digestori anaerobici una parte dei sottoprodotti sarebbe già possibile produrre energia elettrica per 10mila utenze da 3kWh. Ovvero 10mila abitazioni. La quantità di queste risorse smart sull’isola è ben maggiore, ma “300mila tonnellate di paglia sono decisamente difficili da utilizzare tutte!”, scherza Selvaggi. “Un altro aspetto interessante che abbiamo presentato a Catania è la possibilità di sfruttare i terreni marginali, quelli abbandonati non perché siano incoltivabili ma perché oggi non è conveniente farlo, destinandoli a colture alternative che portino reddito anche tramite valorizzazione dei loro sottoprodotti. Ad esempio piante di secondo raccolto come il sorgo, oppure i fichi d’India. Tutte noi crediamo nelle potenzialità della startup. L’agricoltura in Sicilia è in fase di stallo, e tutto ciò che è innovativo viene seguito con grande attenzione”.

@Eleonoraseeing

  • Paolo Guarnaccia

    tutto ok, anzi meravigliosamente bene.
    alcune cose che non condivido: l’idea di bruciare la paglia, l’avere scritto che gli agricoltori devono pagare per disfarsene e l’avere detto che il pascolo rappresenta un impatto negativo.
    per migliaia di anni il pascolo di ovicaprini ha consentito di valorizzare i residui colturali e di gestire in modo sistenibile i sistemi colturali rendendo superfluo l’uso di concimi chimici e di diserbanti.

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