Martino Galliolo

Martino Galliolo

Apr 15, 2015

Carmine e Nicoletta camminano grazie a un esoscheletro: ma allora chi ha paura dei robot?

Robot e esoscheletri saranno una rivoluzione nei prossimi anni per la medicina, il lavoro e lo sport. Ma fanno già parte del nostro presente, ad Amazon fanno i lavori pesanti e vengono da tempo impiegati in miniera.

I mondiali di calcio 2014 in Brasile sono stati aperti dal calcio d’inizio di un paraplegico, che indossava l’esoscheletro robotico Bra–Santos Dumont, che combina le iniziali del Brasile e il cognome del padre dell’aviazione Alberto Santos. In Italia, Carmine Consalvi e Nicoletta Tinti, due pazienti paraplegici, hanno corso per un chilometro alla maratona di Roma 2015, grazie a un esoscheletro, un “robot indossabile”.

Partecipare alla maratona per me è una nuova sfida e una grande emozione perché sono un ex sportivo e, grazie all’esoscheletro, posso riavvicinarmi al mondo dello sport

Carmine, 27 anni, ha perso l’uso delle gambe nel 2012 dopo un incidente con la moto. «Se sono arrivato fin qui devo ringraziare anche il personale medico e ingegneristico che mi ha seguito e mi è stato vicino durante il mio percorso» ci tiene a sottolineare. Adesso Carmine usa l’esoscheletro ogni giorno e racconta in che modo la sua vita quotidiana è cambiata: «Invece di passare la giornata seduto sul divano o in macchina, riesco a stare in piedi dalle 8 alle 11 ore al giorno, a gestire la salute del mio corpo, il tempo e gli impegni in modo diverso».

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L’esoscheletro indossato da Carmine e Nicoletta

È composto da uno zaino da portare sulle spalle, in cui c’è la batteria dei motori elettrici, che comandano le articolazioni delle anche e delle ginocchia, e consentono il movimento. Il robot viene attivato da un sensore posizionato nella parte superiore–anteriore del corpo che registra i cambiamenti del centro di gravità della persona: quando si inclina in avanti induce l’esoscheletro al movimento, quando invece riduce la proiezione in avanti lo ferma. Il sistema ha un’autonomia di funzionamento di 8 ore e un peso di 18 kg.

Robot e esoscheletri, saranno una rivoluzione nei prossimi anni per la medicina, il lavoro e lo sport. L’Istituto italiano di Tecnologia di Genova, ha sviluppato iCub, un robot androide  alto104 cm e pesante 22 kg: l’estetica e le funzionalità ricordano quelle di un bambino di tre anni. iCub è stato realizzato con il RobotCub Consortium, una società mista di alcune università europee. Il maggiore scopo di questa piattaforma informatica e hardware è quella di studiare il processo cognitivo, attraverso l’implementazione di algoritmi motivati dalla biologia. Il robot iCub, si relaziona con le persone e impara.

Il progetto è open-source per il software disponibile gratis e non criptato, che per la parte hardware.

iCub – Robot umanoide dell’Istituto italiano di tecnologia

Il futuro del lavoro

Nei prossimi anni, inoltre, i robot sostituiranno sempre più spesso gli operai nelle fabbriche. Lo sostiene uno studio della società di consulenza Boston Consulting Group, riporta la sezione Robot e Lavoro su Internazionale. «Nel 2014 le vendite di robot industriali sono aumentate del 23 per cento a livello globale e raddoppieranno entro il 2018», spiega il Financial Times. «Negli ultimi quattro anni il loro prezzo è diminuito del 14 per cento. L’80 per cento degli acquisti di robot è concentrato in cinque paesi: Cina, Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud e Germania. In settori altamente automatizzati come quello automobilistico i robot svolgono l’85 per cento delle mansioni».

Amazon, il colosso statunitense dell’e-commerce, punta sempre più sui robot. Dopo una fase di test durata un anno, Amazon ha introdotto nei suoi magazzini il robot Kiva, una macchina capace di trasportare merci per un peso complessivo di 700 chili, il 50 per cento in più rispetto ai dipendenti. «Attualmente», spiega il quotidiano svizzero Le Temps, «i Kiva sono attivi in dieci dei quindici centri logistici dell’azienda negli Stati Uniti». Queste macchine sostituiranno in futuro gli umani? Secondo Dave Clark, il vicepresidente di Amazon responsabile della logistica, «i robot hanno solo il compito di facilitare il lavoro dei dipendenti, ai quali resta il compito più difficile, quello di selezionare il prodotto giusto e assicurarsi che sia tutto a posto».

Robot e altre innovazioni hanno reso più efficienti i processi produttivi.

Per questo motivo sono sempre più numerose le aziende statunitensi che rinunciano a spostare le loro produzioni in paesi dove il costo del lavoro è più basso, come la Cina o il Messico. Questa scelta, spiega il Financial Times, si deve alla netta riduzione dei costi – soprattutto di quello del lavoro – resa possibile dall’impiego di robot. Il gigante minerario Alcoa, che negli anni passati ha spesso investito in Messico e in Asia, ha deciso di aprire a Savannah, in Georgia, «un impianto pionieristico per la lavorazione dei metalli. Scelte simili saranno prese anche da aziende come Whirlpool, General Electric e Ford».

Il problema è che questo rientro della produzione negli Stati Uniti non genera molta occupazione.

«Allora cosa si fa con tutti i lavoratori in esubero?», si chiede il quotidiano britannico. Nel suo nuovo impianto l’Alcoa avrà bisogno di programmatori informatici più che di operai metallurgici. I pessimisti, sono convinti che questa tendenza aggraverà il divario tra lavoratori qualificati e lavoratori non qualificati. Gli ottimisti, invece, sostengono che i robot, per la ripresa economica e maggiore produttività, finiranno per creare altri posti di lavoro.

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«Rilassatevi», scrive lo scienziato australiano Rodney Brooks. «Certe cose le abbiamo viste in film come 2001: Odissea nello spazio, ma penso che sia un errore preoccuparsi di un’intelligenza artificiale maligna almeno per qualche secolo ancora».

Secondo Rodney, questa paura deriva da una falsa cognizione dei reali sviluppi dell’intelligenza artificiale. «C’è un errore di base nell’incapacità di distinguere tra gli effettivi progressi in particolari aspetti del settore e l’enormità e la complessità che caratterizzano l’obiettivo di costruire robot con un’intelligenza volontaria». Probabilmente oggi il Roomba, il robot che pulisce i pavimenti, è «la macchina che esprime il più alto grado di volontà e intenzione. Nella maggior parte dei casi i robot lavorano a operazioni ripetitive o hanno un operatore umano che gli dice cosa fare».

@martinogalliolo