Green Tech

Carbon Engineering, il muro canadese che trasforma l’inquinamento in combustibile

Una startup canadese ha costruito un muro modulare che riesce ad assorbire l’inquinamento causato dalle città o dalle autostrade per trasformarlo in carburante a bassissimo costo. E per farlo imita gli alberi.

Un’azienda canadese, Carbon Engineering, ha costruito un muro che riesce ad assorbire l’inquinamento causato dalle città o dalle autostrade e trasformarlo in nuovo carburante. Si tratta di un’innovazione che potrebbe risolvere due tra i più gravi problemi che riguardano il nostro futuro: le conseguenze dei cambiamenti climatici (dovute alle emissioni nocive) e la probabile scarsità di energia.

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Come funziona il muro canadese

Il sistema modulare, composto da vari tasselli, è pensato per installazioni veloci e spostamenti frequenti. Il muro sfrutta un filtro imbevuto che è stato progettato per rendere efficiente l’area di contatto tra l’aria e il liquido. La CO2, grazie ad una tecnologia brevettata, viene trasformata in carbonati. Quest’ultimi vengono poi ritrasformati in carburante con un grande risparmio di energia e costi.

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È un sistema che permetterà di catturare l’80% delle emissioni CO2 per ogni singolo modulo. «Abbatteremo le emissioni di oltre 350mila auto installando poco più di 20.000 moduli. Cattureremo centinaia e centinaia di chilogrammi di CO2» afferma David Keith, Presidente di Carbon Engineering e professore ad Harvard.

Attualmente sono diverse le alternative create dall’uomo per limitare le emissioni di CO2. Molte agiscono prima che queste emissioni fuoriescano, ad esempio, dalle ciminiere di industrie e stabilimenti. Carbon Engineering, invece, agisce cercando di catturare quegli elementi nocivi che si sono già dispersi nell’aria.

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Una soluzione intelligente per i deserti

Uno dei punti forti di questa tecnologia risiede nel fatto che può essere installata al suolo. In quest’ottica, può rivestire un ruolo fondamentale in tutti quei luoghi dove non sono presenti alberi in grado di assolvere la funzione di assorbimento della CO2. Ad esempio nelle zone desertiche o a rischio desertificazione.

«Il nostro punto di riferimento sono proprio gli alberi» ammette David «Ma non vogliamo sostituirci a loro. I nostri moduli aiuteranno le zone che attualmente sono prive della vegetazione necessaria per combattere l’inquinamento nocivo».

@ilmercurio85

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