Redazione

Mar 8, 2016

Addibot, il robot che ripara le buche stradali (stampando in 3D)

Robert Flitsch ha creato un robot che stampa in 3D materiali per riparare buche stradali e crepe: «Il mio obiettivo? Quello di far uscire le stampanti dai laboratori e portarle all'aperto dove c'è bisogno di loro».

Alla Harvard John A. Paulson School of Engineering and Applied Sciences hanno costruito un robot, Addibot, che potrebbe risolvere il problema che hanno anche moltissime città italiane, Roma in primis: le buche stradali. È in grado, infatti, di depositare materiale stampato in 3D su diverse superfici e riparare, momentaneamente, il disagio.

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Chi lo ha creato

Si chiama Robert Flitsch ha 22 anni ed è un appassionato di robotica e stampanti 3D. Durante i suoi studi si è reso conto che questi due mondi potevano convergere. Soprattutto nel momento in cui ha intuito che poteva portare la stampante fuori dall’ufficio, dal laboratorio o dal suo appartamento. Così ha creato una startup, addibots, per portare all’aria aperta questi macchinari rivoluzionari.

Mobilità è la prima regola. Aumentare lo spazio di lavoro la seconda.

E in questo modo è possibile anche stampare in 3D oggetti di maggiori dimensioni. Il robot che ha costruito, inoltre, può essere comandato a distanza e tutti i suoi spostamenti possono essere seguiti via Gps.

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Partire dall’Hockey e arrivare alle strade

Flitsch ha costruito un robot a cui ha aggiunto una serie di ugelli che sono in grado di stampare materiale e di riversarlo nelle buche che si creano nel manto stradale o in altri tipi di pavimentazione. Per testarlo, ad esempio, è partito da uno dei templi dello sport americano: i campi ghiacciati dove si gioca ad hockey.

Addibot (il cui nome riprende la formula additive manufactoring robot) è stato capace di riparare le crepe causate dai pattini dei giocatori. Muovendosi sulle sue 4 ruote, e inclinandosi in vari modi, ha inserito del ghiaccio stampato attraverso un sistema composto da una pompa e uno scambiatore di calore.

Ice-Resurfacing-Addibot

Cosa manca ancora

Quello che stiamo raccontando è ancora un prototipo che ha enormi potenzialità. Flitsch è attualmente alla ricerca di fondi che possano permettergli di costruire un robot di grandi dimensioni e risolvere alcuni problemi tecnici legati al meccanismo interno: «Ad esempio come tenere la polvere lontano dal materiale da stampare e gestire al meglio materiali più complessi come il catrame che devono essere mantenuti ad una certa temperatura». Ma in dodici mesi è convinto di poter presentare un secondo prototipo funzionante. Vedremo.

Redazione

Fonte/Credits: https://www.seas.harvard.edu/blog/2015/12/alumni-profile-robert-flitsch-sb-15