Ambiente

Le cyberforeste create per studiare gli effetti del cambiamento climatico

LES è il metodo creato per simulare mille anni di vita di una qualsiasi foresta nel giro di tre settimane. Servirà per studiare fenomeni come la desertificazione o il cambiamento climatico globale in atto.

Secondo i dati dell’Environmental Performance Index di Yale, nel 2014 abbiamo perso oltre 2,5 milioni di chilometri quadrati di foreste. In parole povere, due volte l’estensione del Perù. Non sempre il monitoraggio della copertura forestale è semplice e, laddove manchino i dati, subentrano i dati da satellite.

Ma come possiamo scoprire cosa accadrà alle foreste del pianeta in futuro? Rispondono Jean Lienard e Nikolay Strigul, due matematici della Washington State University, che hanno sviluppato un modello al computer apposito, basato sui dati dello U.S. Department of Agriculture’s Forest Inventory and Analysis Program e sulle loro riprese fatte con un drone.

Il risultato sono vere e proprie “cyberforeste”.

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Non solo una semplice simulazione

I due ricercatori raccontano il loro modello, chiamato LES (dalla parola russa per foresta) sulla rivista Royal Society Open Science. LES è in grado di simulare mille anni di vita di una qualsiasi foresta nel giro di tre settimane, previsioni a lungo termine particolarmente utili per valutare i cambiamenti legati, ad esempio, al cambiamento climatico e alla desertificazione.

Oppure all’estinzione, sul lungo termine, di animali fondamentali per la sopravvivenza e la salute degli ecosistemi grazie a servizi ecologici come l’impollinazione (pensiamo ai lemuri in Madagascar, che insieme ad alcuni pipistrelli garantiscono l’impollinazione dell’albero del viaggiatore).

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Alberi, reti, competizione naturale

Non è stato semplice elaborare un modello in grado di costruire le cyberforeste, dicono i due matematici, perché non si tratta di mettere insieme la vita di tanti singoli alberi come entità a sé stanti.

È invece una questione di dettagli.

Ogni albero fa parte di una complessa rete ecosistemica  e ha dei ritmi unici: non tutti crescono e si sviluppano con la stessa rapidità. Per di più le varie specie vegetali competono tra loro per lo spazio e le risorse come acqua, luce solare e nutrienti, ad esempio a livello di radici (in foto la competizione radicale visualizzata da LES).

La competizione si fa particolarmente spietata con la cosiddetta allelopatia, ovvero piante che rilasciano nel terreno sostanze che contrastano o impediscono l’attecchimento e la crescita di altre piante.

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LES è già stato usato per osservare la vita delle foreste di legno duro (querce, noci…) del Québec, in Canada, che sono alle prese con l’aumento di anidride carbonica e con temperature sempre più alte. In futuro i ricercatori sperano di mettere a disposizione lo strumento per tutti coloro che si occupano di gestione forestale, così da poter prevedere le conseguenze sull’ambiente di interventi come gli incendi controllati.

«Con questo strumento è possibile creare rappresentazioni in 3D di qualsiasi foresta e simulare cosa le accadrà in futuro», spiega Strigul in un comunicato. «Possiamo prevedere il rischio di desertificazione o altri processi legati al riscaldamento globale, in modo da capire per tempo cosa possiamo fare per preservare questi ecosistemi».

@Eleonoraseeing

Crediti foto: Washington State University

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