Robotica

Anche i robot si arrendono (e muoiono) a Fukushima

Niente da fare neanche per i robot. Le radiazioni nella centrale di Fukushima, colpita da uno tsunami nel 2011, sono ancora troppo forti e hanno messo al tappeto l’intera squadra di bonificatori. Ora ci vorranno altri due anni per fare un altro tentativo.

All’inizio del 2016, il Japan Times pubblicò un video in cui venivano mostrati alcuni robot, costruiti da Toshiba, che sarebbero stati in grado di bonificare alcune tra le aree più inquinate della centrale di Fukushima. La dimostrazione spiegava quanto fosse importante quell’iniziativa dato che, i robot in questione, avrebbero cercato di spostare e stoccare oltre 500 barre di combustibile nucleare, parzialmente fuse, danneggiate dallo tsunami del 2011.

Un esperimento fallito

L’operazione non si è rivelata proprio un successo. Tre robot, calati nel reattore n°3, vero cuore della centrale, non hanno resistito alla forza delle radiazioni. I tunnel in cui avrebbero dovuto “nuotare”, per raggiungere il luogo della missione, si sono rivelati più ostici del previsto.

In pochi minuti la squadra di decontaminatori robotici è andata al tappeto

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I danni sono estremamente gravi: «Abbiamo registrato alcuni corto circuiti irreversibili e molte componenti elettroniche sono completamente fuori uso» hanno fatto sapere gli ingegneri della TEPCO. I robot si sono spenti in poco tempo, a contatto con il nucleo di quel luogo così contaminato. È un passo indietro notevole visto che determinerà un ritardo di oltre due anni: «Abbiamo bisogno di 24 mesi per ricostruirli perché sono studiati e progettati in base al luogo che andranno a ripulire».

Robot fatti su misura, ma non abbastanza resistenti.

I problemi di una tragedia già dimenticata

Il disastro di Fukushima è uscito velocemente dai radar dei media europei ma la situazione in Giappone è ancora critica. La TEPCO (Tokyo Electric Power Company), l’azienda che ha costruito la centrale, ha completato solo una parte minima delle bonifiche necessarie (circa il 10-15%) e molti ambientalisti hanno denunciato la contaminazione delle acque che scorrono in quella particolare zona. Acqua radioattiva che si sarebbe, in parte, riversata nell’Oceano Pacifico.

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L’incidente avvenne l’11 marzo del 2011. Il maremoto, di magnitudo 9.0, fu capace di generare onde altissime e di spostare di oltre due metri a est la principale isola del Giappone.

Una furia naturale che generò uno Tsunami devastante: più di 15mila morti e 3mila sfollati.

Una catastrofe che non sembra potersi risolvere facilmente: secondo gli esperti ci vorranno almeno altri 30 anni prima di poter concludere una missione che sembra, davvero, impossibile. Anche per i robot.

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