Robotica

Row-bot, il robot acquatico che si ricarica mangiando i rifiuti del mare

Si muove tramite piccoli remi e apre la sua “bocca” continuamente, ingerendo quello che incontra. Grazie a una pila a combustibile microbiologica, trasforma la materia organica in energia elettrica. Eliminando le sostanze inquinanti quindi, il piccolo robot ricarica le batterie per continuare la sua missione.

Più mangia, più si ricarica per nuotare alla ricerca di altre “prelibatezze”. Il suo nome è Row-bot – crasi tra la parola robot e il verbo inglese “to row”, che significa remare – ed è un robot acquatico appunto, inventato dai ricercatori dell’Università di Bristol.

(Foto: Bristol University)

La prelibatezze a cui anela però sono tutt’altro che invitanti, visto che si tratta delle tonnellate di rifiuti che deturpano i nostri mari. Row-bot infatti, si alimenta attraverso le sostanze inquinanti presenti nell’acqua in cui nuota. L’obiettivo del team del Bristol Robotics Laboratory è utilizzarlo per ripulire le acque da plastica e idrocarburi, ma anche per monitorare ambienti potenzialmente pericolosi.

(Foto: Flickr)

Un robot che imita gli insetti

Per combattere l’inquinamento dei nostri mari, in ogni parte del mondo si stanno testando diverse soluzioni tecnologiche (qui un esempio) e spesso la robotica ha imitato la biologia per realizzare “creature” sempre più specializzate (come l‘italiana Plantoid). È questo anche il caso di Row-bot, ispirato ad un insetto acquatico, la Corixa punctata, che si nutre di alghe e piante morte.

Come il piccolo insetto, Row-bot apre la sua bocca meccanica in continuazione per far entrare nello “stomaco” – in realtà una pila a combustibile microbiologica – l’acqua sporca. Qui, avviene la “digestione”, ossia vengono trasformati gli agenti inquinanti presenti nell’acqua in energia elettrica, tramite biodegradazione.

(Foto: Bristol University)

Quando parliamo di inquinamento degli oceani e dei mari parliamo di petrolio, ma anche di fertilizzanti e pesticidi utilizzati nelle aziende agricole, scarichi industriali e rifiuti di ogni genere che, negli anni, hanno trasformato gli specchi d’acqua in vere e proprie discariche galleggianti. Oltre a devastare interi ecosistemi (come se non bastasse), secondo l’Organizzazione mondiale della sanità le malattie originate dall’inquinamento idrico sono il killer numero uno dei bambini sotto i cinque anni e le acque contaminate causano in totale oltre 800mila decessi ogni anno. E poi c’è la plastica. Un recente studio, pubblicato sulla rivista Science, stima che negli oceani di tutto il mondo galleggino complessivamente tra 5 e 13 milioni di tonnellate di plastica. Nei nostri mari, secondo l’ultimo rapporto Goletta Verde di Legambiente, si registra la presenza di 32 rifiuti ogni chilometro quadrato.

Dei quali, il 95% è costituito da materiale plastico destinato ad essere ingerito dai pesci che, se non muoiono prima, finiscono nei nostri piatti.

(Foto: Legambiente)

 Ripulire gli oceani dai rifiuti in totale autonomia

Ecco perché questo robot che ama l’acqua sporca può davvero rappresentare un utile alleato per la salvaguardia dell’ambiente marino e della nostra salute. Secondo Hemma Philamore,  co-autrice della ricerca, «il Row-bot sarà utilizzato in operazioni di pulizia ambientale di contaminanti, come le maree nere e la dannosa fioritura delle alghe». Ma, nel lungo periodo, potrà dare il suo contributo anche in «operazioni autonome di monitoraggio ambientale in ambienti pericolosi, ad esempio in zone colpite da calamità naturali e disastri causati dall’uomo».

(Foto: Bristol University)

 Sì perché Row-bot ha una caratteristica che lo rende unico nel suo genere.

“La maggior parte dei robot – spiega Jonathan Rossiter, professore di robotica presso l’Università di Bristol – richiedono dopo qualche tempo una nuova ricarica o un rifornimento, che spesso presuppone un coinvolgimento umano”. Il Row-bot invece, è in grado di nuotare autonomamente (e a tempo indeterminato), alimentando i suoi movimenti con l’elettricità autogenerata. Quando non riesce più a ricaricare le proprie batterie, cambia semplicemente direzione, alla ricerca di nuovi rifiuti. Un passo fondamentale che apre così un nuovo orizzonte verso lo sviluppo di robot autonomi, in grado di lavorare per lungo tempo senza bisogno dell’intervento dell’uomo.

Antonio Carnevale

@antcar83

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