Ambiente

Con Watly energia, internet e acqua potabile per tutti. Storia di un’eccellenza italiana

Un progetto che potrebbe rivoluzionare il mondo delle energie rinnovabili e dare un prezioso contributo ai Paesi in via di sviluppo. Watly purifica fino a 3 milioni di litri di acqua all’anno e funziona ad energia solare: offre, inoltre, copertura Internet via Wi-Fi.

Secondo la World Health Organization, nel mondo un miliardo di persone non ha accesso ad acqua potabile, due miliardi all’elettricità (e qualche tempo fa qui su The Next Tech avevamo affrontato questo problema scrivendo di Plantalàmparas) e cinque miliardi non possono accedere ad internet. Marco Attisani è partito da qui, e da come fosse assurdo che in un pianeta composto da circa il 70% d’acqua ci fosse un problema di potabilità idrica. «La questione è posta dall’inquinamento – esordisce Marco – è necessario ripulire l’acqua salata e contaminata». Sì, ma come?

Watly: la rivoluzione italiana contro la scarsità d'acqua potabile

Cos’è Watly

Watly è il primo computer al mondo che, funzionando ad energia solare, purifica l’acqua da qualsiasi fonte di contaminazione, genera energia elettrica e permette la connettività Internet, ovunque sia installato. Watly purifica fino a 3 milioni di litri di acqua all’anno e genera la stessa energia necessaria al suo funzionamento, non richiedendo carburante o connessione alla rete elettrica. Può desalinizzare l’acqua dell’oceano, eliminare tutti gli agenti patogeni e i microorganismi dall’acqua inquinata, tra cui: virus, batteri, parassiti, funghi o cisti. Rimuove, inoltre, composti inorganici, come i veleni tra cui: arsenico, benzene, metalli pesanti (come il piombo), cloro, clorammine, e radionuclidi.

In tutto questo, Watly non necessita membrane o sostituzioni del filtro. Purifica anche l’acqua radioattiva

Il principio fisico alla base di questo innovativo sistema è chiamato distillazione a compressione di vapore. È di gran lunga il metodo più efficace e potente di purificazione e desalinizzazione attualmente disponibile.

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Il percorso di Watly

«Condivido il progetto con altre due colonne estremamente importanti – racconta Marco – Stefano Buiani, pioniere delle energie rinnovabili in Italia, e Matteo Squizzato, ventitrenne che ci convinse subito, fin dai tempi dei tre mesi di BootCamp in Olanda nel 2013 con il primo prototipo di Watly (a destra nella foto seguente). Insieme ad altri validi professionisti, come Suhan Checuz, Giordano Gobbo e Marcos Bassols, abbiamo vinto bandi e fondi europei, tra cui Horizon 2020, raccogliendo quasi 2 milioni di euro, che ci hanno permesso di sviluppare un modello più avanzato di Watly».

Watly: la rivoluzione italiana contro la scarsità d'acqua potabile

«Nel 2015 siamo poi stati nel villaggio di Abenta, in Ghana, insieme a Discovery Channel (che produrrà un documentario, presto in onda) – continua Marco – lì abbiamo installato Watly, e grazie alla campagna su Indiegogo vogliamo tornarci, per dare da bere a migliaia di persone».

La campagna su Indiegogo

Il 7 aprile Watly è sbarcato su Indiegogo, la piattaforma di crowdfunding, con un flexible goal fissato a 75 mila dollari. «Quel denaro ci servirà per sviluppare una parte della macchina – racconta Attisani – l’obiettivo è creare un network di persone che condividano il nostro progetto, e se ci riusciremo, raggiungendo il goal, torneremo in Ghana, installando una nuova Watly e dando così acqua potabile ed energia a ben 3mila persone».

Watly: la rivoluzione italiana contro la scarsità d'acqua potabile

Questo è ciò che può fare una struttura isolata di Watly: provate ad immaginarla connessa ad altre unità, in modo tale da creare una energy net, e porre seriamente rimedio ai problemi fin’ora discussi. Una rivoluzione.

Luca Scarcella

@LuS_inc

Un Commento a “Con Watly energia, internet e acqua potabile per tutti. Storia di un’eccellenza italiana”

  1. Pasquale Diluiso

    Mi fate sentire orgoglioso di essere italiano. Bisogna investire nel campo umano, perchè i risultati si vedono e bisogna saper vendere questo prodotto e non farselo rubare dai grandi gruppi industriali.

    Rispondi

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