Arte

Creare un perfetto Rembrandt con la stampa 3D (e un algoritmo speciale)

In Olanda hanno realizzato un ritratto di Rembrandt, stampato in 3D, con uno speciale algoritmo che ne ha studiato e imitato lo stile pittorico. Il risultato è impressionante e può essere distinto solo da un occhio esperto.

«Solo Rembrandt potrebbe realizzare un Rembrandt». Bas Korsten non ha dubbi nonostante, con il progetto “The Next Rembrandt”, abbia provato ad emularlo con un software e una stampante 3D: «Quello che abbiamo creato è qualcosa di nuovo partendo dal suo lavoro, dalla sua tecnica, dalle sue opere. Nessuno di noi vuole ridurre la maestria di un grande artista ad un algoritmo». Ribadirlo è necessario. Serve a disinnescare le critiche sul nascere e a cercare di far capire perché l’Università di Delft abbia voluto appoggiare un progetto così particolare:

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Un lavoro lungo e complesso

Il software è nato grazie alla cooperazione di ricercatori e professionisti provenienti da diverse eccellenze: da Microsoft e ING all’Università di Delft, dal Rembrandt House Museum di Amsterdam al Mauritshuis. In 18 mesi di lavoro sono stati studiati ben 168.263 frammenti relativi ai dipinti originali del grande pittore, per rilevarne caratteristiche e originalità. Dal tratto al colore. A 347 anni dalla sua morte.

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Il risultato? Un ritratto

L’analisi e lo studio hanno portato alla nascita di un’opera composta di 148 milioni di pixel. Un quadro stampato in 3D, e coperto da 13 strati d’inchiostro, talmente credibile da essere smascherato solo dagli occhi e dalle mani di un esperto critico d’arte: «Ma tutto è partito da una semplice frase: è possibile fare una cosa del genere?».

A quanto pare sì. Il software ha riprodotto un ritratto di Rembrandt come se a realizzarlo fosse stato l’artista stesso. Tutto combinando tecniche che riguardano l’apprendimento automatico e l’analisi statistica, mescolati alla più tradizionale storia dell’arte. Il risultato è quello di un uomo di razza caucasica, con meno di 40 anni, barba e baffi, lo sguardo rivolto a destra. Un uomo posato ma fiero, vestito di nero, con un bavero bianco e un cappello. Se non è Rembrandt poco ci manca.

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Il ritratto è nato ricalcando lo stesso stile pittorico degli originali: «L’obiettivo, però, non è quello di dimostrare che una macchina può sostituirsi all’uomo. Volevamo realizzare concretamente quello che oggi le tecnologie sono in grado di fare, i passi in avanti che sono stati fatti. Anche in ambito artistico». Il quadro, promosso negli Stati Uniti dalla Smithsonian Institution, è stato presentato alla galleria Looiersgracht60 di Amsterdam.

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