Scienza

Con la “thermal imaging” sappiamo (finalmente) cosa fanno le balene di notte

Grazie ad una tecnologia particolare, la “thermal imaging” un gruppo di scienziati americani sta studiando le abitudini notturne delle balene, a oggi per buona parte sconosciute. Ecco come tecniche innovative possono aiutarci a comprendere il mondo.

Uno dei più grandi misteri della natura riguarda le abitudini notturne delle balene. Il più recente tentativo di svelare questo segreto arriva dal Massachussets, dove Scott Kraus, vice presidente della ricerca presso il New England Aquarium, ha cercato di sfruttare le potenzialità del thermal imaging per raggiungere l’obiettivo.

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Credits: Tim Nooteboom

Cos’è la Thermal Imaging

Come riporta Scientific American, Kraus ha utilizzato per la sua missione un ricco arsenale di strumenti: una telecamera a raggi infrarossi ad alta risoluzione e una fotocamera digitale in grado di funzionare con scarsa illuminazione. La thermal imaging è una tecnica innovativa, in grado di aiutare notevolmente la comprensione del comportamento notturno delle balene, specie quando emergono per respirare.

I sensori termici sono in grado di rilevare il corpo della balena in superficie e di coglierne i movimenti. Quando il cetaceo espira, il suo corpo risulta essere molto più caldo rispetto allo sfondo e il processo di osservazione è ovviamente facilitato.

Per anni, i militari hanno usato le telecamere a infrarossi per studiare i processi di migrazione delle balene.

I progressi delle tecnologie per studiare specie meno conosciute

Inizialmente, questi strumenti erano costosi e poco agevoli. Adesso, grazie al progresso della tecnologia, le telecamere a infrarossi sono uno strumento alla portata di tutti. Risultano particolarmente adatte all’osservazione sul campo per l’alto grado di risoluzione che hanno raggiunto. Grazie a questo livello di precisione, Ari Friedlaender, un ecologista del Marine Mammal Institute della Oregon State University, ha potuto recentemente svolgere un’osservazione sulle magattere che nuotavano al largo della penisola antartica occidentale, scoprendo che i cetacei tendono ad alimentarsi esclusivamente di notte, quando il krill migra verticalmente in acque poco profonde.

Durante il giorno, quando krill risultava più difficile da raggiungere perché si trovava a una profondità maggiore, le megattere hanno trascorso più tempo in superficie, riposando. Il team di Friedlaender ha invece scoperto che, a differenza delle megattere, le balene azzurre si nutrono di giorno e riposano di notte, perché il krill di cui si nutrono è difficile da raggiungere durante le ore notturne. Conoscere i tempi di immersione ed emersione delle balene diventa fondamentale per pianificare interventi per la conservazione: le navi sono in superficie, ma le reti da pesca sono sul fondo e organizzare adeguatamente le tempistiche risulta cruciale.

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I limiti della thermal imaging (costi e movimenti limitati)

La thermal imaging si propone di sostituire alcune tecnologie che si sono rivelate per buona parte limitanti nei contesti di ricerche ad ampio respiro: i tag di registrazione acustica digitale, ad esempio, sono stati utilizzati per comprendere i movimenti subacquei delle balene. Questa tecnologia però presenta diversi limiti: ha un costo elevato e può seguire i movimenti di poche balene alla volta, solamente per alcune ore.

Le ricerche di Cape Cod stanno già dando i loro primi risultati: grazie alle telecamere a infrarossi, Friedlaender ha potuto osservare che alcune parti ferite sul corpo dei cetacei risultavano più calde rispetto al tessuto circostante, che era illeso. Questo potrebbe spalancare  nuovi orizzonti di ricerca nell’uso della thermal imaging come strumento diagnostico per indagare lo stato di salute delle balene.

A breve, Friedlaender userà per la prima volta un nuovo tipo di tag acustico in grado di tracciare i movimenti delle balene per un numero più alto di ore: un’innovazione che forse permetterà di raccogliere più dati su quello che a oggi rimane un ambito nel quale la ricerca ha saputo fornire risposte poco certe.

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