Scienza

TASCMAR, il progetto per scoprire nuove molecole custodite dalle barriere coralline

Il progetto TASCMAR, finanziato da Horizon2020 con 6,7 milioni di euro, esplorerà le barriere coralline alla ricerca di molecole uniche e preziose. Per farlo userà ricercatori e ROV (remotely operated vehicles) in zone poche esplorate dei nostri oceani.

Gli oceani del nostro pianeta, grazie all’enorme biodiversità di ecosistemi unici e creature che li abitano, sono una fonte preziosa di molecole complesse e uniche nel loro genere, composti bioattivi con potenziali applicazioni che variano dalla cosmesi alla farmaceutica.

Il nuovo progetto TASCMAR, finanziato da Horizon2020 con 6,7 milioni di euro, esplorerà le barriere coralline mesofotiche alla ricerca di queste molecole. Ovvero porterà ricercatori e ROV (remotely operated vehicles), in quella zona oceanica poco esplorata dalla scienza che si trova tra i 30 e i 40 metri di profondità.

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Gli ostacoli da superare (con i ROV)

Creature marine come spugne, anemoni e coralli molli (privi di uno scheletro di carbonato di calcio) sono ricchi di queste molecole, ma a oggi gli ostacoli a una ricerca e utilizzo sostenibili sono principalmente due: la scarsa conoscenza delle barriere mesofotiche e delle specie (in parte sconosciute) che le abitano e la mancanza di protocolli per la raccolta sostenibile degli organismi. Per raccogliere la maggior quantità di invertebrati possibile, comprese specie rare o minacciate, capita che i fondali vengano dragati. I danni per l’ambiente sono enormi.

Per noi sostenibilità è la parola chiave

Lo spiega Asaf Ariel della no-profit israeliana ECOOCEAN, partner di TASCMAR che si occupa di tutela ed educazione ambientale. «Noi ci occupiamo di questo aspetto del progetto, controlliamo l’operato degli altri partner per riuscire a lavorare con piccole quantità, raccolte a mano o con l’ausilio dei ROV disturbando gli habitat il meno possibile».  La videocamera del ROV permette a chi li manovra di spostarlo con precisione, senza danneggiare la barriera. Nel video, un ROV all’opera nel Mediterraneo orientale.

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L’allevamento degli organismi più utili

Una volta trovati gli organismi d’interesse e identificato le nuove molecole più promettenti, TASCMAR farà un ulteriore passo in avanti: procederà ad allevarli. La richiesta di diversità molecolare per farmaceutica, nutraceutica, per l’ambito dell’anti-aging, è enorme. Eppure non trova ancora molto feedback, ed è qui che si inserisce uno degli obiettivi del progetto, forse il più ambizioso.

Grazie a dei prototipi di sistemi chiusi per l’allevamento (già operativi nelle strutture di ricerca come quella di iMare Natural, in Spagna), sarà possibile studiare e avere a disposizione le molecole on demand, senza dover continuare a prelevare gli invertebrati dalle barriere coralline. Ma farli riprodurre “in cattività” è tutto fuorché semplice, sarà una grossa sfida: finora gli scienziati di tutto il mondo si sono scontrati con numerosi insuccessi, sia lavorando a livello cellulare che provando l’allevamento all’aperto.

Ogni partner di TASCMAR -tra i quali c’è l’agenzia T6 di Roma, che lavora sull’impact assessment– fornisce il suo expertise nelle varie fasi del progetto. Al momento i ricercatori sono all’opera sulla raccolta dei campioni e hanno già concluso le prime spedizioni nel Mediterraneo orientale e nel Mar Rosso, vicino alla città di Eilat.

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Selettività e regole rigide (per salvare l’ambiente)

Tutto l’operato di TASCMAR rientra negli obiettivi della EU Blue Growth Strategy, che incentiva la ricerca sugli oceani per scoprire e commercializzare molecole derivate dagli organismi marini in modo sostenibile ma efficiente. «Tutti i subacquei che si occupano della raccolta conoscono gli organismi che cerchiamo, agiscono nel pieno rispetto della biodiversità. Siamo selettivi e precisi», spiega Yehuda Benayahu, professore di biologia marina alla Tel Aviv University, tra i partner.

“Raccolto il mother sample, il primo campione da cui studiamo un organismo, lo identifichiamo in modo tradizionale e tramite il sequenziamento del DNA. Terminata la nostra parte del lavoro lo inviamo in Francia, al Centre National de la Recherche Scientifique. Ben protetto in scatole piene di ghiaccio freddo”, continua Benayahu. Ad attendere i campioni in Francia c’è Jamal Ouazzani, il coordinatore di TASCMAR. Ogni invertebrato è una sorta di ‘piccolo ecosistema’, spiega Ouazzani, «ha bisogno di tutti i suoi partner per sopravvivere»

Se prelevi i microorganismi da una spugna, ad esempio, lei smetterà di produrre i composti di interesse

Anche per questo la sfida maggiore resta allevarli nei sistemi chiusi, fornendo loro tutto ciò di cui hanno bisogno e monitorando luce, salinità, pH. Al termine del progetto, nel 2019, i partner di TASCMAR metteranno a disposizione del mondo della ricerca quelle che vengono chiamate “libraries”, campioni e informazioni scientifiche su organismi nuovi o poco conosciuti, con tutto ciò i ricercatori hanno scoperto nei quattro anni di lavoro. “Così anche altri enti potranno valorizzare queste molecole, in numerosi ambiti di ricerca come lo sviluppo di antibiotici o lo studio dei problemi cardiovascolari”, conclude Ouazzani.

@Eleonoraseeing

Crediti immagini: Pixabay

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