Denise Schindler, la ciclista che andrà alle Paraolimpiadi con la prima protesi sportiva stampata in 3D

Quest’anno Denise Schindler parteciperà ai Giochi Paralimpici di Rio de Janeiro 2016 con una protesi nuova di zecca. Sarà la prima atleta a usare una protesi sportiva totalmente stampata in 3D e realizzata in policarbonato.

Ogni sport ha regole e limiti. Lo stabilisce l’uomo stesso. Ma, mi viene da pensare, con astuzia ed una certa ironia, che lo sport nasce proprio per sfidare quei limiti imposti in partenza, per stabilire nuovi record oltre le regole. Nella competizione sportiva il limite è lo strumento prescelto per spingersi verso nuove conquiste, il carburante della passione che rende un salto, un lancio, un calcio un istinto primordiale estremo e non solo mero movimento.

I Giochi Olimpici moderni si sono evoluti per riunire le diverse forme di competizione in un unico grande evento internazionale. Parallelamente ai Giochi Olimpici, fin dalla Seconda Guerra Mondiale, sono stati organizzati inoltre i Giochi Paralimpici, un evento altrettanto multisportivo che coinvolge atleti con disabilità.

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Chi è Denise Schindler

Alla prima Paraolimpiade del 1948 parteciparono veterani di guerra inglesi, sopravvissuti ma non indenni al grande spargimento di sangue degli anni precedenti. Uomini che non si arresero, impegnandosi a trasformare una mancanza in un atto di autoaffermazione. Oggi, Denise Schindler è tra questi. Quando durante l’adolescenza perse la gamba destra a causa di un incidente, nessuno poteva immaginarsi che nel tempo sarebbe diventata una campionessa di ciclismo.

Per farlo ha imparato a usare una speciale protesi in fibra di carbonio in grado di aderire ai pedali, per competere anche nelle condizioni più difficili.

Si tratta di un dispositivo dalla forma essenziale che nasconde nella sua semplicità anni di ricerca per sviluppare la soluzione più efficace e resistente all’intenso sforzo dell’atleta. Quello che non tutti sanno è che una protesi sportiva (più che nelle controparti non agonistiche) deve adattarsi costantemente al corpo in continua evoluzione. Muscoli, ossa, tendini vengono plasmati dal duro allenamento e la protesi deve seguire questi lenti ma inevitabili cambiamenti. Bisogna così riprendere le misure della gamba facendone calchi in gesso, riprogettare le linee, rimodellare i materiali. Un lavoro meticoloso che richiede tempo, pazienza e massima attenzione. E che fin’ora veniva fatto manualmente.

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La prima protesi sportiva stampata in 3D

Quest’anno Denise parteciperà ai Giochi Paralimpici di Rio de Janeiro 2016 e lo farà con una protesi nuova di zecca. Sarà la prima atleta a usare una protesi totalmente stampata in 3D, realizzata in policarbonato e disegnata con il software Fusion 360 grazie alla collaborazione con Autodesk, azienda leader del design 3D.

La gamba di Denise è stata per la prima volta scannerizzata con scanner 3D (senza fare calchi in gesso) e la protesi è stata interamente riprogettata al pc con una flessibilità fin’ora impensabile per i dispositivi tradizionali. Ogni nuova modifica potrà essere eseguita abbattendo tempi e costi, adattando il prodotto alle esigenze dell’atleta.

Gli allenamenti hanno confermato la qualità unica della protesi e Denise si sente più che mai pronta non solo per affrontare la gara, ma per vincerla.

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Una soluzione low cost e affidabile

Ma la sfida di Denise non finirà scendendo dalla bicicletta a fine gara. Con i suoi collaboratori, la ciclista tedesca ha dimostrato che la stampa 3D in campo prostetico può offrire vette di qualità a prezzi nettamente inferiori rispetto alle controparti tradizionali, rendendole più accessibili agli sportivi di tutto il mondo. «Questa nuova tecnologia è magnifica per me, ma il mio grande obiettivo è aprire il mondo dello sport a tutte le persone amputate» spiega la Shindler. «Fa una grande differenza essere amputati e avere ancora la possibilità di essere attivi, sicuri di sé, godersi la vita e non arrendersi».

In particolare nelle discipline parasportive, la stampa 3D avrà un ruolo chiave per ampliare l’accesso a dispositivi fin’ora vissuti come elitari. Perché il valore dello sport non consiste solo nel traguardo che raggiungiamo, ma nel conquistarlo partendo dalla stessa linea iniziale, uguale per tutti.

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