Space

La Stazione Spaziale Internazionale si allarga. Gonfiato (al secondo tentativo) il modulo BEAM

Il video del gonfiaggio del modulo BEAM è stato diffuso dalla NASA. Questa “casa” gonfiabile potrebbe essere la futura casa di chi abiterà le colonie sulla Luna e su Marte.

Ci sono voluti due tentativi ma alla fine BEAM, il modulo gonfiabile che la NASA ha spedito sulla Stazione Spaziale Internazionale, è diventato realtà. Creato in collaborazione con Bigelow Aerospace, permetterà agli astronauti, in futuro, di avere maggiore libertà per lavorare e rilassarsi. L’agenzia americana ha pubblicato il video dell’operazione:

 [youtube id=”aciRYFKdaRU”]

Le caratteristiche del modulo

BEAM, che sta per Bigelow Expandable Activity Module, è stato portato sulla stazione dalla navicella cargo SpaceX Dragon, lo scorso 8 aprile, e rimarrà attivo per circa due anni. Durante questo periodo verranno effettuati una serie di esperimenti, in microgravità, che riguarderanno la capacità di queste strutture di resistere a fenomeni come le radiazioni solari e i vari cambi, spesso estremi, di temperatura. Oltre agli eventuali impatti con varie forme di detriti spaziali.

I risultati serviranno per migliorarli e inviarne di più efficienti nelle missioni future. E diventare la casa di astronauti sulla Luna e su Marte

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BEAM, una tenda familiare da campeggio

Dopo oltre 7 ore di gonfiaggio, ha raggiunto il diametro finale di 3,22 metri e una lunghezza di 4 metri. L’astronauta Jeff Williams, coordinato con un team sulla Terra, ha aperto per ben 25 volte una valvola per iniettare aria necessaria all’interno. Attualmente fornisce un volume di 16 metri cubi, circa 4,5 volte superiore di quello iniziale.

L’equivalente, come ricorda l’Ansa, di una tenda familiare da campeggio.

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Il progetto dei moduli futuri

Nei prossimi 24 mesi, gli astronauti metteranno piede all’interno di questa nuova stanza solo per alcune ore, tre o quattro volte, e per un obiettivo preciso: recuperare i dati registrati e archiviati dai sensori di cui è dotato. Dati che serviranno, con grande probabilità, per costruire le future abitazioni dell’uomo che colonizzerà lo spazio.

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