Andrea La Frazia

Andrea La Frazia

Giu 12, 2016

Biosphera 2.0: a Torino è nata la casa (itinerante) del futuro

Inaugurata sotto il Monte Bianco, questa casa è il frutto di un lavoro di oltre 100 studenti di architettura e ingegneria provenienti da tutta Italia. La struttura ha le dimensioni di un container ed è autonoma dal punto di vista energetico.

Nata da un concorso del gruppo Woodlab del Politecnico di Torino, Biosphera 2.0 è la nuova proposta di casa del futuro. Cento, tra studenti di architettura e ingegneria provenienti da tutta Italia, hanno preso parte a un progetto innovativo, che ha scelto l’Uomo Vitruviano come simbolo del cambiamento culturale nell’idea di abitazione.

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L’abitazione di domani

La casa del futuro risponde all’uomo del futuro e ripropone il concetto lecorbuseriano di machine-à-habiter. Perciò, sotto la spinta del progresso, l’abitazione diventa sempre più “macchina da abitare”, perché dotata di innumerevoli impianti che mettono l’uomo nelle condizioni di vivere secondo la sua volontà. E se, ad oggi, c’è la forte volontà di vivere in modo sostenibile, senza dubbio Biosphera 2.0 lo consente.

La struttura ha le dimensioni di un container ed è autonoma dal punto di vista energetico, perché costruita seguendo i protocolli standard per gli edifici passivi Passivhaus e Minergie-P. Un impianto fotovoltaico da 2,5 kW provvede all’alimentazione completa di tutti i dispositivi elettrici e un serbatoio da 150 litri garantisce acqua calda, scaldata dal sole, un piccolo condizionatore da 1250 W e impianti di ricambio d’aria con scambiatore di calore.

E quando il sole non picchia, 10 kW sono immagazzinati in una batteria di ultima generazione, che può resistere fino a 15 giorni. Inoltre, prevede anche la possibilità di garantire, persino in condizioni ambientali estreme e senza ricorrere a una rete energetica esterna, una temperatura interna tra i 21 e i 25 gradi.

«In caso la temperatura si abbassasse – ha spiegato Mirko Taglietti, Ceo di Aktivhaus, membro del progetto – è possibile usare il corpo umano per uno scambio di energia e con un’ora di cyclette si può alzare di due gradi la temperatura interna».

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Una casa piena di comfort

In soli 25 metri quadrati, sono stati inseriti tutti i servizi essenziali: una zona giorno con angolo cottura a induzione, un locale tecnico, un bagno e una zona notte con due letti a castello. Sul lato lungo dell’ambiente, sono posizionate due grandi finestre in corrispondenza della zona giorno, e due più piccole per la zona notte. La sostenibilità dell’abitazione la si ritrova anche nella scelta del legno come materiale costitutivo: le pareti portanti sono realizzate con pannelli multistrato.

Il legno fa variare di soli 0,8 °C al giorno le condizioni termiche interne, quindi il calore prodotto dalle persone che vi abitano e dagli elettrodomestici sono sufficienti a garantire il mantenimento della temperatura interna, con livelli di umidità al 45-60%. Per l’illuminazione si è pensato all’impiego di led per ridurre i consumi, mentre gli elettrodomestici e i sensori di nuova generazione assicureranno ottime prestazioni energetiche.

All’esterno troviamo un rivestimento in pannelli intagliati, che sembrano riproporre le sfaccettature ghiacciate del Monte Bianco.

L’inaugurazione della Biosphera 2.0

Ed è infatti a Courmayeur che Biosphera 2.0 è stata inaugurata, a inizio marzo. Ma il progetto non rimarrà fisso ai piedi del massiccio. Vuole, infatti, configurarsi come esperimento mobile per il monitoraggio ambientale e fisiologico.  Per la prima volta verranno tenuti sotto controllo, per un intero anno, i dati ambientali ed energetici dell’edificio e i parametri fisiologici degli abitanti, in situazioni ambientali molto differenti. Lo scopo? Definire scientificamente il livello di benessere psicofisico degli utenti, all’interno di un ambiente abitativo energeticamente efficiente.

«L’aspetto più innovativo – ha detto Giuseppe Barbiero, dell’Università della Valle d’Aosta – è la cura della biofilia, ovvero il rapporto tra uomo e contesto esterno. La sperimentazione si propone, infatti, di studiare l’intelligenza naturalistica dell’abitante del modulo e di calibrare i valori per raggiungere il massimo benessere».

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Il contributo di aGrisù

Da aprile si è aggiunta alla famiglia di aziende che collaborano sul progetto Biosphera aGrisù, una startup innovativa e spinoff accademico dell’Università degli Studi di Torino che progetta e produce strumenti per il monitoraggio dell’assorbimento umano di inquinanti atmosferici. La società detiene un brevetto internazionale sulla misura di inquinanti atmosferici in relazione alla fisiologia respiratoria e cardiovascolare umana. Lacentralina di aGrisù monitorerà diversi parametri ambientali internamente a Biosphera e esternamente, in modo da evidenziare come la costruzione mantenga il comfort abitativo con qualsiasi condizione esterna.

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Le prossime tappe

Biosphera si sposterà e farà, a tale scopo, più tappe.  L’intento è quello di sottoporre il modulo abitativo a vari tipi di stress, dall’inverno a -20°C di Courmayeur fino alla calda estate di Rimini a +40°C. Verrà installato anche nelle città di Aosta, Milano, Torino e Lugano, per monitorare la qualità dell’aria interna, in città con alto tasso di inquinamento atmosferico.

Nei dodici mesi del road show, ciascun abitante racconterà la sua quotidianità all’interno di Biosphera 2.0 con post, fotografie e video, fornendo preziose informazioni ai fini del test. Tutti i dati raccolti verranno pubblicati sul sito e sui social di Biosphera 2.0.

Andrea La Frazia