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Boyan Slat dà il via ai test ufficiali. Ocean Cleanup è pronta a liberare gli oceani dalla plastica

«Quella zona registra tempeste più forti del Pacifico perciò se resiste qui, può resistere ovunque». Nel Mare del Nord sono iniziati i test di Ocean CleanUp, la tecnologia inventata da Boyan Slat per ripulire gli oceani dalla plastica.

Vi ricordate di Boyan Slat, il giovane olandese che con la sua The Ocean Cleanup voleva ripulire gli oceani dalla plastica? Beh, noi di The Next Tech siamo molto affezionati alla sua storia. È stata una delle prime che abbiamo raccontato e una di quelle che ha avuto più successo. Per questo, a distanza di un anno, siamo felici di poterne scriverne ancora. Ci sono novità. Importanti. Boyan, che oggi ha 22 anni (classe 1994), ha mantenuto fede alla sua promessa e in queste settimane ha dato il via alla sperimentazione della sua barriera innovativa.

Boyan-Slat

Facciamo un (piccolo) passo indietro

Boyan Slat aveva solo 17 anni quando, nel 2012, stupì il mondo. Oltre ad una grande forza di volontà, infatti, aveva un’idea reale e concreta per cambiare il mondo. Una tecnologia per pulire gli oceani dalle tonnellate di plastica depositate dall’uomo in decenni di incuria e menefreghismo. E ora, dopo un TED, moltissimi articoli e una campagna crowdfunding di successo, oltre 2 milioni di dollari raccolti, tutto è pronto: «Era deprimente per me pensare che non si potesse fare nulla se non limitare il consumo».

Il prototipo, il primo su larga scala, sarà testato nel Mare del Nord. E potrebbe essere un momento storico.

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La tecnologia innovativa di Boyan Slat

Nel 2012 Boyan affermò che la sua tecnologia, a pieno regime, poteva essere fino a 33 volte meno costosa rispetto ai metodi convenzionali di pulizia. Metodi ormai obsoleti e poco efficaci. La sua innovazione, allora, fu testata nelle Azzorre e venne supportata da studi di fattibilità a cui lavorarono una squadra di esperti internazionali in ingegneria, oceanografia, ecologia, diritto marittimo, finanza e riciclo dei rifiuti.

Il sistema, chiamato Ocean Cleanup Array, è costituito da un sistema di barriere galleggianti ancorate ai fondali che, sfruttando le correnti marine, riesca a filtrare i rifiuti e a raccoglierli in una piattaforma. Una sorta di grande contenitore che è in grado di stivare una quantità di plastica mai catturata prima. Tutto senza danneggiare la fauna e la flora degli oceani: «Il dispositivo è profondo tre metri e ha due lunghe braccia che servono per catturare i rifiuti».

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I test nel Mare del Nord

«Quella zona registra tempeste più forti del Pacifico perciò se resiste qui, può resistere ovunque». Questo è uno dei motivi che ha spinto il giovane olandese nello scegliere il Mare del Nord come sede principale per il primo vero test. Il sistema è installato ad una distanza di circa 12 miglia nautiche dalle costa olandese ed è ricoperto di sensori i cui dati verranno raccolti e analizzati per i prossimi dodici mesi.

Il traguardo è assai ambizioso: arrivare, nell’arco di dieci anni, a catturare, rimuovere e riciclare la metà dei 154 milioni di rifiuti di plastica che si calcola siano dispersi oggi in mare. Un’impresa titanica che, agli occhi di esperti e tifosi, non è mai stata così vicina dal realizzarsi. A noi non resta che continuare a seguire la bella storia di Boyan e a dare notizia dei risultati che Ocean CleanUp raccoglierà nei prossimi anni.

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