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Articoolo, il robot giornalista che (forse) ci manderà in pensione

Solo tre passi e pochi secondi per creare contenuti di 500 parole. Si chiama Articoolo, l’algoritmo intelligente di una startup israeliana che vuole aiutare gli scrittori sul web (e forse mandarli in pensione).

Un robot che scrive contenuti unici per blog e social in due minuti, al prezzo di pochi dollari. O almeno così promette. Si chiama Articoolo, l’algoritmo intelligente di una startup israeliana che vuole aiutare gli scrittori sul web e, nell’ipotesi peggiore, mandarli direttamente in pensione.

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Articoli pronti in 3 passi

Basta poco per avviare il sistema. La prima cosa è scrivere una piccola sintesi in poche parole (5 al massimo) dell’argomento di cui si ha interesse a scrivere. Poi si indica all’algoritmo quale deve essere la lunghezza dello stesso (possibile fare articoli di massimo 500 parole). E infine c’è una terza fase in cui l’utente viene invitato a curare le imperfezioni (“piccole”, come promesso dalla startup) che vengono fuori.

In corso d’opera si può scegliere di dare al contenuto, una “maggiore leggibilità” o “più originalità”.

Il tempo di creazione del “content” è dai 50 secondi fino a pochi minuti. Per fare tutte queste operazioni l’algoritmo va alla ricerca di fonti sul web (500 GB di articoli autorevoli), estrapola dal testo alcune parole chiave importanti e lo riscrive usando un NPL (Natural Language Processing) un algoritmo che fa un’analisi semantica del linguaggio umano.

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2.000 articoli in 24 ore

«Nessun essere umano sarebbe capace di scrivere migliaia di articoli al giorno» spiega Doron Tal, esperto di digital advertising, è il fondatore della startup che ha raccolto 1,2 milioni di dollari da investitori israeliani. La sua idea non è quella di sostituire giornalisti e blogger, ma puntare ad aiutare chi fa content marketing a scrivere contenuti veloci da leggere che invitano a essere cliccati. Anche se il giornalista di TechCrunch confessa che nell’oggetto della email che ha ricevuto da Articoolo, c’era proprio scritto: “I giornalisti perderanno il loro lavoro in futuro?”. Che è sicuramente una provocazione, ma qualche dubbio rimane.

I vantaggi sono economici.

Basta vedere il tariffario: 10 articoli costano solo 19 dollari, mentre se ne spendono 99 per averne 100. E poi ci sono gli abbonamenti con la possibilità di averne 250 per 99 dollari.

Tutti i bug dell’algoritmo

Per ora la lingua disponibile è unicamente l’inglese. Per capire se gli articoli funzionano o meno abbiamo ripreso TechCrunch e TheNextWeb che hanno fatto vari tentativi e trovato diverse falle nel sistema:

– Per una stessa ricerca può succedere che l’algoritmo offra un contenuto simile, anche se il Ceo ha ammesso che si tratta di un bug e che non capiterà in futuro.

– Errori grammaticali, incongruenze, cliché, ripetizioni nel testo, segni di interpunzione sbagliati.

– Dubbi sull’originalità, chiarezza e fluidità.  I testi sono ripresi da fonti sul web e spesso interi paragrafi sono letteralmente copiati dall’algoritmo che espone ad accuse di plagio, come spiega TheNextWeb.

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Lo scrittore rimpiazzato dai robot?

Articoolo non è l’unica startup che prova a rivoluzionare il modo in cui gli esseri umani scrivono e leggono. Prima ancora è nata Quill, altro software che rileva le info più significative di un testo e le mette insieme in una forma elegante. La startup di Ed Bussey con sede a Londra ha ottenuto quasi 10 milioni di investimento.  Mentre c’è chi ha trovato il modo per creare poesie con un software, J. Nathan Matias che ha creato l’app che offre un’interfaccia grafica  per scrivere poesia, Swift-speare.

E anche romanzi, come True Love, progetto di narrativa, nato in Russia, generato interamente da un computer: «Non pensiamo che gli algoritmi sostituiranno i giornalisti, almeno nel prossimo futuro. Non hanno un punto di vista o un opinione. Attualmente possono essere considerati come uno strumento utile che un reporter può utilizzare per velocizzare la ricerca di base e avere più info per il suo articolo» conclude Tal che è più ottimista di molti analisti. Secondo una stima del New York Times, entro 15 anni il 90% degli articoli sarà scritto da un computer, con buona pace di chi fa questo lavoro.

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