Social Innovation

Abbandonare tutto per creare un orfanotrofio in Kenya. La storia (bella) di Torsten Kremser

La storia è quella di un giovane tedesco che, grazie alla sua organizzazione umanitaria – Cheap Impact – ha sostenuto la costruzione del Korando Educational Center. La struttura, che utilizza tecnologie sostenibili, ospita 205 bambini e offre un rifugio anche ai piccoli maltrattati.

Questa è la storia di un progetto ambizioso. Realizzare un orfanotrofio da destinare ai bambini di Kisumu, in Kenya. E di un ragazzo tedesco, Torsten Kremser, che grazie al suo ingegno e ad una grande forza di volontà, ha reso possibile questo sogno.

Per farlo ha dato fondo a tutte le sue risorse economiche, ha coinvolto amici e volontari da ogni parte del mondo e, passo dopo passo, è riuscito a dotare la sua “creatura” di nuove e innovative soluzioni per renderla autosufficiente. Il risultato è il Korando Educational Center, una struttura davvero speciale.

(Foto: CheapImpact.org)

Un centro educativo di primo livello

Non solo un rifugio per i piccoli orfani, ma anche un importante centro educativo che, ad oggi, ospita oltre duecento bambini, di cui centosessanta frequentano la scuola primaria, quaranta la secondaria e cinque il college. Il tutto in un paese dove circa il 66% della popolazione vive in condizioni di povertà e dove, soprattutto nelle aree rurali, non esistono neppure strutture scolastiche per l’educazione primaria (dati CISP).

(Foto: CheapImpact.org)

Un orfanotrofio speciale dal cuore green

Inoltre è speciale, perché il Korando Educational Center ha un cuore green. È stato infatti realizzato interamente grazie a materiali low budget e sfruttando alcune semplici soluzioni tecnologiche a basso impatto ambientale. Per migliorare la qualità della vita dei suoi ospiti infatti, Kremser ha progettato diversi interventi volti alla produzione di energia a costo zero.

In questo modo, viene garantita l’autosufficienza energetica dell’edificio, senza gravare sul bilancio. Non solo. L’orfanotrofio “ecosostenibile” impiega soluzioni come cupole e lucernari, per un buon isolamento termico e un’ottimale illuminazione e ventilazione naturale degli interni.

(Foto: CheapImpact.org)

In questa splendida storia di solidarietà e innovazione, un ruolo fondamentale è ricoperto da una donna:

«La mia vita era in ordine, ma sentivo che mancava qualcosa», racconta Kremser

Ed è proprio durante uno dei suoi viaggi in Africa che incontra la donna che cambia la sua vita e quella di centinaia di bambini africani. Mama Dolphine, questo il nome della 62enne africana, ex maestra che, per reagire alla perdita dei suoi due figli decide di creare un luogo accogliente per i numerosi orfani della sua città.

Torsten vuole aiutarla a realizzare il suo sogno. Si attiva subito lanciando una prima campagna di raccolta fondi tra amici e conoscenti, con la quale ricava appena settecento euro. Una piccola somma, ma sufficiente in una località come Kisumu per iniziare i lavori. Vengono costruite le prime cupole per offrire riparo ai piccoli orfani e una classe con lavagna e computer. Ma servono più fondi per il completamento dei lavori (e il mantenimento del centro). Ecco perciò che il giovane tedesco fonda Cheap Impact, un’organizzazione umanitaria utile a finanziare questo centro educativo.

(Foto: CheapImpact.org)

Il bilancio di un anno di Cheap Impact

Cheap Impact ha compiuto un anno il 9 Gennaio scorso. Tempo dei primi bilanci. «Non sapevamo veramente cosa stavamo realizzando quando abbiamo iniziato questo progetto», scrive Torsten sul sito ufficiale della onlus. «Nel mese di marzo abbiamo raggiunto Korando in Kenya con circa tremila euro di fondi propri e donazioni. Non abbastanza per fare qualcosa di duraturo. Ma l’idea di Cheap Impact era potente e quindi abbiamo continuato ad andare avanti avendo ben chiaro l’obiettivo finale».

Ispirandosi a un progetto di Steve Areen in Thailandia, Kremser ha pensato di realizzate strutture a quattro cupole, costruite grazie all’aiuto di otto volontari alla volta. «Una volta che gli edifici hanno cominciato a prendere forma e con l’arrivo dei primi volontari, le cose sono iniziate a cambiare», ricorda.

L’orfanotrofio è composto da quattro cupole, che ospitano camere da letto e bagni, mentre quella centrale ospita il soggiorno e un’area sociale.

Le acque di cucine e bagni vengono reimpiegate per irrigare il terreno intorno al centro, utilizzato come orto comune. L’acqua viene riscaldata da un impianto fotovoltaico, che alimenta anche il sistema di illuminazione (a led). Infine, un impianto di biogas trasforma il letame di mucche e maiali in combustibile per cucinare.

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Innovazione low cost, grazie al volontariato

Ad oggi Torsten e la sua associazione hanno ricevuto donazioni da ben trentatré paesi diversi. Non solo denaro. «Da non dimenticare tutte le donazioni fisiche che abbiamo ricevuto – ricorda Kremser – come un fornello solare dal Rotary Club Ohio, un proiettore cinematografico da Maya e i suoi amici nel Regno Unito, i laptop da Stati Uniti, Regno Unito e Medtronic Madrid, e naturalmente un sacco di vestiti e materiali scolastici portati dai nostri volontari».

(Foto: CheapImpact.org)

L’obiettivo finale è quello di rendere l’orfanotrofio autosufficiente a lungo termine. «Abbiamo dato al centro una struttura unica», sottolinea il suo creatore. «Lo scopo è attirare l’attenzione del mondo e ricevere supporto per rendere questo spazio sempre più ecosostenibile e farlo crescere per ospitare sempre più bambini vittime di violenze».

I prossimi passi? Per il 2016 è stato lo stesso Kremser ad annunciare il lancio di un progetto, che li terrà impegnati a lungo in questi mesi: la costruzione di una nuovissima e moderna scuola per i – sempre più numerosi – ragazzi di Mama Dolphine.

Antonio Carnevale

@antcar83 

Un Commento a “Abbandonare tutto per creare un orfanotrofio in Kenya. La storia (bella) di Torsten Kremser”

  1. cristina

    bel progetto per essere considerato deve essere ambizioso soprattutto tenendo conto del contesto, complimenti!

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