Redazione

Lug 18, 2016

Il joystick da usare con i piedi (per chi ha perso le mani)

Lo ha inventato Gyorgy Levay, un giovane studente universitario che ha perso le mani a causa di una meningite. Permette di dedicarsi a giochi come Fallout 4 senza alcuna differenza e può aiutare migliaia di giovani.

Nel 2011 Gyorgy Levay ha perso entrambe le mani per colpa di un’infezione causata da una meningite. E da quel giorno molte cose nella sua vita sono cambiate. Tra queste c’è anche l’impossibilità di esercitarsi con un joystick e dedicarsi ad uno dei suoi passatempi preferiti: i video-game. Eppure, insieme a due colleghi della John Hopkins University, Levay ha trovato una soluzione efficace: usare i piedi. 

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Un controller alternativo

Ogni dispositivo comprende tre sensori in grado di catturare ed elaborare i vari movimenti fatti dai piedi e tradurli in comandi veri e propri. Il sistema si chiama GEAR (Game Enhancing Augmented Reality) e può arrivare a simulare fino a otto pulsanti di un joystick classico e oltre 20 combinazioni possibili. E si adatta anche ai giochi più complicati come Fallout 4 o World of Warcraft: «I piedi, dopo le mani, sono la parte del nostro corpo che possiamo allenare di più» ha dichiarato lo stesso Leavy.

GEAR ha vinto 7500 dollari alla Intel Cornell Cup, un contest per progetti di design creati da studenti universitari

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Una soluzione vera

I test effettuati sono stati decisamente incoraggianti. La maggior parte delle persone, oltre l’80%, non ha notato differenze tra chi ha giocato usando controller normali e chi, senza mani, ha usato il sistema GEAR. Se confermasse queste attese, quella di Leavy potrebbe diventare una soluzione reale e cambiare la vita di molte persone che hanno subito delle amputazioni: «Circa 200mila persone negli USA hanno perso un arto superiore. E molti di loro arrivano a soffrire di depressione».  

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Ed è anche per questo che è nato questo dispositivo. Aumentare il livello di socializzazione ed eliminare apparenti distanze. Per ora GEAR è un brevetto provvisorio ed è agli inizi del suo percorso: «Spero di parlare con qualche società che opera per migliorare la vita dei disabili. Vorrei che tante persone si interessino al prodotto e ci aiutino a commercializzarlo». Un’idea semplice ed efficace che meriterebbe di diventare realtà.