Andrea La Frazia

Andrea La Frazia

Ago 2, 2016

Ryot, così la realtà virtuale ti porta nelle zone colpite dai disastri (facendo grande giornalismo)

Ryot porta avanti una missione molto semplice: collegare le notizie alle azioni. Tutto in modo immersivo, innovativo e utilizzando la realtà virtuale. E non è un caso se, nel 2016, è stato acquisito da una testata come l'Huffington Post.

«Non voglio guardare». Così reagiamo di fronte a scene o situazioni che possono toccarci. Le immagini sfondano le nostre barriere interiori. Riconfigurano il nostro stato d’animo. Ribaltano punti di vista e convinzioni. Ci costringono a pensare.

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Le associazioni della mente

Quando percepiamo un’immagine, il nostro cervello non decodifica ma associa. Non abbiamo bisogno di riempire caratteri con un significato come quando leggiamo o ascoltiamo un discorso. Guardiamo e, involontariamente, rievochiamo emozioni, pensieri.

Non lo decidiamo noi ma, passivamente, rischiamo di cambiare umore solo per aver visto qualcosa

Basta guardarsi intorno per tirare fuori gli stati d’animo più inaspettati. Succede continuamente. Così il dolore riaffiora guardando gli occhi di quell’uomo che, ogni giorno, a Piazza Garibaldi, se ne sta seduto a terra nei suoi abiti sporchi. L’invidia ci coglie per le lunghe gambe di quella turista incrociata su via Toledo. Il sonno ci becca nel vedere un altro sbadigliare. La tenerezza ci sorprende guardando quel bambino che si prende i piedi con le mani. E allo stesso modo rabbia, felicità, paura. Ad ogni immagine associamo sensazioni che già conosciamo e le arricchiamo con altre nuove. Guardiamo il mondo e, inconsapevolmente, riempiamo la nostra valigia emozionale.

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La nascita di Ryot

È per questo che, consci della straordinaria potenza delle immagini, nel 2012 Bryn Mooser, David Darg e Martha Rogers hanno fondato, a Los Angeles, Ryot. Si tratta di una compagnia di immersive media, che da anni mette in evidenza importanti questioni mondiali, creando esperienze di realtà virtuale a 360°. I tre, accomunati dallo stesso background nel campo del volontariato, hanno incanalato il loro spirito di condivisione in un progetto del tutto innovativo. L’idea è venuta a Mooser e Drag nel 2010, quando si sono trovati entrambi impegnati ad Haiti, nelle ricostruzioni successive al terremoto.

Da lì, tornati in America, hanno ricevuto l’aiuto finanziario di Martha Rogers e l’iniziativa ha preso piede.

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L’acquisto da parte dell’Huffington Post

Il grande lavoro fatto da Ryot ha suscitato l’interesse dei più importanti media nazionali americani. Tanto che, alla fine, pochi mesi fa, l’Huffington Post ha deciso di acquisirlo e di iniziare un percorso ancora più ricco che potesse fondere insieme giornalismo e realtà virtuale. In una maniera sempre più sperimentale e innovativa.

Per averlo è stata spesa una cifra intorno ai 15 milioni di dollari.

Ed è la stessa Arianna Huffington a sottolineare le potenzialità di questo mezzo innovativo: «Chiunque abbia mai avuto a che fare con un’esperienza di realtà virtuale, sullo smartphone o altri device, sa le possibilità che offre. Ryot porterà all’interno della nostra redazione sia la tecnologia che il know-how per usarla». 

Ogni storia è un’azione

«Quello che facciamo non riguarda solo cosa accade ma cosa le persone possono fare in proposito -dice Bryn Mooser– Così ogni storia è un’azione. Noi cerchiamo sempre di capire come le nuove tecnologie possono influenzare e in questo caso la realtà virtuale è una delle tecnologie più coinvolgenti. Porta le persone direttamente sui posti di crisi, così possono sperimentare in prima persona come stanno le cose».

Quando fu inaugurato, RYOT aveva l’obiettivo di portare avanti una missione molto semplice: collegare le notizie alle azioni.

Agli inizi il gruppo Ryot era formato da sole otto persone. Con l’impulso della VR, poi, il progetto ha avuto più risonanza. Nel gennaio 2015, al World Economic Forum di Davos, Vrse ha mostrato il documentario Clouds Over Sidra, sulla vita in un campo profughi in Giordania. Il mese successivo, Chris Milk, fondatore di Vrse, in un discorso TED ha affermato: «Attraverso questa macchina diventiamo più compassionevoli, diventiamo più empatici. E, alla fine, più umani».

Poi l’ONU ha mostrato il film in vari eventi di raccolta fondi, e le donazioni sono aumentate di gran lunga. Da allora molte associazioni no-profit, come Greenpeace o World Vision si sono affidate a Ryot per mostrare i luoghi dove è necessario agire.

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Gli scenari attuali

Al momento esistono una dozzina di scenari, tra cui Aleppo, il Nepal dopo il terremoto e la situazione dei migranti a Calais. Attraverso uno smartphone e con l’utilizzo di visori 3D, l’utente può visitare questi luoghi, esplorarli a 360° e toccare con mano la tragedia.

Cosa possa spingerci a voler fare un’esperienza simile è da capire. Curiosità? Voglia di conoscere e di comprendere? Certo è che la speranza di Ryot risiede nel vedere che dal mondo virtuale scaturiscano azioni in quello reale: donazioni, partenze e aiuti. Il fine è far nascere la perla preziosa dell’empatia, la presa di coscienza dell’essere tutti rami di un unico, grande albero.

Andrea La Frazia