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Viaggio a Dubai, la città dove il futuro è già realtà

Dopo uno sviluppo urbano straordinario grazie alla ricchezza derivata dal petrolio, la città degli Emirati vuole cambiare ancora con la tecnologia e l’innovazione. E arriva addirittura a sfidare la natura con il progetto di costruire una montagna artificiale

Nella polvere del deserto, dove per secoli non hanno abitato che tribù di beduini, si costruisce il futuro. A Dubai, la capitale di uno dei sette Emirati Arabi Uniti non è bastato vivere un’urbanizzazione straordinaria che ha già affascinato i tanti turisti in visita ogni anno nel Golfo Persico. Tra le costruzioni che hanno contribuito a creare il mito delle petromonarchie, a Dubai sorgono il Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo e il Palm Island, l’arcipelago a forma di palma che domina il porto. Oggi la città vuole migliorarsi ancora di più grazie all’innovazione e alla tecnologia. Progetti futuristici si moltiplicano attorno e all’interno di questo centro della Penisola arabica: auto che si guidano da sole, edifici stampati in 3D, treni Hyperloop One in grado di trasportare merci e persone a una velocità impensabile fino a qualche tempo fa. Tutto sembra essere proiettato verso un appuntamento importante per questa città: l’esposizione universale del 2020.

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Il Museo del futuro

Si tratta, però, anche di tentativi di diversificare un’economia che ha conosciuto il suo boom grazie alll’oro nero, ma che ora vuole arricchirsi di servizi. È così che si disegnano gli obiettivi architettonici e di sviluppo della città dei prossimi 10 anni. Per prima cosa, nel dicembre del 2018 aprirà il Museo del futuro. Difficile immaginare un’esposizione di ciò che ancora non esiste. Ma nell’intento di chi ha pensato a questa struttura c’è proprio la voglia di costruire l’innovazione insieme ai visitatori. Più che un museo, quindi, sarà un incubatore di nuove idee. Il museo sorgerà nell’area delle Emirates Towers e darà la possibilità a tutti coloro che vorranno entrarci di assistere a conferenze e seguire corsi oltre che l’occasione di vedere simulate davanti ai loro occhi le applicazioni pratiche delle innovazioni in cantiere.

L’Olimpiade dei robot

Il 2017 potrebbe invece essere l’anno della prima Olimpiade per robot. Dubai ha proposto l’organizzazione ogni due anni di questi giochi alternativi che vedranno combattere per le medaglie non atleti in carne e ossa, ma macchine sempre più sofisticate. Le discipline immaginate per ora sono nove: corse di auto senza pilota, calcio robotico, corsa robotica, wrestling robotico, gara di droni con e senza equipaggio, nuoto di robot, ping pong di robot e un cybathlon per atleti bionici. Dubai è ben avviata su questa strada tanto da aver già iniziato la creazione di una Federazione dedicata a questi sport emergenti. L’idea di organizzare questi particolari giochi olimpici potrebbe cambiare la concezione dello sport: la prestazione fisica del momento perderà importanza rispetto alla fase di sviluppo per la partecipazione dei robot alle gare.

Il gran premio per droni

In realtà Dubai ha già ospitato nel 2016 la prima edizione del World Drone Prix, la competizione per droni che ha visto partecipare 150 concorrenti con i velivoli da loro assemblati. Il vincitore è stato un ragazzo inglese di 15 anni, Luke Bannister. Il campione si è portato a casa 250mila dollari. La corsa si è sviluppata lungo un tracciato di 591 metri. Grazie a una telecamera montata su ogni mezzo, i piloti potevano osservare il percorso e gli altri concorrenti dal punto di vista del velivolo.

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Una smart city con le auto senza pilota

Al di là degli sport e degli eventi, il governo di Dubai è intenzionato a cambiare con la tecnologia la funzionalità della città. Entro il 2030 l’emiro Mohammed bin Rashid al-Maktum vuole far crescere il numero di veicoli senza pilota in giro per la sua capitale. L’obiettivo è di coprire con questo tipo di trasporto il 25 per cento della mobilità cittadina attraverso l’intelligenza artificiale e i sistemi di guida automatica delle automobili. La città del Golfo si candida quindi a diventare una smart city con un sistema di trasporti all’avanguardia e sicuro.

I treni di Elon Musk a Dubai

E sempre per ciò che riguarda i trasporti, Dubai potrebbe essere la prima città al mondo a scommettere sui treni Hyperloop One. Sono mezzi di trasporto che si muovono a una velocità molto sostenuta all’interno di capsule e che sono in grado di far spostare merci e passeggeri superando le barriere del tempo e dello spazio. La tecnologia è opera di una startup nata da un’idea di Elon Musk. La capitale dell’emirato si vuole dotare dell’infrastruttura per permettere a questi treni di viaggiare alla velocità di 700 miglia orarie dalla città a Fujairah, un centro a 105 chilometri di distanza. L’obiettivo è di percorrere quel tratto in meno di 10 minuti. Il sistema Hyperloop One servirà anche al trasporto di merci dall’aeroporto Jebel Ali verso le aree di deposito in collaborazione con l’operatore portuale Dp World.

Dagli edifici stampati in 3D alla torre più alta del mondo

Ma veniamo ora ai palazzi, gli esempi più antichi della crescità di un centro urbano. Nei progetti futuristici di Dubai c’è una torre destinata a battere il record di edificio più alto del mondo che appartiene già alla città. The Tower, così si chiamerà il nuovo edificio, costerà un miliardo di dollari e sorgerà nell’area del porto. Sarà coperta da una rete di cavi di metallo per un’altezza di 928 metri. Al suo interno ci saranno un albergo, ristoranti, giardini verticali e un punto di osservazione panoramico sulla città. Ma l’innovazione nelle costruzioni a Dubai è già di casa. A maggio di quest’anno nella capitale del Golfo Persico è stato assemblato il primo ufficio stampato in 3D, una struttura pensata anche per ridurre i costi energetici. È solo un esempio di quanto il governo dell’emirato punti sulla stampa in 3D con una strategia di lungo termine che vedrà altre costruzioni del genere sorgere in città.

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Una piramide nel Golfo Persico

Tra i progetti presentati, però, ce n’è un altro di sicuro impatto: la Ziggurat Pyramid. Si tratta di una struttura destinata a ospitare mille persone con un sistema di approvvigionamento energetico autoosufficiente. In sostanza, l’edificio riuscirà a sfruttare al massimo le risorse naturali così da consentire ai suoi abitanti di non dover rivolgersi a fonti alternative: sole e vento permetteranno di fare a meno dei combustibuili fossili anche per spostarsi in orizzontale e in verticale nella piramide.

Foto di Samuel Schmitt

Foto di Samuel Schmitt

La montagna fatta dall’uomo

Infine, di sicuro l’idea più futuristica di tutte è quella di costruire a Dubai una montagna in grado di facilitare le precipitazioni atmosferiche. Gli Emirati Arabi hanno già avviato la consultazione con un centro di ricerca americano per valutare gli impatti sul clima dell’altura costruita da mani d’uomo. Il problema della pioggia è molto sentito nel Paese visto che le precipitazioni sono molto scarse durante l’anno e reperire l’acqua diventa a volte molto difficile. La costruzione della montagna non è il primo tentativo dell’emirato di rendere più consistenti le piogge. Dubai ha investito più di 5 milioni di dollari per la ricerca sul cloud seeding, il processo di introduzione di sostanze chimiche nelle nuvole per favorire la condensazione. Inoltre, sono già stati realizzati degli impianti di desalinizzazione dell’acqua marina per cercare di tamponare il problema. L’ambizione della montagna costruita dall’uomo si spinge, però, molto più in là. E il budget di 230 miliardi di dollari richiesto per la sua realizzazione sembra essere impossibile anche per una ricca potenza del petrolio come Dubai.

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