Non solo Gaudì. Ecco come Barcellona è diventata la prima smart city al mondo

Una crescita inarrestabile cominciata con l'Olimpiade del 1992 ha portato la città della Catalogna a ridisegnare il suo aspetto con la costruzione di un campus di innovazione e con la connessione dei vari servizi urbani alla rete internet

Se vuoi conoscere in che direzione sta andando Bercellona, basta visitare un portale, Barcelona.cat. Sembra strano, ma un sito è in grado di raccogliere tutte le innovazioni della città. Una sorta di menu di tutti i servizi che hanno contribuito a rendere la capitale della Catalogna la città più smart al mondo secondo la ricerca Jupiter. Barcellona ha battuto anche New York e Londra nel 2015 con le sue iniziative per velocizzare il traffico e aumentare la coesione sociale attraverso la tecnologia. La città spagnola ha dimostrato di essere imbattibile per quanto riguarda la sostenibilità ambientale dei suoi progetti. Insomma, non solo movida e opere d’arte da ammirare. Barcellona sta diventando l’esempio di una città che cambia e guarda al futuro.

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La Torre Agbar

La Nuèva Barcelona

È sufficiente una passeggiata nella zona più nuova della città, quella meno frequentata dai turisti, per rendersi conto del cambiamento cominciato dopo l’Olimpiade del 1992. Fu per i Giochi Olimpici che la città si dotò di uno degli edifici più particolari dell’architettura moderna spagnola, il pesce dorato della Torre Mapfre. Ma negli anni la rinascita della città non si è fermata. Il simbolo più evidente è la Torre Agbar, un grattacielo inaugurato nel 2005 e alto 144 metri. È solo l’esempio più visibile di una riqualificazione che ha interessato l’area della Plaça de les Glòries Catalanes. Altro edificio di grande impatto è la torre Telefonica. Il grattacielo che ospita l’omonima compagnia di telecomunicazioni ha una struttura interna in cemento e una esterna in acciaio. Più recente è invece l’Edificio Forum, la struttura triangolare che oggi ospita il Museu Blau, parte del Museu de Ciénces Naturals. È stato inaugurato nel 2011, ma il progetto di due architetti svizzeri risale al 2000. La sua costruzione è poi iniziata nel 2004 durante il Forum universale delle culture. Il museo si stacca progressivamente dal piano inclinato su cui è poggiato e stabilisce numerose relazioni tra lo spazio interno e quello esterno. È solo uno dei progetti che hanno contribuito a dare un volto nuovo a un’area urbana di circa 40 ettari.

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Il Museu Blau

Tutte le app della città

Al di là dell’architettura che negli anni ha cambiato l’aspetto della città, oggi Barcellona è tra i centri urbani più connessi al mondo. Tutte le applicazioni che contribuiscono a fare di Barcellona una città al passo coi tempi sono elencate in un sito con un nome che sembra un codice fiscale. Apps4bcn è la raccolta di tutte le applicazioni che servono a rendere la città più intelligente. E non solo. Il sito vuole creare anche una comunità che aiuti chi condivide gli stessi interessi: correre, andare alla partita, prendere un taxi. Ma prima di arrivare a quello che ogni cittadino può fare solo smanettando sul suo cellulare, vale la pena prendere in considerazione il modo in cui Barcellona cerca di migliorare i servizi di base come il trasporto pubblico. La città ha deciso di ridisegnare la rete degli autobus secondo percorsi verticali, orizzontali e diagonali per rendere operative le 28 linee che sono state pianificate. I cambiamenti previsti per i percorsi degli autobus non sono le uniche innovazioni nella mobilità cittadina. Semafori intelligenti, per esempio, permettono di attivare con un telecomando il segnale acustico così da favorire l’attraversamento dei non vedenti. E anche in caso di emergenza, sono in grado di prevedere il percorso dei mezzi di soccorso e di facilitare il loro passaggio.

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La mappa delle linee dei bus di Barcellona

La rivoluzione green

Barcellona si fa anche portavoce di un sistema di trasporto che sia sostenibile dal punto di vista energetico. In città sono già presenti 480 punti di ricarica per i veicoli elettrici che sono pensati non solo per ridurre l’inquinamento, ma anche per dare il via a una rivoluzione green in grado di creare una nuova economia e nuovi posti di lavoro. Il progetto coinvolge anche i taxi, i bus e il car sharing. Anche per chi cammina a piedi, Barcellona ha pensato a un aiuto. In particolare, gli studenti nel loro percorso da casa a scuola possono seguire una specie di “onda verde” che li accompagna in sicurezza verso la loro destinazione quotidiana.

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Il percorso pedonale riservato agli studenti

Lo Smart City Campus

Ma ciò che cambierà di sicuro la fisionomia della città catalana sarà lo Smart city campus. Si tratta di un’area del distretto @22 che cercherà di sintetizzare in uno spazio fisico iniziative economiche, tecnologia e rigenerazione urbana. Un enorme incubatore nel cuore della città. In sostanza si cercherà di prendere il meglio dall’eredità industriale di Barcellona, con Can Ricart, La Escocesa e Ca l’Alier, e di farlo entrare in contatto con compagnie come Cisco e Scheider Electric e con l’istituto di tecnologia della città, il BIT. E così, mentre i vecchi edifici si trasformeranno in strutture moderne, si avvierà una partnership tra pubblico e privato per fare crescere ancora di più la città. Il simbolo di questo cambiamento sarà la vecchia fabbrica Ca l’Alier: la struttura manterrà il suo design originale, ma si doterà di nuove funzioni in grado di renderla autosufficiente dal punto di vista energetico. In quegli spazi Cisco e Scheider Electric stabiliranno i loro centri di sviluppo e innovazione. La collaborazione con Cisco ha dato già i suoi primi frutti concreti a Barcellona. La città da dicembre 2015 sta sperimentando un progetto pilota di fog computing per gestire i dati, l’infrastruttura e i servizi della città intelligente.

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Il progetto dello Smart City Campus

L’Internet of Everything

I segni della tecnologia sono già visibili agli angoli delle strade. Attaccati ai lampioni delle vie che portano ai monumenti del glorioso passato della città, da Antoni Gaudì a Joàn Mirò, ci sono dei dispositivi in grado di registrare l’attività della zona a partire dal rumore fino ad arrivare al numero di utenti connessi che sono passati di lì in un determinato periodo di tempo. Tutto è possibile grazie al cosiddetto Internet of Everything che è destinato a cambiare il funzionamento delle città del mondo: ogni lampione è attraversato dalla fibra ottica e sulla sua sommità ha un router wi-fi. La raccolta delle informazioni, però, non avviene solo dall’alto. Ci sono chip nei bidoni della spazzatura che comunicano quando i contenitori sono pieni e sensori sotto l’asfalto dei parcheggi per segnalare gli spazi liberi. Alla base di tutto questo c’è ancora una volta Cisco che ha cominciato a sviluppare le sue idee a Barcellona già nel 2011. E secondo le sue stime entro il 2025 tutto questo porterà a 832 milioni di euro di benefici economici.

Il recupero degli spazi abbandonati

L’amministrazione di Barcellona pensa anche a un modo per integrare in questo progetto di innovazione quelle aree della città dismesse e abbandonate. Questi spazi si chiamano Buits (Urban Spaces with Territorial and Social Involvement) e troveranno nuova vita grazie al coinvolgimento delle associazioni che potranno ottenerne la gestione per tre anni. Ci sono già i primi esempi di questo processo: un orto urbano a scopi educativi ed ecologici e un parco per biciclette con tanto di ciclofficina integrata.