scenari

10 scenari (e 59 numeri) che raccontano cosa sta succedendo all’Europa delle startup

Startup, nuove tecnologie, smart cities, fintech, università. Venture Beat ha riassunto 10 motivi che mostrano la crescita dell’Europa in ambito tecnologico. Numeri, classifiche e scenari per raccontare quello che sta succedendo.

La prima cosa da capire sullo scenario tech europeo è che non esiste nessuno scenario tecnologico europeo. La scena “europea” è essenzialmente un insieme di hub per startup, sorti nelle capitali dei paesi europei e perlopiù isolati: la maggior parte degli hub ha un’iterazione molto limitata con altri hub.

ag16c060

In complesso, quello europeo potrebbe essere definito come unico mercato. Tuttavia, questo non significa che ad un unico mercato corrisponda un’unica scena tecnologica. È molto difficile, infatti, percepire un impatto unitario del comparto tech europeo. Ma se si guarda da vicino, si nota subito che è molto interessante quello che sta succedendo in Europa – al punto che stiamo generando giovani “EUnicorns” (la risposta europea agli “unicorni” della Silicon Valley). Di recente, allo scopo di ottenere una panoramica dello scenario europeo, Sirris.be (società no-profit che mappa startup tecnologiche in Belgio) ha esaminato tutte le aziende tech europee che hanno raggiunto almeno $ 1 milione nel 2016. I dati (li trovate qui su VentureBeat), che comprendono più di 1.100 transazioni, provenienti da 30 paesi, rivelano 10 insight sorprendenti. Insomma “il buono, il brutto e il cattivo” del vecchio continente.

Parigi (non Berlino) è la principale candidata a sostituire Londra, dopo Brexit

Molto è stato scritto su ciò che succederà nella Londra post-Brexit. Molto è stato scritto anche sulla città candidata a sostituire l’attuale capitale tecnologica europea. Eppure, su Londra, la raccolta di capitali non ha rallentato: a luglio Londra ha avuto il maggior numero di venture deals del 2016. Nonostante tutti i rumors su Berlino, se esiste una città che può sfidare Londra, è Parigi. Parigi muove molti più affari e capitali rispetto a Berlino. Quello che Parigi dovrebbe migliorare, però, è la sua gestione delle relazioni. Un’importante opportunità per Parigi arriverà con il 2017: nella città della luce aprirà il più grande incubatole del mondo.

deals-by-city

Il curioso caso della piccola Svezia

Dalla graduatoria (qui sopra) si evince quanto il volume di deal di Stoccolma si avvicini a quello di Berlino. Grazie a Spotify, Stoccolma supera 3 volte Berlino. In verità, c’è stato un tempo in cui le start-up si trasferivano da Stoccolma a Berlino per scalare i loro business (pensate a SoundCloud). Ora, però, la Svezia gioca un campionato a parte, con unicorni come Skype, Minecraft, Klarna, Spotify, e King.

E chi non conosce MySQL, Kazaa, uTorrent e Pirate Bay?

Il paese sta scalando la classifica del 2016 in vari settori, tra cui giochi, musica-tech, e sport-tech e sta dando acqua a economie molto più grandi come Germania, Regno Unito, Spagna, Italia e Francia. L’elevato numero di deal svedese è ancora più sorprendente se si considera che il paese ha una popolazione di meno di 10 milioni, con meno di 1 milione a Stoccolma.

Non sempre una capitale può essere il centro dell’ecosistema

Barcellona (Spagna), Milano (Italia), Losanna (Svizzera), Ghent (Belgio), Porto (Portogallo) e Cracovia (Polonia), sono le città più importanti nell’ecosistema high tech dei loro rispettivi paesi. Il gap tra Milano (16) e Roma (1 affare) è significativo, almeno stando a questi dati. Lo stesso vale per Barcellona (28) rispetto a Madrid (8). Spesso la spiegazione è banale: Barcellona e Milano, ad esempio, sono considerate come capitali economiche dei rispettivi paesi.

In altri casi, come per Ghent, ciò avviene a causa della creazione di un ecosistema molto fertile per la crescita di startup.

A Ghent, questo ecosistema ha dato alla luce Showpad, Engagor, Tele Atlas, Teamleader, Adam Software, Drupal e ha generato un forte acceleratore: iMinds. Per quanto riguarda Lausanne, invece, il carburante per la crescita di startup è stato fornito dalla sua università. L’Università di Losanna è stata in grado di promuovere il maggior numero di scaleups in Europa. Sempre Losanna è sede di due scaleups che lavorano su veicoli autonomi: WayRay, che ha raccolto € 8 milioni (9 milioni di $), e BestMile, che ha raccolto € 2,3 milioni (2,6 milioni di dollari).

Il FinTech è un settore caldo, ma blockchain è all’inizio

Quest’anno, l’industria FinTech domina l’ecosistema di scaleup con il maggior numero di affari (122 in totale). I numeri confermano che il settore FinTech è ancora molto caldo. Il Regno Unito, in particolare Londra, domina ancora l’industria.

È interessante notare che solamente sette scaleups fintech utilizzano la tecnologia blockchain. Questo indica che, il sistema blockchain è ancora all’inizio del suo ciclo di vita. Tutti parlano di blockchain, ma poche start-up stanno implementando questi sistemi per convalidare il loro modello di business, raccogliere capitali e iniziare a scalare.

fintech-deals-by-city

Le Università non influiscono sul panorama dell’innovazione

Solamente il 5% degli scaleups europei sono generati da spin-off o spin-out. Anche se gli spin-off non sono l’unico modo che le università hanno per possono monetizzare le attività di ricerca, desta curiosità il fatto che l’innovazione avviene principalmente in campus esterni e laboratori.

Le università, insieme alle grandi aziende, sembra che abbiano perso il monopolio per l’innovazione.

Nonostante questo, le università svolgono un ruolo fondamentalmente nella tecnologia hard brevettabile per settori specifici quali med-tech, biotech, crittografia, scienza dei materiali, robotica, nanotecnologie, semiconduttori e simili. Si noti la migliore performance dei paesi più piccoli: Svizzera e Belgio.

university-spinoffsNon è necessario partecipare a un programma di acceleratore per avviare uni scale up

Solo il 7% degli scaleups europei viene concepito grazie a un programma di accelerazione. I programmi di accelerazione non servono a raccogliere più soldi, ma abbreviano di due anni l’arrivo del momento di breackeven. Gli alunni dei programmi possono iniziare a scalare prima o avere un migliore accesso agli investitori.

accelerators-by-country

Il  venture investor più attivo in Europa, nel 2016, è il governo francese

Bpifrance è un fondo pubblico francese con un focus sugli investimenti in piccole e medie imprese innovative in Francia. Il suo scopo è quella di lavorare a “France 2030”, un programma per convertire al digitale l’economia francese. Il fondo più attivo negli ultimi 10 anni è ancora un fondo del governo: si tratta di High Tech Gründerfonds, dalla Germania. Questo per quanto riguarda i fondi di capitale di rischio segnala che siamo all’apice del capitalismo 😉 Il numero 6, nella classifica dei maggior parte dei fondi attivi, è il francese Kima Ventures dell’imprenditore Xavier Niel.

Most-active-VCsL’ecosistema europeo di scaleup è business-to-business oriented

Contrariamente alla Silicon Valley, dove 2 startup su 3 sono orientate al consumatore, le scaleups europee sono prevalentemente B2B (55%). Il Belgio ha il maggior numero di scaleups B2B ed è fortemente B2B oriented. Potrebbe sorprendere, invece, che l’enorme produzione della Germania sia leggermente più consumer oriented (48% B2B). Ciò avviene anche in virtù del peso di Berlino nell’ecosistema startup tedesca. Infatti, gli scaleups di Berlino sono principalmente orientati al consumatore.

Contrariamente a Monaco di Baviera, dove il 78% degli scaleups sono B2B.

B2B-v.-B2C

L’intermediario è morto. Lunga vita all’intermediario!

Internet, in teoria, avrebbe dovuto boicottare gli intermediari. In un certo senso, questo è esattamente quello che è successo. Tuttavia, se vogliamo vedere, internet è diventato il nuovo intermediario per eccellenza. Internet, difatti, rappresenta l’approccio di mercato più importante per gli scaleups in Europa (riguarda il 21% di tutti gli scaleups). Ad esempio, vediamo “Airbnb per le barche”: un modello di marketplace che connette i proprietari della barca con persone che vogliono avere un’esperienza in mare. Quest’anno, almeno 4 scaleups europee nel settore nautico hanno raggiunto la serie A:

  1. Italiana Sailsquare – fondata nel 2012 e cresciuta € 1,3 milioni (1,5 milioni di $)
  2. Austriaca Zizoo – fondata nel 2013 e cresciuta € 1,7 milioni (2 milioni di $)
  3. Francese SamBoat – fondata nel 2014 e cresciuta € 1 milione (1,1 milioni di $)
  4. Spagnola Nautal – fondata nel 2013 e cresciuta € 1 milione (1,1 milioni di $)

Rankings: per arrivare alla serie A nel corso di quest’anno, dovete essere stati fondati nel 2012

Il 2012 è l’anno di fondazione medio per gli scaleup europei che stanno per approdare nella serie A del 2016. Per raggiungere la serie B, l’anno medio di fondazione è il 2010; per la serie C è il 2009. È sorprendente che, per raccogliere almeno $ 1 milione in crowdfunding, una startup dovrebbe essere stata fondata nel 2011.

founding-year

Gli ecosistemi di startup in Europa sono vivi, forti e fiorenti. Non ci sono confini in un mondo digitale dove gli ecosistemi sono caratterizzati da vicinanza e il contatto personale. Collegare tutti questi ecosistemi nazionali e regionali, che hanno non solo diversi livelli di maturità, ma anche hanno un loro proprio DNA, è una vera sfida per l’Europa. Questo, secondo Omar Mohut è lo scenario europeo delle startup tech.

SM_SaraMauri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Chi sono e che fanno Busrapido e le altre startup premiate a Digithon

Dopo quattro giornate di dibattiti e la presentazione di 100 pitch, la seconda edizione di Digithon si è chiusa con la proclamazione dei team vincitori. Sul podio Busrapido, piattaforma per la prenotazione di autobus con conducente, di cui ci parla il CEO Roberto Ricci

Da Starbucks a McDonald’s: quanta caffeina c’è in quello che beviamo?

Il limite massimo raccomandato è di 400 milligrammi al giorno, ma non sempre è facile realizzare in termini pratici cosa significhi. Qui una lista del contenuto della sostanza nelle principali bevande, dal caffè alla Coca-Cola