Makers

Aspettando Maker Faire Rome 2016 | FabLab Roma Makers

Da community senza sede a realtà tangibile nella Capitale e nella Regione, il progetto (sostenibile) di Stefano Varano e degli altri founder che si muove fra food, design, scuole e scienza

FabLab Roma Makers è lo spazio dedicato ai makers in via Magnaghi 59. Un anno e mezzo di progettazione e community prima nel 2012, poi l’inaugurazione della prima sede a settembre 2013 (è stato il primo Fablab ad aprire a Roma), e di una seconda sede più grande l’anno dopo (150 metri quadrati). La collaborazione con la Regione Lazio, che ha portato alla gestione dei Fablab Lazio, rete diffusa di laboratori a Bracciano, Viterbo, Roma – Casilina e Latina (food, beni culturali e model design le specialità di ognuno). Senza dimenticare il laboratorio di biohacking, il progetto Birra Open Sorso (sì, proprio una birra. Protagonista anche al padiglione Food di Maker Faire Rome 2015) e i rapporti con le scuole del territorio, (come l’Istituto comprensivo Rosmini, l’ITIS Faraday di Ostia e in zona Labaro). Queste alcune delle tappe del fablab nato a Garbatella, una delle zone più caratteristiche di Roma, che conta 250 tesserati (dati aggiornati a settembre 2016) e che sta per aprire un nuovo spazio (sempre a Garbatella), dedicato a mostre, presentazioni di libri, incontri con i makers.

Leggi anche: Dal Fablab alla “cotta” ufficiale: ora Birra Open Sorso si lancia sul mercato

 

Leggi anche: Abbiamo messo un FabLab dentro la scuola perché ai nostri ragazzi serve un digitale migliore

 

Fablab Roma Makers

Fablab Roma Makers – I founder Alessandro Zampieri, Stefano Varano, Leonardo Zaccone, Stefano Capezzone (di spalle)

 

Il software, la musica, le stampanti 3D, l’impresa

FabLab Roma Makers è coordinato dal presidente Stefano Varano (36 anni), Leonardo Zaccone (37 anni), Alessandro Zampieri, 39 anni, Silvio Tassinari, 30 anni, Stefano Capezzone (52 anni), Rosita Esposito (33 anni). Nel team, Stefano Varano, usa l’elettronica per intervenire nel mondo fisico con oggetti sonori e luminosi. Lavora come sviluppatore software, costruisce strumenti musicali con Arduino, lampade interattive e anche «chimere» (così le chiama lui) di luci e suoni. «Il software non può più rimanere intrappolato in un computer, ma deve animare le nostre invenzioni» ha detto.
Leonardo Zaccone, è musicista, insegnante di ascolto alle scuole elementari, docente di musica elettronica al Master dell’Università di Tor Vergata in Sound Arts. Creatività, musica, mini makers, i suoi campi di azione a Roma Makers. Ama hackerare gli oggetti e farli suonare. «Se i bambini fanno suonare penne e astucci. Se passo la vita a far suonare un violoncellista con una forchetta, anche con i makers si può fare» ha detto. Alessandro Zampieri, classe 1977, designer, esperto in sicurezza sul lavoro, al Fablab è la mente delle stampanti 3D. Silvio Tassinari, laureando in Product Design alla Sapienza, al Fablab è l’uomo delle macchine (anche quello che le distrugge e le costruisce, dicono gli altri dei team). Stefano Capezzone, ingegnere e imprenditore, ceo di Blu Sistemi: per il FabLab si occupa di wearable tech e domotica.

Leonardo Zaccone: alfabetizzazione digitale è anche permettere alle biotecnologie di essere accessibili a tutti, indipendentemente dalle disponibilità finanziarie. Non più quindi cultura tecnologica per pochi. I vantaggi? Così alle biotecnologie possono lavorare anche artisti e letterati che possono inventare cose nuove».

Leonardo Zaccone: «Alfabetizzazione digitale è anche permettere alle biotecnologie di essere accessibili a tutti, indipendentemente dalle disponibilità finanziarie. Non più quindi cultura tecnologica per pochi. I vantaggi? Così alle biotecnologie possono lavorare anche artisti e letterati che possono inventare cose nuove»

Due startup di prototipazione rapida

«Dopo 5 anni di lavoro sul territorio e 3 di apertura del FabLab, la struttura ha raggiunto la sostenibilità economica – ha spiegato il Presidente di Roma Makers Stefano Varano –  in quanto associazione, come fonte primaria, abbiamo le quote di tesseramento e i corsi interni rivolti ai tesserati». Non solo, tante le attività professionali che ruotano intorno al laboratorio. «Da alcune persone del fablab sono nate due startup innovative che parlano di prototipazione rapida e diffusione della cultura maker. Grazie a loro il FabLab può operare in ambiti professionali e commerciali – ha aggiunto Varano – l’affidabilità e la qualità dei nostri corsi professionali ci permette poi di offrire convenzioni e workshop a università di design e di economia. Grazie al know-how raggiunto facciamo tutoraggio in concorsi e hackathon organizzati da grandi aziende nel territorio». L’attività nelle scuole della Regione «non ha fini di lucro, ma ci permette di tessere contatti e diffondere la cultura maker a tutte le età».

La forza del FabLab Roma Makers sta in una community di amici, makers, artigiani che ha stretto rapporti con il territorio e con il Municipio, che dialoga con la Camera di Commercio di Roma, con IED Roma, con Rufa – Rome University Of Fine Arts, con la Regione Lazio e che si interfaccia con le startup e le esperienze di artigianato come la community di Etsy Italia. Che è stato protagonista nelle diverse edizioni della Maker Faire Rome. E che vive l’innovazione in modo inclusivo e accogliente, puntando sulla divulgazione.

Leggi anche: I progetti di Roma Makers: ecco lo S.T.One di Giuseppe Silvi e il Purplephone di Stefano Varano

I PopUpMakers e il busto dell’ostessa

FabLab Roma Makers è passato da gruppo itinerante a realtà stabile e conosciuta a Garbatella, grazie anche all’organizzazione di PopUpMakers, di appuntamenti dedicati ai bambini come Mini Makers, alla wearable tech con Riccardo Marchesi, al food, al design. Un rapporto così stretto con il quartiere che, in occasione del compleanno della Garbatella, il team ha prima scansionato e poi stampato in 3D l’altorilievo che raffigura il busto dell’ostessa “garbata” che ha dato nome alla zona.
Per partecipare alle attività del FabLab Roma Makers è necessario tesserarsi, tramite la Fitel, presentando richiesta durante gli open day del mercoledì.

In auto per 30mila chilometri per accompagnare la figlia al college

Huang Haitao aveva promesso a sua figlia che avrebbe attraversato 26 nazioni se fosse stata accettata in un’università americana. Quando la lettera di ammissione è arrivata da Seattle, non ha potuto far altro che partire con lei dalla Cina verso gli Stati Uniti