Robotica

L’Europa fa GOAL. Sceglie un progetto italiano per rendere autonomi i robot del futuro

Un team italiano è stato scelto dall’Europa per sviluppare assistenti robotici di nuova generazione, pienamente autonomi. Il progetto vincitore si chiama GOAL ed è stato scelto dopo una selezione che ha coinvolto oltre 800 proposte.

Dimenticate i robot che fanno esattamente quello che ordiniamo, completando passivamente il lavoro affidato e rischiando di sbattere contro il primo ostacolo imprevisto. Presto potrebbero diventare abbastanza autonomi da gestire da soli le loro attività, pronti forse a esplorare e capire indipendentemente da noi il mondo che li circonda. Questo è in linea generale quello che bolle in pentola nei tanti progetti presentati in Europa nelle ultime settimane.

horizon2020_logo

FET, ovvero Future and Emerging Technologies

Parte di Horizon 2020 (programma di ricerca e innovazione europeo), il FET (Future and Emerging Technologies) consiste in una serie di iniziative volte a promuovere le tecnologie del futuro esplorandone i confini più ambiziosi, favorendo la competizione tra gruppi di ricerca e offrendo cospicui finanziamenti al fine di accelerarne l’avanzamento. FET Open, in particolare, è una call orientata a far emergere le nuove idee in ogni settore scientifico, tra cui la robotica.

Una bella notizia arrivata pochi giorni fa è che un team italiano (in collaborazione con ricercatori francesi e tedeschi) si è classificato primo, superando altri 11 finalisti, dopo una selezione che ha interessato ben 822 progetti. Il progetto vincitore si chiama GOAL (Goal-based Open-ended Autonomous Learning) Robots e punta a sviluppare assistenti robotici di nuova generazione pienamente autonomi, in grado di offrire un forte contributo all’automazione in ambito commerciale e industriale.

Come dice il nome stesso, tutto ruota attorno al concetto di goal, ossia obiettivo.

I robot attuali si trovano ancora nella loro infanzia, eseguono le istruzioni scritte dai loro programmatori e manifestano una bassa anche se crescente adattabilità a circostanze inaspettate. Immaginiamo invece un robot a cui affidiamo un compito o la risoluzione di un problema, senza comunicare nient’altro. Sarà compito del robot decidere cosa fare e come farlo, ponendosi autonomamente un obiettivo da raggiungere. E nel caso in cui si tratti di un contesto totalmente nuovo, si impegnerà ad apprendere, sempre da solo, le abilità necessarie per completare il lavoro.

Robot woman holding energy sphere.

Il team del progetto GOAL

Per i robot del futuro non vi sarà un’unica soluzione da seguire, ma infinite combinazioni che verranno dinamicamente vagliate dagli algoritmi attualmente in fase di sviluppo. Per farlo, le intelligenze artificiali dovranno diventare molto più flessibili e adattabili, in grado di sfiorare quella che noi descriviamo come umana creatività. Una volta completati, i prototipi verranno testati sul campo mediante sfide di difficoltà crescente come è accaduto durante i Darpa Robotics Challenge del 2015.

Dietro a questo progetto vi è un team interdisciplinare di ingegneri robotici, modellatori computazionali e psicologi dello sviluppo.

La partecipazione di questi ultimi è da sottolineare perché, negli algoritmi sviluppati, molto deriva da quel che sappiamo dell’apprendimento umano durante l’infanzia. L’obiettivo, in qualsiasi situazione, rappresenta sempre una forza trainante in grado di far emergere le nostre abilità, anche quelle sconosciute, facendoci maturare, scardinando le sicurezze con cui quotidianamente definiamo la nostra persona.

 

robotevolution

Un goal, una sfida da vincere

Ogni goal è una sfida a cui rispondiamo mettendo in gioco ciò che sappiamo, cercando di acquisire rapidamente informazioni su quel che ancora ignoriamo. È così che cresciamo noi umani e in generale gli esseri viventi. Così stiamo tramandando queste stesse modalità di apprendimento alle future generazioni di silicio, la nostra progenie per via memetica piuttosto che genetica.

La nostra è una sfida alla conquista dell’indipendenza dei robot dai suoi creatori, affinchè questi siano in grado di seguirci dovunque, aiutarci nelle attività più difficili e sostenere con noi, e in parte al posto nostro, la vertiginosa rapidità con cui sta cambiando il nostro mondo.

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