10 storie di ponti che hanno cambiato il mondo

Storie e leggende intorno a 10 ponti che hanno cambiato il mondo. Ci sono elefanti e archi che fanno l'occhiolino. E c'è pure "Anna dai capelli rossi". Insomma, ci siamo divertiti a scovare aneddoti intorno a queste meravigliose strutture. Aspettando, forse, quello sullo Stretto di Messina.

Il suo annuncio fa capolino nelle nostre vite con estrema regolarità. Ma non sappiamo se, alla fine, il famoso Ponte sullo Stretto verrà mai fatto. Non sappiamo se un giorno racconteremo ai nostri figli di una leggenda rimasta tale o li porteremo a vedere qualcosa di concreto. Sotto i piedi, dentro agli occhi. Magari mentre siamo fermi in coda, per passare il tempo. Però una cosa è certa. Questo grande desiderio di unire la Sicilia e la Calabria ha il merito di farci riflettere su una delle forme architettoniche più maestose ed eleganti mai create dall’uomo. Frutto d’ingegno, talento e materiali sempre più innovativi. Con un grande obiettivo: unire culture e nazioni; uomini e regioni, isole e terraferma. I ponti, per fortuna, si portano dietro delle storie meravigliose.

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1) Il ponte di Brooklyn

Lo descrive Fitzgerald ne Il Grande Gatsbylo racconta in una bella poesia Jack Kerouac, lo immortala Woody Allen in una delle scene più belle di Manhattan. Per molto tempo è stato il ponte sospeso più grande del mondo. Fin dalla sua apertura, nel 1883, grazie al progetto di un ingegnere tedesco, anzi prussiano, John Augustus Roebling. Un uomo che sarebbe morto prima dell’inizio della costruzione del ponte, nel 1869, per aver rifiutato alcuni trattamenti medici dopo l’amputazione di alcune dita di un piede schiacciate da un traghetto. Il suo posto fu preso dal figlio, Washington, che riuscì a portare a termine l’impresa solo grazie all’appoggio di sua moglie, Emily. Si narra che fu quest’ultima a prendere le redini del progetto e ad affiancare gli ingegneri durante i 14 anni della costruzione del ponte. E non è un caso che sia stata sempre Emily la prima ad averlo attraversato, il giorno dell’inaugurazione.

Il ponte di Brooklyn è uno dei simboli più importanti della città. Circa 100mila veicoli, 4mila pedoni e 3mila biciclette lo attraversano ogni giorno.

La sua anima d’acciaio, simbolo di un’epoca, si distende per 1825 metri, si allarga per 28 metri e si alza per 84 metri sul mare. Tutto per collegare Brooklyn con Manhattan. Per costruirlo ci vollero circa 14 anni e 15 milioni di dollari. Tanti, tantissimi per il tempo. Lavorarono all’opera oltre 600 operai  e 27 di loro (probabilmente di più) persero la vita all’interno del cantiere. Tra malattie, embolie e incidenti.

Durante il Memorial Day del 1883, il tacco di una donna si incastrò tra le assi di legno e le sue urla indussero le persone attorno a lei a credere che il ponte stesse per crollare. 12 persone morirono schiacciate dalla folla che cercava di mettersi in salvo. Così, nel 1884, per dimostrare che il ponte poteva reggere pesi elevati, fu fatto attraversare da 21 elefanti provenienti da un circo poco distante. Da allora nessuno ha dubitato più della sua resistenza. Ma le storie non sono certamente mancate. Le potete trovare qui.

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2) Il ponte Vasco da Gama

Si trova in Portogallo ed è nato in occasione dell’Expo del 1998. Collega due sponde del fiume Tago, Montijo e Sacavem, nell’area di Lisbona. Il nome rende omaggio al grande navigatore che 500 anni prima, scoprendo una nuova rotta per l’India, aveva aperto la strada a nuovi scambi commerciali e non solo. Era il 1498 ma sono in pochi a ricordarlo. Sei anni prima un altro esploratore, cercando la stessa via, si era preso tutto il palcoscenico.

Con i suoi 17,2 chilometri (poco più di 12 di lunghezza più altri 5 di viadotti) è oggi uno dei ponti più lunghi del mondo. Per la sua realizzazione furono impiegati oltre 3mila operai e ben quattro società di ingegneria. I lavori durarono in totale 18 mesi e la consegna avvenne in anticipo rispetto alla data prevista. Nel progetto fu inserito anche un programma per la salvaguardia e la protezione di una riserva paludosa per uccelli. Si tratta, infatti, di una delle mete preferite dai fenicotteri e da altre specie migratorie. Natura e tecnologia.

Il ponte, infine, ha permesso di riqualificare la zona: 300 famiglie che vivevano in poveri quartieri intorno al ponte hanno trovato una nuova casa. Diviso in sei corsie autostradali, tre per senso di marcia, e il simbolo di un Paese che, nonostante la crisi, non ha dimenticato il suo prospero passato. Per rinascere, del resto, serve solo un altro buon navigatore e una nuova rotta. Prima o poi arriveranno, entrambi.

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3) Il ponte di Akashi-Kaikyō

Si trova in Giappone e viene continuamente tirato in ballo come metro di paragone per il progetto italiano. Il motivo? Possiede una campata principale di quasi 2 chilometri, la più lunga del mondo. Ed è un vero gioiello architettonico, come dimostra il fatto che la struttura, mentre era in via di conclusione, non subì gravi danni neanche in seguito al terribile terremoto del 1995 (6,8 scala Richter). Morirono 15mila persone ma le torri, già finite, rimasero in piedi. Resistenza, resilienza., ripartenza. Il ponte fu inaugurato poco dopo, il 5 aprile 1998 e da allora non è mai stato chiuso. Neanche per il passaggio di tifoni con raffiche di vento a 200 km/h.

L’opera, costata oltre 4 miliardi di dollari, è stata progettata a seguito di un grave incidente tra due traghetti, nel 1955, che costò la vita a 168 persone, di cui molti bambini in gita scolastica. L’opinione pubblica, sollecitata dai parenti delle vittime, chiese a gran voce la costruzione di un ponte che potesse evitare tragedie come quella. Nel 1988, dopo oltre 30 anni di studi di fattibilità e continui rinvii, il governo nipponico decise di avviare i lavori che vennero completati 10 anni dopo. Oggi unisce la città di Kōbe, sull’isola di Honshū, all’isola Awaji.

Akashi-Kaikyo Bridge in Kobe, Japan KOBE, JAPAN - OCTOBER 25: Akashi-Kaikyo Bridge in Kobe, Japan on October 25, 2014. Links Kobe mainland to Iwaya on Awaji Island, the bridge has the longest central span of any suspension bridge in the world

4) Il ponte di Øresund

A volte i ponti collegano anche paesi diversi. Come quello di Øresund che unisce la Danimarca alla Svezia, Copenaghen e Malmoe. Un tratto stradale, con tanto di ferrovia, realizzato tramite tunnel sottomarino e struttura sopraelevata. Uno dei ponti più affascinanti del Vecchio Continente. E non solo. Inaugurato il primo luglio del 2000, è stato costruito come un puzzle. A parte i piloni in cemento, le varie parti sono state costruite altrove, fatte galleggiare fino al sito e montate, di volta in volta, sul posto. Tutto per un costo finale di 3 miliardi di dollari.

Durante i lavori sono state scoperte sedici bombe inesplose risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. Bombe che si erano depositate sul fondale marino e inavvertitamente furono inglobate in un segmento del tunnel. Armi di distruzione, disinnescate, ormai inutili. Seppellite dalla vita.

Di tutta l’opera, 5,35 km del ponte sono in territorio svedese e il pilone alto 203,5 metri è attualmente la costruzione più alta dell’intera nazione. Una volta giunto all’isola artificiale di Peberholm, lunga ben 4,05 km, il ponte si immerge in un tunnel sotterraneo che riemerge vicino all’aeroporto Kastrup di Copenaghen.

Il tunnel, che da solo rappresenterebbe un’opera architettonica incredibile, è formato da 4 gallerie separate collegate da altre laterali.

Negli ultimi 16 anni gli spostamenti dalla Danimarca alla Svezia sono aumentati del 60% e oggi 3,5 milioni di persone lo usano ogni giorno. Sia svedesi che hanno trovato lavoro in Danimarca che danesi che hanno comprato una casa in Svezia. Insomma, un esempio fulgido di collaborazione e innovazione. Nonostante il passato e le deflagrazioni mai avvenute.

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5) Il ponte di Tsing Ma Bridge

Aperto al traffico nel 1997, deve il suo nome deriva dalle due sponde che collegano l’isola e la penisola di Hong Kong. Tsing e Ma. I lavori iniziarono nel 1992 e furono completati in 5 anni con un’inaugurazione speciale che vide la presenza dell’ex primo ministro britannico Margaret Thatcher. Pochi anni ancora e l’influenza europea, già enormemente affievolita, sarebbe scomparsa da quei luoghi.

Si tratta del settimo ponte sospeso più grande al mondo, ma si colloca al primo posto tra quelli che sopportano sia il traffico stradale (sei corsie) che quello ferroviario (due binari). Fiumana di uomini e veicoli, senza interruzioni.  Il ponte ha una campata principale di 1.377 metri e raggiunge i 206 metri d’altezza.

È diventato famoso anche per essere stato inserito all’interno di un videogioco, Command & Conquer, come obiettivo primario di un gruppo terroristico immaginario. Viene bombardato e distrutto in una scena particolarmente ricca di effetti speciali. Un motivo, fra i tanti, che hanno portato il governo cinese alla decisione di vietare il gioco. Nella realtà, Tsing Ma Bridge rappresenta uno snodo fondamentale per il complesso traffico di Hong Kong e un’attrazione turistica visitata da milioni di turisti ogni anno, innamorati di un luogo che non riposa mai.

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6) Il Golden Gate Bridge

È probabilmente uno dei ponti più famosi del mondo. Fu inaugurato il 27 maggio del 1937 e si trova sul Golden Gate, lo stretto tra la baia di San Francisco e l’Oceano Pacifico. Lungo 2,71 è uno dei posti più trafficati della città, con le sue tre corsie per ogni senso di marcia. È costato più di 35 milioni di dollari con l’ultima delle obbligazioni che fu rimborsata nel 1971. L’intero ponte, in tutte le sue parti, consta di circa 23mila scale e passaggi interni, usati da chi ci lavora. Un labirinto così contorto che costringe molti operai a portarsi dietro un manuale/mappa di 26 pagine. Il rischio, in caso contrario, è quello di perdersi.

Ogni giorno transitano circa 100mila veicoli ma i suoi marciapiedi sono costantemente attraversati da ciclisti e pedoni.

Nel 1987, per festeggiare il suo cinquantesimo compleanno, venne organizzata una festa a cui si presentarono 300mila persone. Non fu una buona idea. Quel numero di visitatori, largamente superiore alle attese, fece appiattire leggermente la struttura naturalmente curva. Non accadde nulla di tragico ma da quel momento non sono state più organizzate altre celebrazioni simili.

E nonostante la California sia una zona sismica, solo il vento è riuscito a chiudere il Golden Gate. Per ben tre volte e sempre durante il mese di dicembre: l’1 dicembre 1951, il 23 dicembre 1982 e il 3 dicembre 1983. Ma la sua storia “particolare” non finisce qui. È il ponte in cui avvengono più suicidi al mondo. Il primo fu registrato tre mesi dopo l’apertura, nel 1937, e da allora si sono buttate dal ponte più di 1300 persone. Solo il 2% di queste non è morta. Balaustre che sembrano spartiacque di esistenze. Probabilmente il luogo più malinconico del mondo.

The Golden Gate Bridge in San Francisco, CA at sunset.

7) L’Harbour Bridge di Sydney

Venne inaugurato il 19 marzo del 1932 e fino al 1977 è stato il più lungo ponte di acciaio ad arco a una sola campata. È Lungo 1149 metri e oggi è una delle opere più famose dell’Australia. Gli abitanti lo hanno soprannominato “appendiabiti” . Forse per il suo arco che invita a fermarsi e a osservare la propria esistenza dall’alto. Respirando. Collega il distretto finanziario di Sydney, che si trova nella parte meridionale della città, con la zona settentrionale. Viene attraversato ogni giorno da 160 mila veicoli.

Fu iniziato nel 1924 per un costo totale che superò i 6 milioni di dollari. Durante la sua realizzazione morirono 16 persone.

La sua particolarità sta nel fatto che può essere “scalato”, diventando una meta turistica molto ambita. Ci sono quattro possibili arrampicate sul ponte. Da quella più lenta, circa tre ore e mezza di camminata con il sostegno delle guide, sull’arco più esterno, a quella più avventurosa. Per arrivare sulla cima bisogna comunque percorrere oltre mille scalini.

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8) Forth Rail Bridge

È un’icona, ultracentenaria, della città di Edimburgo. Attraversa il fiume Forth ed è uno degli esempi più fulgidi dell’era industriale. È un ponte ferroviario, lungo 2,5 chilometri, con doppi binari che si alzano 46 metri sopra il livello del mare. Il Forth Bridge è conosciuto anche come Forth Railway Bridge per non confonderlo con quello, parallelo, dedicato al traffico su ruote. Venne inaugurato il 4 marzo del 1890 dal principe di Galles, il futuro re Edoardo VII.

Fu il primo in Gran Bretagna a essere completamente in acciaio. Una vera rarità per l’epoca.

In realtà il progetto era già stato approvato qualche decennio prima ma tutto rallentò a causa di Sir Thomas Bouch, l’ingegnere incaricato di costruire il ponte. Il motivo è semplice. Le autorità scozzesi non si fidarono più, nonostante la parola data, a causa della tragedia del Tay Bridge. Un altro ponte, sempre di Bouch, sempre in Scozia (vicinoa Dundee), che crollò durante una tempesta facendo 75 vittime. Difetti di progettazione, materiali scadenti, calcoli errati. Le colpe dell’ingegnere furono subito abbastanza chiare. Così furono Sir John Fowler e Sir Benjamin Baker a progettare la struttura. Non andò benissimo anche in questo caso. Durante i sette anni di lavori, dal 1883 al 1890, dei 4600 operai impiegati 450 rimasero feriti e 98 persero la vita.

«Dipingere il Forth Bridge» è anche un modo di dire per descrivere un lavoro infinito. Un qualcosa che viene procrastinato, continuamente. Un’azione che si sa quando comincia ma non si sa quando finisce. Il motivo? La verniciatura del ponte, in passato, è stata talmente complessa che nell’immaginario degli abitanti del luogo: «Appena finiva, doveva subito ricominciare».

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9) Confederation Bridge

Se non siete giovanissimi probabilmente conoscerete “Anna dai capelli rossi”. È un cartone animato che in Italia ebbe discreto successo ma non molti sanno che è l’adattamento di un omonimo romanzo, uscito nel 1908, scritto da una bravissima autrice canadese, Lucy Maud Montgomery. Le vicende sono ambientate sull’isola del Principe Edoardo, una piccola terra a forma di mezzaluna. La provincia più piccola dello Stato.

Fu raggiunta, nel 1534, dall’esploratore francese Jacques Cartier che la descrisse come “la terra più bella che un uomo possa immaginare”.

Una terra isolata fino al 31 maggio del 1997, quando fu inaugurato il Confederation Bridge. un ponte che d’inverno, a causa delle basse temperature, si staglia sopra una distesa di ghiaccio. Per queste ragioni il ponte è stato progettato per poter resistere a condizioni atmosferiche così rigide e particolari, senza danneggiare la fauna locale, soprattutto quella degli astici. Per ragioni di sicurezza, ad esempio, non è permesso camminare e andare in bicicletta, per cui è operativo un servizio navetta per trasportare pedoni e ciclisti. Ed è un ponte altissimo che tocca un massimo di 60 metri. Come un palazzo di 18 piani. In quel tratto, infatti, passano navi di grandi dimensioni. Grazie a questo gioiello tecnologico, il turismo è aumentato di oltre il 60% e l’impatto ambientale è stato minimo. Insomma, anche se non siete dei grandi fan di “Anna dai capelli rossi” credo sia un luogo da visitare.

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10) Gateshead Millennium Bridge

Ci sono due cittadine, nel nord-est dell’Inghilterra, divise da un fiume, il Tyne. Sono Newcastle e Gateshed. Rappresentano ancora oggi uno dei cuori pulsanti dell’economia britannica e sono unite da diversi ponti. Due gemelle che s’incontrano anche grazie al Gateshead Millennium Bridge. Il ponte, pedonale e ciclistico, “che fa l’occhiolino”.

L’opera ha vinto numerosi premi sia in patria che all’estero, tra cui lo Stirling Prize. Il più prestigioso premio che viene assegnato agli architetti. Dedicato alla regina Elisabetta II, è comparso anche sul retro delle monete da una sterlina coniate nel 2007. È un ponte anomalo, i cui movimenti affascinano turisti e professionisti. Il motivo? Si inclina. Al passaggio sul fiume di navi di grandi dimensioni non si apre né si ritrae. Ruota sul proprio asse, come una ballerina che ondeggia sulle punte.

Blinking Eye. Come se chiudesse una palpebra, complice.

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Altri ponti da conoscere

Era impossibile citarli tutti. Ma prima di chiudere con un piccolo bonus, doveroso, a Venezia, ve ne segnalo altri che meritano di ricevere almeno uno sguardo virtuale. Come il Ponte (viadotto) di Millau, tra Montpellier e Tolosa, sulla direttrice Barcellona-Parigi. È un ponte strallato, cioè sospeso e retto da cavi tesi e ancorati ai piloni, che supera i 341 metri. Ovvero più alto della Tour Eiffel con una vista altrettanto mozzafiato. In Cina potreste percorrere uno dei più lunghi ponti oceanici del mondo. Sicuramente il più lungo dell’intera Cina. Si chiama Hangzhou Bay Bridge, e misura 36 chilometri. A Singapore, poi, c’è l’Helix Bridge, un ponte pedonale che ha una forma elicoidale e, soprattutto quando è illuminato di notte, si trasforma in un suggestivo luogo d’interesse. Mi fermo qui, la lista continuerebbe all’infinito.

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Bonus: Venezia, città di ponti

Era impossibile non citare Venezia che di ponti ne ha quasi 400. Alcuni piccoli, altri recenti. Un complesso di strutture che oggi è davvero un patrimonio dell’umanità. Nonostante le ultime “aggiunte” come quello costruito da Calatrava che ha fatto, ancora oggi, storcere il naso a molti. almeno se paragonato al Ponte dei Sospiri, a quello dell’Accademia, degli Scalzi, dei Pugni o dei Tre Archi. E poi c’è il Ponte della Libertà, quello che collega davvero le isole della Laguna alla Terraferma. Arrivare nel silenzio della notte, in treno, senza fretta, per arrivare alla Stazione di Santa Lucia. Una delle immagini più difficili da cancellare. Come disse Brodskij:

È come se lo spazio, consapevole della propria inferiorità rispetto al tempo, gli rispondesse con l’unica proprietà che il tempo non possiede: con la bellezza

Il Ponte di Rialto rimane probabilmente il più famoso. Del resto è il più antico ponte che sia stato costruito per attraversare il Canal Grande. Un’ampia arcata di 28 metri, larga 22 metri e alta circa 7,5 metri sopra la linea di marea. Acqua alta permettendo. La sua costruzione, come la conosciamo oggi, fu terminata nel 1591, grazie all’ingegnere Antonio da Ponte. Nomen Omen. Ci vollero dodicimila pali di legno di olmo e uno stuolo di tavoloni di larice per sostenerlo. Pali e tavole che sono ancora lì, sentinelle di un mondo che nel frattempo è scappato via. E poi le botteghe, l’arte, la tradizione. In un’unica parola: Storia.

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