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Aspettando Maker Faire Rome 2016 | FabLab Città della Scienza

Identikit, struttura, ma anche mission dello spazio dedicato agli artigiani digitali nel cuore di Bagnoli. E si chiamerà D.RE.A.M., un nome speciale, un acronimo che sta per Design and REsearch in Advanced Manufacturing

Prosegue il nostro viaggio nei FabLab italiani. Questa volta racconteremo una struttura che deve ancora essere ufficialmente inaugurata, ma che merita attenzione. Perché è e sarà parte di Città della Scienza, la struttura di Bagnoli (fondazione privata, no profit, indipendente e fondata da 30 personalità della Scienza e dell’Economia), ferita (e rinata) dopo l’incendio doloso nel 2013. Perché, ancora prima di avviare ufficialmente le attività, nasce con l’obiettivo di fare rete con le altri spazi maker di Napoli e della Campania: FabLab Napoli e MedFabLab di Cava de’ Tirreni. Stiamo parlando del Fablab di Città della Scienza, che sarà inaugurato il 26 e 27 ottobre in occasione dell’Italy-China Science, Technology & Innovation Week 2016, un appuntamento organizzato proprio da Città della Scienza, soggetto riconosciuto dal Governo come organizzatore del trasferimento tecnologico Italia-Cina. Il Fablab sarà inaugurato alla presenza del ministro dell’Istruzione Giannini e di una delegazione cinese.

Il Fablab di Città della Scienza (via Coroglio 57/104, Bagnoli), si chiamerà D.RE.A.M., un nome speciale, un acronimo che sta per Design and REsearch in Advanced Manufacturing. Nato grazie al sostegno di un finanziamento del MIUR, grazie al quale Città della Scienza ha reso concreto un progetto di manifattura 4.0, il FabLab è coordinato da Amleto Picerno Ceraso, Bruno Lenzi (per la parte biomedicale), Corrado Tamborra (artista e artigiano, per la parte di officina e laboratori), Michela Musto (per la parte dedicata alla moda e al design), Sara Nappa (per la parte dedicata agli exhibit museali), Carmine Scala per la meccanica e Gianmarco Paduano per la parte di prototipazione elettronica.

FabLab Città della Scienza

Un laboratorio di 500 metri quadrati

Nei 500 metri quadrati del laboratorio (che diventano 1000 se si considerano anche gli spazi messi a disposizione da Città della Scienza) troveranno posto due bracci antropomorfi Kuka (già installati), una macchina laser e una fresa di grandi dimensioni, circa 15 stampanti 3D, kit di elettronica e utensili funzionali ai progetti.

Biomedicale, aerospazio, design e fashion, architettura e manifattura

Quella del FabLab di Città della Scienza sarà insomma una partenza lanciata. Non solo macchine sono già pronte e installate, ma anche tanti progetti in stadio avanzato. Quattro per la precisione. Dal team che coordina il D.RE.A.M. spiegano che sono già a lavoro su biomedicale, aerospazio, design e fashion, architettura e manifattura. L’obiettivo è proporre i progetti alle imprese. L’idea è di fare del FabLab di Città della Scienza il primo distretto di fabbricazione digitale della Campania. Primo passo, presentare a Futuro Remoto, manifestazione storica dedicata alla scienza in programma a piazza del Plebiscito dal 7 al 10 ottobre, progetti di questo tipo: un estrusore in polimeri plastici, un progetto sul design biomedicale (bio-protesi), un altro su moda e fashion (gioielli che intervengono anche sul benessere fisico).

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Il modello D.RE.A.M.

Per il FabLab di Città della Scienza la scelta del modello sostenibile, quello che permette alla struttura di essere economicamente indipendente e solida, è da verificare. Nelle intenzioni del team che lo coordina c’è la volontà di lavorare e interagire con le aziende del territorio. Naturalmente i settori su cui scommette di più il FabLab (biomedicale, aerospazio, design e fashion, architettura e manifattura) sono già coperti dalle aziende della zona. Che hanno una qualità alta, ma utilizzano tecnologie desuete. Vecchie anche di 70 anni. Che hanno bisogno di innovazione.

Academy

Non solo progetti per le aziende, il FabLab di Città della Scienza si prepara al taglio del nastro alla fine di ottobre anche con la sua Academy. Un programma di formazione di 12 mesi (31 moduli didattici, 40 ore settimanali di lezione,1935 ore totali) in collaborazione l’Università di Napoli Federico II e l’Istituto Italiano di Tecnologia di Napoli, docenti internazionali. Come si accede al programma? La condizione è avere un progetto da sviluppare.

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