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Ecco la prima scarpa Adidas prodotta interamente da Robot

È nata in Germania, la prima scarpa fatta dai robot. L’ha realizzata Adidas e segna l’inizio di una nuova industria che non delocalizza e riduce i tempi di produzione e consegna.

È la prima scarpa realizzata da robot. L’ha prodotta Adidas nel suo Speedfactory a Ansbach in Baviera. Il primo di 500 prototipi che segnano l’inizio di una nuova industria che dice addio alla delocalizzazione, riduce i tempi di produzione e consegna, eliminando la fase di trasporto. L’obiettivo della multinazionale è di arrivare a 30 milioni di scarpe fatte da robot entro il 2020.

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La prima Futurecraft M.F.G.

M.F.G. è l’acronimo di Made in Germany. Così l’azienda ha deciso di chiamare la prima scarpa che nasce quasi interamente dal lavoro di robot.

Come mostra il video l’intervento dell’uomo è limitato alla fase di assemblaggio del prodotto. Anche il design è futuristico grazie ad ARAMIS Digital Image Correlation System, in buona sostanza una tecnologia che registra il movimento del piede e fa una mappa della pelle, le ossa e i muscoli del compratore, per realizzare una scarpa che si adatta perfettamente al suo corpo. Il massimo della personalizzazione.

M.F.G. è solo l’inizio, la multinazionale ha già annunciato che nasceranno nuove linee: «Gli Speedfactory offrono la possibilità di esplorare nuovi modi per creare la scarpa perfetta. La fabbrica permette di usare dati e analytics in tempo reale e offrire più benefici agli atleti», spiega Ben Herath, vice presidente del design di Adidas a Inhabitat.

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I robot mettono fine alla delocalizzazione

La maggior parte delle 300 milioni di scarpe che l’azienda produce ogni anno avviene In Cina o in altri Paesi asiatici. I prodotti vengono realizzati quasi del tutto a mano da operai che guadagnano salari molto più bassi di quelli dei lavoratori occidentali. È la cosiddetta delocalizzazione, una parola chiave per comprendere la produzione industriale moderna. Ma con l’introduzione dei robot gli scenari stanno rapidamente cambiando.

L’aumento dei salari nei Paesi emergenti, come sta avvenendo in Cina, e le nuove tecnologie stanno portando molte aziende a tornare a produrre in casa propria. Come spiega Recode, il fenomeno interessa molte multinazionali come Ford che ha spostato in Usa quasi 3.200 delle sue fabbriche.

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Ma le implicazione sono più vaste, con la possibilità di avvicinare la produzione ai mercati di riferimento e limitare il tempo tra ordine e consegna della merce. Oggi servono settimane per produrre un paio di sneaker. Automatizzare i processi porterà a realizzarle in meno di cinque ore.

Altro dato interessante: il 70% delle vendite della multinazionale provengono da prodotti realizzati quasi un anno fa. Con i robot si potranno realizzare linee più nuove sulla base dei bisogni del mercato ed eliminare quasi del tutto i costi di trasporto, e non solo: « Idealmente i rivenditori saranno in grado di fare ordinazioni in base alle tendenze del momento e non avremo bisogno di tenere molta merce in magazzino da distribuire in caso di necessità», ha detto a Fortune Katja Schreiber, responsabile della comunicazione di Adidas.

Da ricordare. Secondo la ricerca “The Future of the Jobs” presentata al World Economic Forum, l’industria 4.0 comporterà la creazione di 2 nuovi milioni di posti di lavoro, ma contemporaneamente ne spariranno 7, con un saldo netto negativo di oltre 5 milioni di posti di lavoro.

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La nuova fabbrica ad Atlanta

Quella tedesca non sarà l’unica Speedfactory. La prossima partirà ad Atlanta nel 2017 e secondo stime produrrà 50mila paia di scarpe entro la seconda metà dell’anno, creando 160 posti di lavoro. Mentre nuove aperture sono state annunciate in Gran Bretagna e Francia. L’obiettivo è di produrre un milione di scarpe nei prossimi anni per raggiungere i 50 milioni entro il 2020.

Servirà ancora l’uomo? Per ora pare di sì. L’azienda non punta ad un’automatizzazione completa, ma a un’integrazione di metodi innovativi e tradizionali, con operai sempre più specializzati che delegheranno i compiti più noiosi alle macchine, per dedicarsi alla parte più creativa della produzione. Almeno così assicura il capo dell’innovazione e della tecnologia di Adidas Gerd Manz.

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