Story

Breve storia dei chatbot (dal 1966 a oggi)

Per molti il 2016 è l’anno dei chatbot. Così abbiamo deciso di guardare indietro e di ricostruire alcune tra le tappe più importanti della loro storia. Da Eliza fino a Messenger.

Per molti il 2016 è l’anno dei chatbot. Ne sentiamo parlare ovunque con le grandi realtà, Facebook su tutte, pronte ad affidarsi a questo strumento per migliorare l’interazione con il proprio pubblico. Stiamo parlando di strumenti che, grazie all’Intelligenza  Artificiale, simulano una conversazione con gli utenti in chat e che appartengono a due categorie: quelli che funzionano in base a una serie di regole prestabilite, e quelli, più avanzati, che attraverso il machine learning imparano dal comportamento dei propri utenti. In generale sono assistenti che danno informazioni, risolvono problemi, rispondono a domande, intrattengono. Ecco alcuni esempi che ne hanno scritto la storia.

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1966, Eliza

È stato creato da Joseph Weizenbaum (1923-2008), informatico tedesco che lavorò per tanti anni al MIT di Boston. Il suo desiderio era quello di realizzare la parodia di una conversazione tra un terapeuta e il suo paziente nella sua fase iniziale. Ovvero in quei primi incontri in cui le domande sono abbastanza semplici e non prevedono un preciso grado di profondità emotiva. Il suo nome deriva però da Eliza Doolittle, la fioraia protagonista della commedia Pigmalione di George Bernard Shaw.

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1972, Parry

Parry, rimanendo in ambito medico, simulava il pensiero di un individuo paranoico e schizofrenico. Fu creato da un psichiatra, Kenneth Colby, durante i suoi studi alla Stanford University. Funzionava tramite un complesso sistema di ipotesi, attribuzioni e risposte emotive che si innescavano durante determinati dialoghi e spunti verbali. Parry è stato uno dei primi sistemi a passare il test di Turing.

1988, Jabberwacky

L’obiettivo di Jabberwacky fera molto diverso: simulare la voce umana ma in maniera divertente e umoristica. E soprattutto superare il test di Turing.  Fu creato dal programmatore inglese Rollo Carpenter che, nel 1997, creò anche un altro prodotto di grande successo, Cleverbot. 

1992, Dr Sbaitso

Anche Dr. Sbaitso era stato costruito per conversare come uno psicologo con i propri interlocutori umani. Sviluppato per personal computer con sistema operativo MS-DOS fu distribuito dalla Creative Labs per dimostrare la capacità delle schede audio di generare una voce sintetizzata.

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1995, A.L.I.C.E.

Artificial Linguistic Internet Computer Entity. Questo è l’acronimo di A.L.I.C.E., chatbot “open source”, programmato con il linguaggio A.I.M.L. (Artificial Intelligence Markup Language). Allo scienziato e programmatore Richard S. Wallace si deve la nascita di entrambe queste realtà. A.L.I.C.E. ha vinto nel 2000, 2001, 2004 il Premio Loebner che veniva assegnato a quelle tecnologie capaci di superare il test di Turing.

2001, Smarterchild

SmarterChild fu un chatbot di grande successo. Offriva un rapido accesso a una grande gamma di informazioni e offriva all’utente anche la possibilità di divertirsi durante la conversazione. Arrivò ad essere usato da 13 milioni di utenti e portò alla realizzazione di prodotti promozionali per Radiohead, Austin Powers e molti altri.

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2006, IBM’S Watson

Watson è stato sviluppato all’interno del progetto DeepQA di IBM, e il suo nome è stato scelto per rendere onore al primo presidente dell’azienda, Thomas J. Watson. Fu creato per competere contro i campioni di Jeopardy, un quiz televisivo americano di grande successo. E riuscì nel suo intento. In seguito fu usato in tantissimi altri contesti molto più rilevanti, come la gestione delle decisioni nel trattamento del cancro ai polmoni al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center.

2010, Siri

È probabilmente l’assistente vocale più famoso e noto. Non molti sanno che originariamente Siri fu distribuita come applicazione indipendente per iOS e solo in un secondo momento fu acquisita da Apple e integrata nei vari dispositivi. Siri può fornire indicazioni stradali o sul meteo, rispondere a domande, inviare messaggi e molto altro.

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2012, Google Now

Google Now è un software di assistenza personale sviluppato dall’azienda di Mountain View per la sua app di ricerca. Risponde alle domande, dà consigli e mette in contatto l’utente con diversi servizi nella rete. Una funzione ulteriore è quella di ricordare le conversazioni per provare a prevedere cosa l’utente andrà a chiedere.

2014, Cortana

Cortana è un software di assistenza vocale creato per il sistema operativo Windows Phone. Permette agli utenti di interagire tramite specifiche conversazioni, l’invio di messaggi, promemoria, richiesta di informazioni di vario tipo. In più è in grado di impostare delle notifiche per ricordare eventi o comunicare notizie come il meteo e il traffico.

2015, Alexa

L’assistente vocale di Amazon che vive all’interno di Echo. I suoi algoritmi gli permettono di sostenere conversazioni interpretandone anche il tono. Un diverso grado di riconoscimento che permette di rispondere in maniera sempre meno artificiale e di assolvere a richieste sempre più complesse.

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2016, Bots for Messenger

Torniamo a Facebook. Ultima tappa di questo viaggio che, in futuro, ci regalerà molte altre destinazioni. Nell’aprile del 2016, Zuckerberg ha presentato i bot costruiti appositamente per Messenger. In poco tempo se ne registrarono oltre 10mila. L’azienda di Menlo Park ha deciso di emulare altri social, come Telegram, che hanno fatto dei bot un vero tratto distintivo. L’assistente virtuale di Facebook, chiamato semplicemente M, esegue operazioni realmente complicate come la prenotazioni di viaggi o ristoranti partendo da una semplice chat di richiesta. L’inizio di qualcosa che diventerà sempre più automatico, efficiente e utile. Senza perdere il suo aspetto più ludico.

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