Anche le intelligenze artificiali sogneranno (imparando di più)

Al servizio di Google, l’azienda britannica DeepMind ha pensato di replicare l’esperienza onirica per le Intelligenze Artificiali. Il nuovo sistema permette loro di ricordare e di apprendere di più.

Impossibile non scomodare immediatamente Philip Dick. Tra i giganti della fantascienza, lo scrittore americano forse non riceverebbe ancora una risposta esatta alla domanda con cui intitolò il suo libro Ma gli androidi sognano pecore elettriche?. Tuttavia, sembra che i ricercatori di DeepMind stiano per aprire la strada a intelligenze artificiali in grado di sognare, come descritto recentemente in un paper pubblicato su Arxiv.

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La scienza alla base del sogno è ancora incompleta. Grazie alle neuroscienze abbiamo appreso molto, senza però bucare del tutto il muro che ci separa da uno dei campi più ignoti e intriganti dell’esperienza umana. Ci basti sapere in questa sede che sognare è stata ormai accettata come una funzione fondamentale del cervello, importante per condensare le esperienze fatte durante la veglia e metabolizzarle sotto forma di memoria. Sognare ci aiuta a ricordare.

Google e le esperienze oniriche

Al servizio di Google, l’azienda britannica DeepMind ha pensato di replicare l’esperienza onirica anche per le IA partendo proprio dalla sua funzione. Prima di farlo, i ricercatori hanno individuato una caratteristica chiave dei sogni: la maggior parte sono esperienze negative. Paura, ansia, terrore compaiono spesso nei nostri voli notturni e l’intensità che si accompagna a tali visioni potrebbe essere tutt’altro che casuale. Un’emozione negativa si imprime maggiormente nel nostro vissuto, senza dubbio lo ricordiamo meglio di tante e numerose esperienze positive o neutre. Proprio questo elemento si è cercato di tradurre in algoritmo per portarlo nel mondo virtuale.

Ma al momento come imparano le IA?

Esistono due modi: apprendimento supervisionato e non supervisionato. Molte delle notizie che arrivano ultimamente dal mondo delle intelligenze artificiali rientrano nella prima categoria. Le IA apprendono in modo sorprendentemente veloce ma grazie a pacchetti di dati che vengono forniti e dosati da utenti umani.

La rivoluzione che ancora manca è spingere le IA ad apprendere rapidamente e senza alcun mediatore umano.

In entrambi i casi le IA acquisiscono informazioni confrontandosi con dati e simulazioni del mondo reale. Come noi, devono insomma fare l’esperienza di ciò che stanno studiando, analizzandone gli aspetti positivi e negativi, facili e difficili. Tra i mezzi usati per allenare le IA troviamo ad esempio i videogames. Al momento delle IA stanno diventando via via più intelligenti confrontandosi con giochi come Labirynth e Starcraft II, superandone i livelli, sconfiggendo i boss finali e conquistando trofei. Come possiamo introdurre in tutto questo il fattore sogno?

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Il sistema inventato da DeepMind

DeepMind ha pensato il sogno artificiale come un’esperienza difficile che viene presentata all’IA in maniera continua. Il nuovo sistema si chiama Unreal, ossia Unsupervised Reinforcement and Auxiliary Learning, e grazie ad esso le IA entrerebbero in stato di sogno usando delle ripetizioni in loop di livelli di gioco particolarmente impegnativi, tante volte quanto sia necessario per la memorizzazione del livello stesso. Non parliamo di sola teoria. Nelle prime prove effettuate, grazie a questo approccio le IA hanno mostrato una percentuale di apprendimento 10 volte più rapida del normale. “Il nostro sistema è più facile da allenare, e richiede molta meno esperienza dal mondo reale per farlo, rendendo l’allenamento ancora più efficiente e data dipendente” – dichiarano Max Jaderberg e Volodymyr Mnih, ricercatori di Deep Mind.

deepmind, intelligenze artificiali

Unreal ha permesso alle IA di perfezionarsi giocando anche a numerosi altri giochi, tra cui 57 della gloriosa Atari, raggiungendo punteggi nettamente più alti della media dei software esistenti. Secondo Deep Mind, Unreal riuscirebbe a giocare con una media dell’880% migliore dei top player umani, superando inoltre dell’853% le precedenti IA dell’azienda. Chissà quanto del sogno di silicio assomiglierà alla nostra umana e sfuggente esperienza notturna. Sogno o meno, non possiamo che notare come le IA stanno acquisendo sempre più autonomia prefigurando scenari dove l’artificiale sarà una parte integrante, e interattiva, della nostra vita quotidiana con sempre più ripercussioni culturali oltre che prettamente tecniche.