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Il progetto da 26 miliardi per costruire una città sommersa nell’oceano (in Giappone)

Gli architetti della Shimizo Corporation hanno pensato a un progetto per realizzare un insediamento umano in una sfera sommersa che sfrutta le risorse ancora inesplorate del mare

Si presentano come spirali che vengono su dal fondo del mare verso la superficie degli oceani. Sono un disegno futuristico di una soluzione creativa ai cambiamenti climatici. Sono le Ocean Spirals e le ha ideate un gruppo di architetti giapponesi della Shimizu Corporation. Davanti al pericolo che il surriscaldamento globale possa far crescere il livello dei mari, i progettisti di Tokyo hanno immaginato la possibilità di spostare gli insediamenti umani sott’acqua grazie a queste strutture dalle caratteristiche innovative.

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Un progetto da 26 miliardi di dollari

Non c’è ancora un piano concreto per la realizzazione di queste avveniristiche città, ma sono stati realizzati dei rendering che servono a immaginare di come potrebbe essere il futuro a largo delle coste della capitale giapponese. Il leader del progetto, Masaki Takeuch, ha stimato che per portare a termine l’opera servirebbero 26 miliardi di dollari. Gli architetti, però, sono convinti che far vedere la luce alla loro idea di creare un collegamento tra aria, superficie del mare, profondità marine e fondali oceanici sia l’unica soluzione al rischio climatico globale. La chiave di tutto sta nel saper sfruttare al meglio le potenzialità ancora inesplorate dell’ambiente sottomarino.

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La sostenibilità del mare

L’obiettivo è la sostenibilità: «Fuggendo dai vecchi schemi di sviluppo sulla terra che si sono concentrati sull’efficienza, questo progetto vuole promuovere la vera sostenibilità massimizzando l’uso d elle risorse del mare», si legge sul sito della Shimuzu Corporation. Sono cinque le ragioni individuate dagli architetti giapponesi per puntare sul loro progetto:

  1. Cibo: il mare offre infinite possibilità di approvvigionamento alimentare grazie all’acquacoltura;
  2. Energia: il mare ha un potenziale energetico non sfruttato;
  3. Acqua: dall’oceano si può ricavare una quantità illimitata di acqua potabile con la desalinizzazione;
  4. CO2: nelle profondità marine si possono gestire le emissioni di anidride carbonica e immagazzinarla per un suo successivo riutilizzo;
  5. Risorse naturali: tra fondali e mare le risorse naturali a disposizione sono notevoli.
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5 mila persone in una sfera

Le ipotetiche fasi di realizzazione dell’opera: la prima spirale sarebbe posizionata a circa 5000 metri sotto il livello del mare; sul fondale ci sarebbero delle turbine in grado di sfruttare le correnti oceaniche e le onde per produrre energia con la quale alimentare la sfera che si trova sulla sommità della spirale. Realizzata con materiale di riciclo ma resistente, la sfera è quasi del tutto sommersa ed avrebbe un diametro di 500 metri. Al suo interno verrebbe assicurato il mantenimento di condizioni ottimali di temperatura e umidità. L’insediamento umano sarebbe proprio dentro la sfera, in grado di ospitare 5 mila persone e con la fisionomia di una città con case, uffici, laboratori, ristoranti, scuole. Il fabbisogno energetico della città sarebbe soddisfatto con fonti rinnovabili al 100% e si potrebbero accogliere i primi abitanti già nel 2030 se i lavori cominciassero ora. La vita all’interno della sfera è in teoria molto meno pericolosa rispetto a quella di una città in superficie: cambiamenti climatici minimi, assenza di rischio per tifoni, concentrazione di ossigeno superiore a quella terrestre.

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