Tecnologia

Il futuro di Internet non è nella fibra. Così Elon Musk ci farà connettere dallo spazio

Mentre Facebook ci prova con i droni, Space X vuole lanciare in orbita più di 4mila satelliti per portare internet ovunque. L’impresa è titanica se si pensa che ad oggi ci sono solo 24 satelliti nello spazio per il GPS e che le aziende che ci hanno provato prima hanno fallito

Elon Musk è uno che pensa decisamente in grande. Ha fondato Space X perchè è convinto che l’umanità debba colonizzare Marte e lui vuole essere della partita. Tuttavia, sa benissimo che l’avventura marziana sarà lunga e difficile e richiederà investimenti ingenti. Dove trovare i fondi necessari? Da grande imprenditore ha esaminato i settori che hanno una maggiore aspettativa di crescita (e nei quali si possono trovare investitori) e ha deciso che il business del futuro sarà la fornitura di segnale internet a larga banda dallo spazio. Piuttosto che cablare con fibra ad alta velocità il pianeta, conviene coprirlo di satelliti.

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La banda larga per colonizzare lo spazio

L’idea non è nuova, ma tutti quelli che finora ci hanno provato non hanno avuto fortuna. Circa 20 anni fa, Teledesic (con una spintarella di Bill Gates) aveva pianificato di lanciare 824 satelliti, ma il progetto è stato sospeso nel 2003. Più o meno negli stessi anni le avventure commerciali di Iridium e di Globalstar finivano in bancarotta. Forse i tempi non erano maturi e le tecnologie non abbastanza sofisticate.
Adesso sono in molti a voler tentare la sorte usando le HAPs (per High Altitude Platforms) per portare internet a larga banda alle circa 3 miliardi di persone che faticano ad accedere alla rete, senza contare quelli che non sono mai contenti della velocità della loro connessione. Zuckerberg ha pensato ai droni, grandi e leggerissime strutture senza pilota, capaci di volare per lungo tempo sopra le nubi autoalimentandosi con l’energia solare. Il prototipo si chiama Aquila, un nome indovinato specialmente se guardate le foto.

aquila

Google e i palloni aerostatici per Internet

Google ha provato i palloni aerostatici che sfruttano algoritmi di intelligenza artificiale per stabilizzare a loro posizione e mantenerla per decine di giorni senza farsi trascinare via dai venti sempre presenti in quota.
OneWeb annuncia di voler investire 1,2 miliardi di dollari per abbattere il digital divide con 648 satelliti.  Siete impressionati? Non posso darvi torto.

Quanti satelliti servono per portare Internet nello spazio?

La rete GPS si basa su 24 satelliti (più qualche ricambio) mentre il sistema Galileo ne avrà 30.  Un salto di un bel fattore 20 nel numero di satelliti e nelle infrastrutture necessarie a fare funzionare tutto il sistema che vuole coprire il mondo per portare internet ed il wifi ovunque, in tutte le scuole del mondo, anche nelle aree rurali più remote,  e per poter coprire situazioni di emergenza, che spesso rendono inutilizzabili le connessioni tradizionali.
Un progetto che sembrava grandioso fino al novembre scorso, quando Space X, il braccio spaziale di Elon Musk, ha richiesto alla Federal Communications Commission l’approvazione al lancio di 4.425 satelliti che dovrebbero andare su orbite a circa 1000 km di altezza (contro i 20.000 dei GPS). Se fate uno sforzo per visualizzare la geometria dei satelliti in orbita, vi rendete conto che il satellite in orbita alta (tipo GPS) vede una frazione di Terra più grande di un satellite in orbita bassa. Per questo i numeri necessari per coprire la terra sono così diversi. D’altro canto, orbite più basse significano segnale più potente e minor tempo di transito per evitare spiacevoli effetti di ritardo, per esempio nelle conversazioni skype.

SpaceX: 4.425 satelliti per l’Internet globale

Tuttavia, 4.425 satelliti dedicati a Internet globale sono veramente una enormità. Pensate che la popolazione totale dei satelliti lanciati da quando è iniziata l’era spaziale è di 4.256 unità, solo un terzo dei quali è funzionante. Tutti gli altri hanno smesso di funzionare e sono spazzatura spaziale.

Musk vuole raddoppiare il numero di satelliti che ci orbitano sopra la testa, quadruplicando quelli attivi.

Con una filosofia che ricalca il paradigma America first, SpaceX inizierà con 1600 satelliti dedicati alla copertura degli Stati Uniti, dove forse la copertura non manca, ma la fame di connessione non è mai sazia (e quindi il ritorno commerciale è assicurato).
La soluzione spaziale sta allettando anche chi pianificava massicci investimenti sulla fibra ottica.

Google è della partita e non si tira indietro

Google, che aveva annunciato di voler investire 10 miliardi in cablaggio in fibra ottica, ha abbracciato la filosofia spaziale cominciando con un contributo da 1 miliardo di dollari per costruire i satelliti, mettendo da parte il cablaggio.
Space X crede che Internet via satellite sia un progetto ad alti margini di guadagno e calcola che nel 2025 internet spaziale farà guadagnare alla società 6 volte di più dei vettori spaziali.
Ecco perché l’ultimo lancio di Space X ha messo in orbita 10 satelliti di telecomunicazioni, una prova generale per quello che verrà che si baserà su centinaia di lanci multipli con cadenza di pressoché settimanale.

La sfida è titanica, ma le possibilità di guadagno sembrano altrettanto grandi.

Patrizia Caraveo

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