Lorenzo Grighi

Lorenzo Grighi

Mar 30, 2017

Adidas ha lanciato le scarpe biodegradabili che si dissolvono in 36 ore

Il tessuto è creato con le stesse proteine con cui i ragni producono la tela. Per renderle biodegradabili, bisogna spruzzare un enzima prima di buttarle

Quando un paio di scarpe da ginnastica diventa troppo vecchio, si può scegliere di donarlo a qualcuno che ne ha bisogno, oppure di buttarlo. In quest’ultimo caso, visti i materiali con cui è prodotto, potrebbe rimanere intatto per per centinaia di anni ed inquinare l’ambiente. Adidas sembra aver trovato una soluzione al problema, con un paio di scarpe biodegradabili, capaci di distruggersi nel giro di 36 ore grazie ad uno speciale enzima. Si chiamano Adidas Futurecraft Biofabric, e sono prodotte con un materiale innovativo, prodotto dall’azienda di biotech AMSilk. E’ un tessuto ultraresistente ma allo stesso tempo molto leggero, ed è stato creato usando le stesse proteine con cui i ragni producono la tela.


Se spruzzate l’enzima, l’ambiente ringrazia

Una volta che si decide di buttare le scarpe, basta applicare l’enzima, venduto insieme alle calzature al momento dell’acquisto: dopo appena un giorno e mezzo avrà fatto il suo effetto e tutto ciò che rimane potrà essere tranquillamente lavato via. L’unica parte che non viene dissolta è quella della suola, prodotta con la stessa plastica utilizzata per le UltraBoost. In ogni caso, fanno notare dalla casa tedesca, questa nuova tecnologia permette di eliminare gran parte del materiale della scarpa. Per farlo, ovviamente, è fondamentale l’azione del proprietario delle scarpe, che deve eseguire l’operazione di “smaltimento”. La tecnologia non basta, per salvaguardare l’ambiente è necessaria anche l’azione dell’uomo.

Smaltimento sostenibile

Le speciali calzature sono state svelate alla fine dello scorso anno e arriveranno sul mercato all’inizio del 2018.  Adidas non ha ancora fatto sapere quanto costeranno, anche se Joe Klein, amministratore delegato di AMSilk, ha spiegato che «il prezzo sarà leggermente più alto rispetto ad un paio di scarpe da ginnastica classico, ma comunque sostenibile per il consumatore medio». La scelta di utilizzare questo tipo di tecnologia, continua Klein, è obbligata, se vogliamo dare un futuro al nostro pianeta: «Il petrolio, la materia prima da cui si ottengono le fibre per le scarpe tradizionali, è una risorsa in via di esaurimento. Un giorno, prima o poi, finirà, e a quel punto dovremo decidere cosa fare con le nostre scarpe: bruciarle o tenercele senza smaltirle per centinaia di anni».