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La centrifuga di Iscleanair ripulisce l’aria dagli inquinanti senza usare filtri

La scaleup, che è inserita nel programma di accelerazione Eit Digital, propone un dispositivo in grado di migliorare la qualità degli ambienti interni ed esterni, sfruttando l’abbattimento in acqua. La sua soluzione può aiutare anche la rigenerazione urbana

Iscleanair è stata fondata nel 2015, ma la sua fase di startup è cominciata molto prima, quando è nata l’idea, nel 2004.  Tutto è partito dall’intenzione di ottenere una soluzione per ripulire l’aria dagli inquinanti. Il team di lavoro che si è formato pian piano l’ha sperimentata in diversi laboratori e nel 2011 è partita la prototipazione. Oggi Iscleanair è una scaleup che fa parte del programma di accelerazione di Eit Digital e offre al mercato un dispositivo Apa (Air pollution abatement) in grado di migliorare l’ambiente urbano e quello industriale in maniera semplice e integrata. L’azienda che ha due sedi, una a Rovereto e una a Roma, è nata dal gruppo IsTech.

Una centrifuga per l’aria

Giuseppe Spanto, che è il ceo della società, spiega a Startupitalia come è strutturata la sua azienda. «I soci fondatori sono 6 che hanno cominciato autofinanziandosi. Oggi ci sono 25 persone impegnate nel progetto. Alcune part-time, perché il nostro modello di business è flessibile. Le competenze sono diverse, da quelle fisiche, chimiche e ingegneristiche a quelle commerciali», dice. La soluzione offerta da Iscleanair è una centrifuga con nebulizzazione che ripulisce l’aria da ciò che la rende irrespirabile, sia in ambito esterno che all’interno. Parliamo dell’abbattimento del 99,7 per cento di agenti inquinanti in ambito indoor e fino al 90 per cento outdoor. «Ognuno dei nostri macchinari riproduce il ciclo della pioggia e, in sostanza, lava l’aria, soprattutto quella al suolo che noi respiriamo», spiega Spanto.

Abbattere gli inquinanti senza filtri

Gli apparecchi di Iscleanair si differenziano dalle altre soluzioni che hanno lo stesso scopo perché non utilizzano filtri. Tutto avviene grazie all’acqua, il liquido in cui vengono abbattutti gli inquinanti. L’Italia ha particolare bisogno di sistemi del genere per l’alta concentrazione di particolati Pm10 che si registra in diverse zone del paese e che ha portato anche la Commissione europea a sollecitare un intervento. I costi di installazione e manutenzione del sistema sono bassi e costa poco anche farlo funzionare: «Il dispositivo consuma 1/3 di quanto ha bisogno per funzionare un ferro da stiro o un asciugacapelli e in futuro potrebbe essere alimentato anche a energia solare grazie ai pannelli fotovoltaici di cui potrebbe essere dotato», aggiunge il ceo.

I servizi integrati di Iscleanair

Iscleanair al momento realizza dei totem che possono essere posizionati in ambito urbano, in prossimità delle pensiline delle fermate degli autobus, per esempio. In questo modo, possono svolgere anche altre funzioni: possono essere stazioni di connessione wi-fi o punti informativi, mentre lavorano per purificare l’aria nella zona. Il progetto di Iscleanair, quindi, ha anche uno scopo sociale, perché punta alla rigenerazione urbana. Si integra con gli oggetti che siamo abituati a vedere per strada e aggiunge valore a ciascuno di essi. In ambito industriale questi sistemi non rappresentano un grosso peso per le aziende che devono comunque dotarsi per legge di dispositivi che assicurino ai dipendenti un ambiente sano in cui lavorare.

Come portare l’idea all’estero

Nei primi 5 anni di attività l’azienda ha prodotto ricavi per 3,5 milioni di euro e ne ha investiti circa 4 milioni. Ha ottenuto negli anni fiducia da alcuni istituti bancari e dal fondo di investimento della Regione Lazio. «Abbiamo ottenuto brevetti in diversi paesi del mondo avviando così la possibilità di diffondere la nostra tecnologia negli Stati Uniti, in India, in Cina, in Brasile. In questo senso il nostro ingresso in Eit Digital ci potrà molto aiutare. Non si tratta di vendere un prodotto, però. Si tratta di farlo integrare con le realtà produttive locali, proponendo una soluzione che aiuti a ridurre gli enormi costi che significa non fare ancora abbastanza per l’ambiente», conclude Spanto.

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