Scienza

Il crowdsourcing di Medici senza frontiere per mappare l’ultima epidemia di ebola

L’iniziativa aiuterà ad avere un quadro dettagliato delle aree colpite dalla diffusione del virus che ha fatto 11.300 vittime in tre anni. La collaborazione dei residenti permetterà di dare indicazioni precise su strade, abitazioni e altri edifici e sulla loro popolazione

Un virus che ha spaventato il mondo tra il 2013 e il 2016, è tornato a diffondersi nella Repubblica democratica del Congo. Si tratta di ebola che tre anni fa ha causato più di 11.300 vittime, soprattutto in Africa occidentale, tra Guinea, Liberia e Sierra Leone. Le analisi di laboratorio hanno confermato che una persona morta il 22 aprile 2017 nella provincia di Bas-Uele aveva contratto il virus. E altri possibili casi sono ancora sotto esame. Come fare per contrastare questa ricomparsa della malattia? In attesa che il vaccino sviluppato si dimostri efficace, soprattutto in termini di prevenzione, è stato lanciato un progetto per cercare di sapere il più possibile sull’epidemia appena esplosa. L’iniziativa consiste in un crowdsourcing sostenuto da Medici senza Frontiere per arrivare mappare le aree colpite.

Foto: Simon Ruf

La mappa dell’epidemia

La provincia di Bas-Uele non è dotata di una mappatura geografica accurata. L’idea è quindi quella di coinvolgere i residenti del posto per arricchire il più possibile le immagini satellitari. Si potranno aggiungere dettagli e definizioni ai luoghi per individuare in maniera più veloce i punti esatti in cui la malattia fa la sua comparsa. È importante circoscrivere subito l’area del contagio visto che la diffusione del virus è veloce in presenza di contatti diretti tra soggetti malati e soggetti sani. Lo scopo del progetto è permettere di individuare strade, edifici e zone residenziali. Il lavoro era già stato cominciato dalla dottoressa Anne Rimoin dell’Università della California Los Angeles all’interno di una ricerca dedicata proprio alla Repubblica Democratica del Congo. «Avere mappe dettagliate e di alta qualità e dati geospaziali è un passo cruciale per reagire e contenere le epidemie. Senza queste informazioni, si può perdere traccia di molte persone che risiedono nei villaggi sconosciuti», ha spiegato la ricercatrice a Wired.

Il crowdsourcing per arginare il virus

Bas Uele è una provincia rurale abitata soprattutto da contadini e cacciatori. «È difficile uscire da quell’area e la popolazione non si sposta facilmente. Questo rende il contagio difficile da contenere», ha detto Rimoin. La mappatura che è stata avviata prevede il coinvolgimento di tutti: chiunque voglia può collegarsi al sito del progetto e confermare o, eventualmente, correggere ciò che viene evidenziato sulla mappa. I primi risultati delle ricerche di Rimoin risalgono al 2013 quando ha pubblicato per la prima volta uno studio sulla mappatura delle aree a rischio. La partecipazione della popolazione locale aiuterà a rendere questa rappresentazione ancora più affidabile e stimolerà l’impegno dei singoli per contrastare un problema che può diventare di tutti.

Il lavoro di Medici senza frontiere

Nel frattempo, Medici senza frontiere ha inviato una sua delegazione di 14 persone per incontrare il team del ministero della Salute della Repubblica democratica del Congo. Inoltre, è stato predisposto un aereo per far arrivare nella capitale del paese africano 16 tonnellate di forniture mediche e logistiche e combattere la malattia sul campo.

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