Space

La missione Juno e il nuovo volto di Giove secondo la Nasa

La sonda in orbita intorno al pianeta permette di ottenere immagini inedite e registrare dati importanti per capire cosa succede sul gigante del sistema solare

Giove assomiglia a una grossa palla tempestosa. È quanto risulta dalle ultime ricerche sul pianeta diffuse dalla Nasa in seguito alla missione della sonda Juno che ha rivelato nuovi dettagli sulla conformazione del gigante del sistema solare. Innanzitutto, a livello dei poli le turbolenze sono in tutto paragonabili a quelle che si verificano sulla Terra. In secondo luogo, ha un potente campo magnetico e aurore come quelle boreali. Tutte queste informazioni sono contenute in uno studio pubblicato in due numeri dalla rivista Science e sulle Geophysical Research Letters. A raccogliere tutti i fotogrammi che la Nasa ha deciso di diffondere lo strumento più importante della missione: la JunoCam.

Il polo nord di Giove. Foto: Nasa

I campi magnetici di Giove

Juno è arrivata nell’orbita di Giove il 4 luglio 2016 e da allora si è mossa sopra le nuvole per fotografare l’atmosfera del pianeta e studiare i campi magnetici gravitazionali. Con le microonde è riuscita a studiare anche il materiale immediatamente sottostante alla superficie e ha rintracciato anche del gas originato all’interno del pianeta. Grazie all’osservazione dei campi gravitazionali, si è potuta stabilire la la distribuzione degli elementi pesanti nel cuore del pianeta. I campi magnetici registrati sono molto più forti di quanto si pensava prima. I dati parlano di valori 10 volte maggiori di quelli registrati sulla Terra.

Il nuovo volto del gigante

«Siamo emozionati nel condividere queste prime scoperte che ci aiutano a capire cosa rende Giove così affascinante. È stato un lungo viaggio arrivarci, ma i primi risultati dimostrano che ne è valsa la pena», ha detto in un comunicato ufficiale Diane Brown, coordinatrice del programma Juno nella sede Nasa di Washington. Il lungo viaggio di cui parlano alla Nasa è cominciato il 5 agosto del 2011 quando Juno fu lanciata. Gli stessi scienziati impegnati nell’analisi dei dati registrati dalla sonda sono rimasti stupiti da quanto hanno potuto osservare: «Non ci aspettavamo di dover fare un passo indietro e pensare a un nuovo Giove», ha detto Scott Bolton, il principale ricercatore della missione Juno.

Un renderig elaborato sulla base delle emissioni agli infrarossi di Giove. Foto: J.E.P. Connerney et al., Science

Le immagini della JunoCam

La sonda è in orbita intorno al pianeta e ogni 53 giorni si avvicina al polo nord di Giove. Questo permette un’osservazione molto da vicino che riserva sempre sorprese agli studiosi che si trovano ad analizzare l’enorme mole di dati e foto prodotti dalla strumentazione a bordo. «Il prossimo passaggio si verificherà l’11 luglio e voleremo su una delle caratteristiche simbolo del sistema solare, la grande macchia rossa di Giove. Se c’è qualcuno in grado di raggiungere il fondo di ciò che succede sotto quelle gigantesche nubi vorticose di color cremisi, quel qualcuno è Juno con i suoi strumenti scientifici», ha concluso Bolton.

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