Tecnologia

I robot afferrano meglio gli oggetti se hanno una “pelle” in silicone

I ricercatori dell’università della California a Berkeley hanno sperimentato che rivestendo di questo materiale le pinze dei bracci meccanici la percentuale di riuscita dei movimenti sale. Ma molto si deve ancora all’addestramento corretto del “cervello” dell’automa

Un’operazione che per un uomo può sembrare banale, per un robot richiede una tecnologia avanzata. Afferrare un oggetto sembra essere solo la coordinazione tra un impulso cerebrale, le braccia e le mani. Un automa non può però contare su un cervello frutto di migliaia di anni di evoluzione e di arti così flessibili da permettere praticamente tutto. È per questo che i ricercatori dell’università della California, Berkeley hanno creato la piattaforma Dex-Net 2.0 per la realizzazione di robot che, se non sono tanto agili nei movimenti come gli umani, almeno potrebbero essere in grado di cambiare il modo in cui la merce viene confezionata nei magazzini dei colossi dell’e-commerce come Amazon. Il segreto sembra risiedere nel silicone che ricopre le pinze dei bracci automatizzati che finisce per essere una pelle innovativa per questi robot. Alle caratteristiche fisiche del robot si aggiunge poi un’attenzione maggiore al “deep learning” per preparare le macchine a riconoscere l’oggetto da afferrare.

Il silicone migliora la presa del braccio meccanico

Le estremità del braccio meccanico sono pinze, le leve che risultano maggiormente efficaci per garantire la presa di oggetti più o meno piccoli. Questo sistema assicura un risparmio di tempo notevole per portare a termine l’operazione con successo. Avvolgendo le pinze con del nastro adesivo la percentuale di riuscita si innalza immediatamente all’80 per cento. I ricercatori californiani hanno trovato nel silicone il metodo per far crescere fino al 93 per cento il tasso di successo nella presa degli oggetti. Basta quindi un’aggiunta di un materiale del costo di due centesimi di dollaro per ottimizzare una tecnologia molto complessa come quella dei bracci robotizzati.

L’addestramento del cervello del robot

Per arrivare a questo risultato gli scienziati hanno fatto più di 1.300 esperiementi allo scopo di trovare la forma più adatta per realizzare le “dita” del robot. E anche se il silicone è in grado di migliorarne le prestazioni, il funzionamento del braccio meccanico si basa essenzialmente sul “cervello” dell’automa che è stato programmato per prevedere il tipo di oggetto da afferrare. Secondo il professore Ken Goldberg che ha guidato lo studio la chiave di tutto sta nel software che ne controlla i movimenti. Per svilupparlo ci si è dovuti appoggiare al machine learning: la logica del robot è stata definita attraverso 6,7 milioni di esempi sfruttando una serie di 10mila oggetti in 3D sui quali addestrarla. Inoltre, il braccio è stato dotato di un sensore che permette di riconoscere le forme alle quali non è stato preparato.

 

 

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