Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli

Lug 4, 2017

La gomma degli pneumatici nel manto stradale. Il progetto green dell’Università di Pisa

Gli ingegneri dell'ateneo toscano hanno pensato a Life Nereide che punta a riciclare vecchie pavimentazioni e gomme usate per realizzare strade dal basso impatto ambientale. La tecnologia è tra le prime in Europa

Si chiama Life Nereide ed è il nome dell’innovativo progetto nato grazie alla ricerca italiana. Per esteso significa “Noise Efficiently Reduced by recycled pavements” che tradotto in pratica è un progetto per la realizzazione di pavimentazioni a basso impatto acustico composte da polverino di gomma proveniente da pneumatici esausti. Un’innovazione non da poco che è stata creata dal dipartimento di ingegneria civile e industriale dell’Università di Pisa con Arpat, Regione Toscana, istituto di acustica e sensoristica “Corbino” e un centro di ricerca del Belgio. Life Nereide è la dimostrazione concreta che la ricerca in ambito universitario va sostenuta. L’obiettivo del progetto è molteplice: ridurre lo smaltimento di rifiuti, ottenere migliori prestazioni acustiche nelle aree urbane, migliorare la sicurezza stradale e l’inquinamento atmosferico.

La sperimentazione degli studenti

A spiegare a Startupitalia! come si sviluppa questa innovativa ricerca è Pietro Leandri, docente dell’Università che ha seguito il progetto con un altro collega, con un assegnista e alcuni tecnici che da anni hanno messo le loro teste e le loro competenze a servizio del territorio, con la speranza che nel giro di poco tempo si possa giungere a un risultato concreto grazie anche alla fase di sperimentazione che sarà portata avanti con l’ausilio degli studenti. «Siamo partiti a settembre 2016 sulla base dei risultati conseguiti in precedenza. Dal 2005 stiamo lavorando su pavimentazioni ad alta efficienza acustica. Proprio in quell’anno grazie a un progetto della Regione abbiamo acquisito un bagaglio di conoscenze che ci è stato utile per raggiungere i traguardi di oggi. Ora abbiamo uno studio sulle pavimentazioni», spiega Leandri.

Parola d’ordine:riciclo

In cosa consiste la vostra rivoluzione?

«Il problema oggi è la sostenibilità ambientale. L’aspetto innovativo è ottenere pavimentazioni efficienti e sostenibili mediante l’utilizzo di materiale di riciclo come la materia proveniente da altre pavimentazioni e gomme da pneumatici fuori uso. Inoltre i manti di asfalto in genere vengono stesi a temperature elevatissime. I nostri possono essere stesi fino a 120 gradi. Tutto ciò porta ad avere benefici anche in termini di odori e di emissioni di gas e fumi». Un beneficio anche per i lavoratori: si potranno, infatti, ridurre del 30 per cento le emissioni di vapori di idrocarburi policiclici aromatici in quanto questi pavimenti saranno prodotti e posati a temperature inferiori a quelle tradizionali.

Il riciclo di pneumatici porterà a un’etica degli asfalti?

«Non solo. Anziché andare a estrarre ghiaia impiegheremo il 25 per cento di materiale proveniente da vecchie pavimentazioni stradali. Generalmente si usa questa tecnica per strati inferiori della strada mentre l’aspetto innovativo è quello di applicarlo su manti di usura importanti». Le previsioni sono quelle di riciclare un totale di 2.400 chilogrammi da pneumatici che altrimenti andrebbero in discarica o inceneriti.

Le pavimentazioni rivoluzionarie e sostenibili

A che punto siete della ricerca?

«Come dipartimento di ingegneria industriale abbiamo definito le caratteristiche che devono avere questi manti di usura. La Regione Toscana è partita con la gara per mettere a bando le spese. L’altro partner, l’istituto di acustica del Cnr, ha fatto i monitoraggi necessari in modo da capire post opera i benefici apportati».

Il prossimo passo quale sarà?

«L’obiettivo è quello di fornire linee guida destinate agli enti gestori delle diverse strade. Nelle indicazioni saranno specificate tutte le caratteristiche necessarie affinché ogni azienda possa realizzare quel tipo di manto stradale. Qualsiasi impresa potrà realizzarli e metterli in opera. Queste linee guida serviranno alle amministrazioni ma anche alle imprese per proporre pavimentazioni a elevata sostenibilità ambientale».

Un progetto tra i primi in Europa

Per la prima volta possiamo dire di essere tra i primi in Europa ad andare verso questa sperimentazione?

«Sono tecnologie che oggi vengono usate ma a livello nazionale siamo i primi e a livello europeo siamo sul podio tra coloro che stanno cercando di usare più tecnologie per la stessa tipologia. A livello nazionale e non solo siamo apripista: se facciamo un confronto con gli Stati Uniti, che sono considerati i primi della classe, noi abbiamo sviluppato una maggiore sensibilità».

Un’ultima questione. Forse la più delicata: che difficoltà avete incontrato in ateneo?

«Nell’ambito universitario le difficoltà sono state quelle di riuscire ad equipaggiarsi di una certa strumentazione per indagare su molteplici aspetti: noi dobbiamo progettare le miscele non solo a livello teorico ma anche testare il tutto. Solo grazie alla lungimiranza di alcune persone il nostro laboratorio è riuscito a lavorare».