Antonella Di Noia

Antonella Di Noia

Lug 10, 2017

Un bracciale che aiuta i diabetici a monitorare i livelli di glucosio. Il progetto Glow

Si sono incontrati durante il laboratorio Naples Living Lab, a Città della Scienza: sette ragazzi hanno ideato un bracciale che permette ai pazienti diabetici di monitorare costantemente i livelli di glucosio, guardando il colore delle luci led sul dispositivo wearable

Venticinque laureati, con competenze e spiccato interesse nei settori delle biotecnologie, ingegneria, biologia e sanità digitale, con una fase d’aula di 500 ore. Molte le nozioni apprese che vengono poi trasferite sul campo attraverso il laboratorio Na.Li.Lab (Naples Living Lab), per dare vita a idee imprenditoriali. È così che nel 2016 è nato un progetto rivolto ai pazienti diabetici, Glow, acronimo di Glucose Level on Wrist. A lavorarci un gruppo di sette ragazzi napoletani under 30: Riccardo Elio Esposito, Davide Pistorio, Eliana Mij, Luigia Serpico, Matteo Giuseppe Cimmino, Francesco Fazioli e Marco Gambardella. Si tratta di un bracciale che, utilizzando dei microaghi biocompatibili e dei sensori, rileva in tempo reale e con semplicità i livelli di glucosio e li comunica con tre colori diversi: rosso per l’iperglicemia, blu per l’ipoglicemia e bianco per valori nella norma. L’idea è frutto del corso di alta formazione eHealthLearn: ICT for Health, realizzato nella Città della Scienza, grazie alla collaborazione dell’università degli studi di Napoli Federico II e l’università degli studi di Salerno. Davide Pistorio, cmo del team Sanitup, spiega a StartupItalia! l’impatto di questo device (attualmente in fase pre-prototipale).

La tecnologia di Glow

Come siete arrivati a definire le caratteristiche di Glow?
«La fase pratica del percorso formativo eHealthLearn: ICT for Health, all’interno di Naples Living Lab, si è rivelata molto fertile perché ci ha permesso di entrare in contatto con gli esperti che intervenivano durante gli eventi organizzati a Città della Scienza, ma anche con strutture del mondo della ricerca, come l’Istituto per la microelettronica e microsistemi (IMM) del Cnr, dove erano in corso degli studi sulle tecnologie basate sui microaghi, fatti con materiali biocompatibili. Oltre a non causare allergie, sono talmente piccoli da non far sentire il dolore causato dalla puntura. Il nostro obiettivo era sviluppare un dispositivo, simile a quelli di fitness tracking, non invasivo che garantisse l’attendibilità della misurazione dei livelli di glucosio, monitorandoli in modo continuativo, soprattutto durante le ore di sonno e di attività sportiva, (consigliata ai pazienti diabetici assieme a una corretta alimentazione), quando ci sono degli sbalzi glicemici. Mettendo assieme questi elementi, abbiamo ideato Glow: i microaghi vengono a contatto con il liquido interstiziale (sotto lo strato delle pelle e fuori dai vasi sanguigni), restituendo dei valori attendibili, come dimostrato anche dalla letteratura scientifica, e tradotti in tempo reale in risultati immediatamente visibili attraverso il colore di tre led sulla superficie del bracciale. Il rosso indica una situazione clinica di iperglicemia, il blu di ipoglicemia e il bianco di normalità».

I riconoscimenti ricevuti dal progetto

Quali sono i passi fatti fino ad ora per affinare l’idea?
«A partire da ottobre 2016, abbiamo partecipato a diversi contest, alcuni dei quali ci hanno permesso di avviare e concludere dei percorsi di incubazione. Siamo stati, per esempio, tra i 3 vincitori del Neapolis Innovation Technology Day, che ci ha dato la possibilità di essere affiancati per 6 mesi dai partner promotori dell’iniziativa, tra cui il Cnr, di cui siamo diventati associati di ricerca: questo ci ha consentito di accedere ai loro laboratori per portare avanti la sperimentazione del device. Siamo stati tra i finalisti, su oltre 250 progetti partecipanti, del contest Cni Scintille, in cui abbiamo ottenuto la menzione speciale e il Premio Fongit, che ci darà accesso per tre mesi all’incubatore Fongit a Ginevra, a stretto contatto con il Cern. Siamo anche tra gli 8 finalisti dell’iniziativa Axa Italia “Nati per”, rivolta ai progetti innovativi in grado di migliorare la vita delle persone, che, al di là dell’esito, rappresenta per noi un nuovo importante traguardo. Oltre alla partecipazione agli eventi, che ci aiutano a fare network e a farci conoscere, abbiamo anche provveduto a tutelare la nostra idea: a gennaio abbiamo depositato una domanda di brevetto valida sul territorio nazionale e che, per il primo anno, sarà estesa anche a livello internazionale».

Lo sviluppo prima del lancio sul mercato

Il progetto è quindi in fase di incubazione. Cosa e quanto manca per uscire sul mercato?
«Attualmente siamo un team di sette persone che abbiamo chiamato “Sanitup” e ci auguriamo che, nel giro di un anno e mezzo, questo possa anche essere il nome della startup innovativa che andremo a costituire. L’attenzione attualmente è rivolta alla fase di ricerca e sviluppo nei laboratori del Cnr, per avere tutte le risposte scientifiche: stiamo parlando di un device medicale che deve essere affidabile perché è responsabile della salute del paziente diabetico. Ci sono stati colossi internazionali che, per raggiungere il nostro stesso obiettivo, soprattutto in termini di non invasività, hanno analizzato il sudore o le lacrime (per esempio, le lenti a contatto di Google per monitorare il livello di zuccheri nel sangue) ma ci sono alcuni dubbi sull’esattezza delle misurazioni restituite. Dobbiamo inoltre lavorare alla realizzazione di un prototipo (anche perché senza è difficile entrare in contatto con gli investitori) e di un’app dedicata: attualmente abbiamo un dimostratore con i tre led che comunica, con tecnologia bluetooth, i dati al proprio dispositivo mobile, senza quindi necessità di avvicinarlo al device. Non escludiamo anche l’apertura e l’integrazione con app di terze parti, come per esempio mySugr, che i pazienti sono già abituati a usare e che quindi semplificherebbero il processo di trasmissione e lettura delle misurazioni».

Glow avrà qualcosa a che fare con il fascicolo sanitario elettronico?
«È senza dubbio un aspetto che interessa il futuro di questo progetto, nella speranza che i tempi di attuazione del fascicolo sanitario elettronico in Campania subiscano un’accelerata. Il paziente potrà inserire nella sezione “Taccuino” i dati forniti da Glow, in modo che siano accessibili anche al medico e avere così la certezza di poter fornire un quadro clinico completo e di cui è anche lui consapevole, secondo il modello BYOD – Bring Your Own Device».