Lucia Lorenzini

Lucia Lorenzini

Lug 28, 2017, 9:00am

Lucia Lorenzini

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Lug 28, 2017, 9:00am

Un microchip sotto la pelle di 50 dipendenti. L’iniziativa aziendale che rivoluziona la vita in ufficio

La Three Square Market ha deciso di far scegliere ai propri impiegati se avere un microchip delle dimensioni di un chicco di riso impiantato tra il pollice e l’indice. Ma le conseguenze per privacy e salute non sono ancora chiare

Microchip sotto la pelle dei dipendenti. No, non è fantascienza. Il primo paese a farlo era stata la Svezia nel 2015, con l’impresa Epicentric. Ora un’azienda che si occupa di tecnologia del Wisconsin, la Three Square Market, ha deciso di far scegliere ai propri impiegati se avere un chip delle dimensioni di un chicco di riso impiantato tra il pollice e l’indice. Il microchip contiene un numero identificativo unico che può essere collegato a informazioni contenute su un database esterno.

Microchip

Un gesto della mano per fare un’azione

Una volta inserito il chip, qualsiasi azione in ufficio (purché abbia la tecnologia di sistema RFID, radio frequency identification) può essere fatta con un gesto della mano: aprire una porta o pagare alla mensa diventa estremamente semplice e veloce. Il programma non è obbligatorio, ma più di 50 volontari, su un totale di 80 dipendenti, si sono fatti avanti e dalla prossima settimana inizieranno questo esperimento. Alcuni si sono detti entusiasti dell’idea, perché credono che tra cinque o dieci anni sarà la normalità, mentre altri sono più restii e sollevano una serie di domande che riguardano le due questioni di privacy e salute.

La tutela della privacy

Alessandro Acquisti, docente all’Heinz College della Carnegie Mellon University di Pittsburgh ed esperto di economia della privacy, ha detto al New York Times: «Le aziende spesso sostengono che questi chip siano sicuri e crittografati. Ma “crittografato” è un termine  vago, che può significare molte cose, da un prodotto veramente protetto a qualcosa che sia facilmente rintracciabile». Il professor Acquisti ha sollevato anche un’altra questione: la tecnologia progettata per uno scopo potrebbe cambiare la sua finalità in corso d’opera. Un microchip impiantato oggi per consentire un facile accesso agli uffici e ai pagamenti potrebbe essere utilizzato più avanti in modi più invasivi, come ad esempio per avere la tracciabilità sugli spostamenti del dipendente, dalla lunghezza della pausa pranzo al tempo trascorso in bagno, senza il suo consenso o addirittura senza che ne venga mai a conoscenza. Todd Westby, direttore generale di Three Square, ha sottolineato che le capacità del chip sono limitate. «È un lettore di chip RFID, non un dispositivo di monitoraggio GPS. È passivo e può fornire dei dati solo quando sono richiesti, nessuno può seguire un’altra persona. Il cellulare personale registra dati con una frequenza maggiore di 100 volte rispetto a un chip RFID», spiega Westby.

Le implicazioni per la salute

Le implicazioni per la salute sono più difficili da valutare. I dispositivi di identificazione a radiofrequenza (questo il nome tecnico per i chip) sono stati approvati dalla Food and Drug Administration nel 2004 per usi medici. Ma in rari casi, secondo la FDA, il sito di impianto potrebbe diventare infetto o il chip potrebbe migrare in altre parti del corpo. Dewey Wahlin, direttore generale di Three Square, ha spiegato che i chip sono approvati dalla FDA: «Lo farò impiantare nel mio corpo, e non vedo alcuna preoccupazione siamo una società di tecnologia, per noi questo è il futuro», ha detto.