Lorenzo Gottardo

Lorenzo Gottardo

Ago 2, 2017

Expo 2017, l’edizione in Kazakistan si rivela un flop. Spese enormi e pochi visitatori

Venduti finora solo 670 mila biglietti. «Questa rischia di essere l'esposizione internazionale più desolata della storia. Costi per oltre 3 miliardi di dollari e molti soldi spariti nel vortice della corruzione»

«Una folata di vento spazza la polvere dalla strada, deserta. Vuoti i tavoli di plastica della zona ristorazione, vuoti i camminamenti transennati per accedere ai padiglioni. Fuori dagli edifici non c’è un’anima, tranne un addetto alle pulizie che fuma». Non è il set cinematografico di un qualche film western, o una delle descrizioni panoramiche con cui Corman McCarthy racconta i suoi mondi post apocalittici. È come James Palmer ci presenta, dalle pagine dello statunitense Foreign Policy, l’Expo 2017 di Astana, l’esposizione internazionale con meno visitatori della storia, almeno finora.

Numeri contenuti, tranne che per le spese

A dispetto degli oltre 3 miliardi di dollari spesi dal governo di Nursultan Nazarbaev per ospitare il primo Expo del Kazakistan, i biglietti venduti finora sono stati solo 670 mila. Niente, se messo a confronto coi numeri di altre esposizioni internazionali come Saragoza, Spagna, nel 2008 (5,6 milioni di visitatori), o peggio Yeosu, Corea del Sud, nel 2012 (8,2 milioni). Gli organizzatori kazachi di Expo 2017 sono stati costretti a ridimensionare progressivamente le aspettative sull’evento scese all’attuale stima – molto generosa, a dirla tutta – di 10 mila ingressi al giorno. Mentre sui social network compaiono i post polemici di chi denuncia lo sperpero di denaro pubblico, o lamenta di essere stato obbligato ad acquistare un biglietto per sé e famiglia.

Vero che il Kazakistan è un Paese ancora poco conosciuto, ma nulla o quasi è stato fatto per intercettare l’interesse e la partecipazione degli Stati confinanti. L’intermittente campagna di marketing è stata indirizzata principalmente verso Russia e Cina, dimenticandosi di tutto il resto. Anche la scelta della sede che ospita l’evento, poi, è stata sottoposta a dure critiche: perché la nuova capitale Astana, sperduta nella steppa e difficile da raggiungere, invece della più accessibile Almaty? Da quando nel 1997 Nazarbaev ha deciso di trasferire qui il suo governo, gli investimenti destinati allo sviluppo della città si sono moltiplicati: statue e monumenti, strade ed edifici scintillanti firmati Norman Foster e Kisho Kurokawa. Grandi sforzi, ma piccoli risultati.

L’Expo 2017 delle ripetizioni

La “Morte nera” si erge minacciosa sopra Astana

Una delle cause del fallimento di questo Expo 2017 potrebbe essere anche il tema affrontato: “energia futura”, declinato in una moltitudine di video aziendali e disegni di case sostenibili che s’illuminano appena viene premuto un pulsante. Esperienze una uguale all’altra, come gli slogan d’altronde: “terra di energia”, oppure “energia nell’aria”, o ancora “il potere dell’energia”. Per non parlare poi della gigantesca sfera di vetro nero (sede del padiglione dedicato al Paese ospitante) che molto ha già fatto discutere. La struttura, ribattezzata affettuosamente “Morte nera”, incombe minacciosa sulla vicina zona residenziale.

Ma peggio delle ripetizioni è il problema della corruzione. Il governo kazaco ha ammesso che durante la costruzione dei padiglioni sono stati rubati milioni di dollari. Tanto che il funzionario responsabile dell’Expo 2017, il direttore dei lavori e l’amministratore delegato della società organizzatrice sono finiti tutti e tre in manette per appropriazione indebita.