Stella Danti

Ago 28, 2017

La realtà aumentata fa scoprire i tesori dei musei di Varese

Grazie a un bando della Regione Lombardia per la valorizzazione dei sistemi museali locali, è in sperimentazione un progetto pilota che consente di visitare luoghi della cultura sfruttando i contenuti fruibili sullo smartphone o sul tablet con un’applicazione

Dai videogiochi all’arte, la Realtà Aumentata nell’ultimo anno è entrata nella nostra vita. Si potrebbe chiamarlo «Effetto Pomekon Go». «Fino al 15 luglio 2016, quando il noto videogioco entrò in scena, pochissimi sapevano che cosa fosse la realtà aumentata, anche tra i giovani studenti. Poi l’uso di questo termine si è esteso ad altri campi e ora lo conoscono quasi tutti. E nell’arte ci sono curiosità e sperimentazione». Parola di Marco Pucci, esperto in tecnologie digitali e multimedia e docente all’Accademia di Belle Arti di Brera. Insieme ai soci di SMART – Augmented Culture ha sviluppato il nuovo progetto pilota di realtà aumentata di VareseMusei, la prima rete museale cittadina in Italia a dotarsi di un percorso di questo tipo per promuovere collezioni e territorio. Un modo nuovo per valorizzare il patrimonio storico-artistico coniugando tecnologie digitali e cultura.

Il progetto

La sperimentazione è realizzata grazie a un bando della Regione Lombardia: tramite un’applicazione completamente gratuita per sistemi iOS e Android, i contenuti sono fruibili direttamente dal proprio smartphone o tablet. La visita culturale si trasforma così in un viaggio affascinante tra ricostruzioni storiche e animazioni digitali. Sette i musei coinvolti, che già dal 2015 hanno avviato un cammino di lungimiranza e modernità, costituendosi in rete: il Museo Civico d’Arte Moderna e Contemporanea del Castello di Masnago, i Musei Civici di Villa Mirabello, il Museo Baroffio e del Santuario del Sacro Monte sopra Varese, la Casa Museo Lodovico Pogliaghi, il Museo Castiglioni e il Centro Espositivo Monsignor Macchi.

Come funziona

All’ingresso di ogni museo i visitatori sono invitati a scaricare e installare gratuitamente l’applicazione Aurasma: una volta selezionato il canale VareseMusei, si inquadra un elemento appositamente segnalato, per esempio un’opera d’arte o un dettaglio architettonico, e si accede rapidamente ai contenuti.  «Si viene accolti da un anfitrione, intimamente legato al luogo e alla sua storia, che spiega quanto si potrà ammirare nel museo e suggerisce nuovi itinerari all’interno della rete di VareseMusei», spiega Pucci. I personaggi rivivono attraverso voci e immagini d’archivio, mentre animazioni, video e grafiche compongono una narrazione multimediale. «La realtà aumentata offre al visitatore la possibilità di interagire con l’opera e con l’ambiente in cui si trova. Inserito in questo contesto virtuale, può scattarsi anche delle foto da diffondere sui social».

Le nuove sfide

Arte e tecnologia, come sta cambiando il rapporto? «Le sfide principali sono quelle della realtà aumentata e della realtà virtuale, più complessa e costosa da organizzare. In questo caso servono occhiali che costano 3mila euro al paio e che possono essere indossati da una persona sola alla volta. La realtà aumentata, invece, è fruibile da tutti sul proprio smartphone», spiega ancora Marco Pucci. In Italia sono ancora poche le iniziative di questo tipo e, quando vengono avviate, si tratta di progetti temporanei, che durano magari pochi giorni. «Per VareseMusei abbiamo ideato invece un’applicazione pensata per restare nel tempo. Anzi, c’è uno stretto legame tra l’allestimento del museo e il funzionamento dell’app, che si attiva solo inquadrando determinati elementi in una posizione precisa». Un modo per incuriosire le persone e avvicinarle all’arte, soprattutto i ragazzi. «Sicuramente vivere il museo in questo modo è più divertente. È una novità e la tecnologia imprime il suo fascino. Potrebbe essere la molla giusta per attrarre spettatori e valorizzare la cultura».