Tecnologia

Capire la qualità del latte materno con un biomarcatore. Il progetto GalaScreen

Uno stick, simile a un test di gravidanza, consente di aiutare le mamme durante l’allattamento segnalando la necessità di integrazione con il latte artificiale. L’idea è di Erika Cione, ricercatrice dell’Unical, che ha pensato a una tecnologia per il nutrimento dei bambini

Una scoperta scientifica che diventa un’applicazione concreta e, attraverso l’uso di tecnologie, si trasforma in un prodotto tangibile. Questo percorso descrive l’esperienza di Erika Cione, ricercatrice dell’Università della Calabria, impegnata da anni nello screening di biomarcatori. Nel 2010 diventa mamma e i pediatri le sconsigliano di allattare, viste le numerose coliche avvertite dal bambino, ma la sua natura di ricercatrice e gli stimoli provenienti dalle altre mamme con cui aveva frequentato il corso pre-parto la portano ad andare a fondo e a capire come affrontare il problema. Inizia così ad analizzare alcuni campioni di latte e individua un biomarcatore in grado di restituire informazioni sulla qualità del latte e inversamente correlato alla sua quantità.

La nascita di GalaScreen

Nel 2014 l’incontro con Marica Passarelli, allora referente delle attività di valorizzazione della ricerca di CalabriaInnova, porta alcuni input per trasformare i risultati raccolti con le analisi di laboratorio in un’idea di business, ovvero nello spin-off GalaScreen, formato da un team di sei persone, provenienti dal mondo della ricerca e della nutraceutica. Oltre a Erika, ci sono Francesca De Luca, Maria Cristina Caroleo, Mariarita Perri, Luca Gallelli e Roberto Cannataro. Oggi GalaScreen sta lavorando per trasformare il biomarcatore in uno stick (GalaStick), usabile da tutte le mamme per analizzare il latte, e ha scalato le tecniche di analisi, applicandole sull’urina, la saliva e le feci per individuare sistemi di diagnosi per la salute del paziente. Erika Cione racconta  a StartupItalia! gli step più importanti del percorso da ricercatrice a startupper.

Dal laboratorio all’impresa

Quando ti sei accorta che i risultati raccolti con le attività di ricerca non dovevano più rimanere chiusi tra le mura di un laboratorio, ma diventare un progetto d’impresa?
«Siamo diventati un team d’impresa per far sì che i risultati delle nostre attività di ricerca rappresentassero la soluzione a un problema. Le analisi partivano da un’esigenza reale e quotidiana delle mamme nella fase allattamento, me compresa. L’obiettivo era individuare il giusto quantitativo di latte materno da dare ai bambini e come integrarlo a quello artificiale, in modo da nutrire i neonati correttamente, riducendo gli episodi delle colichette e dando maggiore serenità sia alla mamma che al bambino. Da anni, con il mio team di ricerca dell’Unical, ci occupavamo di screening di biomarcatori e decidemmo di applicare le metodologie di analisi al segmento materno infantile. La collaborazione con l’unità di farmacologia clinica del Policlinico universitario Mater Domini di Catanzaro, diretta dal professor Giovambattista De Sarro, rafforzò le nostre competenze, permettendoci di partecipare al Talent Lab spin-off di CalabriaInnova e di ottenere un finanziamento per l’acquisto di un macchinario che automatizza il processo di analisi, fino a quel momento fatto a mano. Abbiamo poi vinto l’Horizon 2020 SME Instrument che ci ha dato accesso a un ulteriore supporto finanziario per sviluppare il prototipo di GalaStick».

I vantaggi del GalaStick

Qual è il valore aggiunto di GalaStick rispetto ai competitors?
«È uno stick semplice da usare e che funziona come un test di gravidanza, con la differenza che viene utilizzato il latte al posto dell’urina. Esistono dei competitors a livello internazionale, soprattutto in America, che producono prodotti simili, ma molto costosi. Per esempio, il dispositivo MilkSense che, messo a contatto con il seno, rileva la quantità di latte di ogni poppata e se è sufficiente per il nutrimento del bambino. Attualmente GalaStick è un prototipo e l’invenzione è stata tutelata con il deposito di una domanda di brevetto nazionale che diventerà ufficiale a tutti gli effetti a settembre».

Oltre a GalaStick, il team ha messo a valore i risultati della ricerca con altre invenzioni?
«Le analisi sul latte umano, condotte con la piattaforma tecnologica che abbiamo acquistato, hanno rivelato la presenza di miRNA, piccole molecole endogene di RNA (macromolecola biologica con un ruolo centrale nella generazione delle proteine a partire dal DNA), che, secondo determinati parametri, possono rivelarsi utili per la prevenzione del tumore al seno. Abbiamo così sviluppato un test prenatale non invasivo per le donne in gravidanza o nella fase di allattamento, in grado di rilevare anomalie cellulari e biomolecolari, spia di un successivo carcinoma mammario. Il test ha attirato l’interesse della multinazionale di Seattle Nanostring e del professor Benn, Direttore del Human Genetics Laboratory, Department of Genetics and Genome Sciences a Farmington nel Connecticut».

Obiettivi futuri

Qual è il prossimo risultato da raggiungere?
«Una volta chiusa la procedura di deposito del brevetto, ci concentreremo sulle migliori modalità di commercializzazione di GalaStick. Lo studio di fattibilità che abbiamo realizzato prevede la distribuzione in farmacia e l’acquisto consigliato dal pediatra, ma stiamo valutando anche di venderlo con le confezioni di latte artificiale, proprio per rafforzare l’idea che l’allattamento non va sospeso ma integrato. Nel frattempo, abbiamo avviato alcuni contatti con aziende del Nord e Centro Italia per la produzione di GalaStick e continueremo a mantenere questa apertura extra-regionale, anche per trovare la forza economica che ci permetta di andare avanti con le nostre attività».

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