Stella Danti

Set 4, 2017

Wifi ovunque e digitalizzazione degli uffici. L’esempio smart di Bergamo

Giacomo Angeloni, assessore all'innovazione e ai servizi anagrafici della città lombrarda racconta a StartupItalia! come Bergamo è arrivata al 58 per cento di pagamenti senza contanti e ad essere punto di riferimento per la crescita dello smart working in Italia

Dai pagamenti senza contanti a una rete wifi estesa ed efficiente, dalla digitalizzazione allo smart working nella pubblica amministrazione: Bergamo è sempre più una smart city. O meglio, «una città che punta sull’innovazione intelligente al servizio dei cittadini», come dice a StartupItalia! Giacomo Angeloni, assessore all’innovazione e ai servizi anagrafici nella giunta guidata dal sindaco Giorgio Gori.

Foto: Bergamo Smart city and community

Bergamo cashless city

Dal 30 settembre arrivano in tutta Italia le multe per chi non accetta i pagamenti col bancomat. Bergamo è stata la prima “cashless city” grazie a un progetto di CartaSì con Mastercard, Visa e UbiBanca. Un esempio per il nostro Paese, dove l’80 per cento delle spese è fatto in contanti?

«Anche a Bergamo nel 2014 le carte venivano utilizzate solo per il 14 per cento dei pagamenti, mentre città come Milano o Venezia erano già al 60 per cento. C’era quindi bisogno di promuoverne l’uso. Il progetto “Cashless city”, a cui abbiamo partecipato dall’ottobre 2015 all’ottobre 2016, ha previsto lo stanziamento di un budget di 750mila euro. Una cifra che è servita, oltre a coprire le spese di organizzazione e di marketing e comunicazione, ad assegnare premi individuali per i cittadini e gli esercenti, con estrazioni settimanali e mensili. Non solo. Anche la città ha ricevuto premi per un totale di 320mila euro grazie ai quali sono stati realizzati numerosi progetti, tra cui il primo baby pit stop in Comune per le mamme che devono allattare e la connettività in fibra di 55 asili e scuole della città».

Obiettivo raggiunto, quindi?

«La logica del premio ha funzionato, facendo scattare la competitività. Volevamo far aumentare del 20 per cento i pagamenti cashless e invece siamo andati anche oltre, arrivando al 58 per cento, con un trend di crescita costante. Anche negli uffici del Comune è stata introdotta la possibilità di pagare con il bancomat».

Foto: Bergamo Smart city and community

La sfida dello smart working

L’ammodernamento della pubblica amministrazione passa anche dallo smart working: il Comune di Bergamo ha lanciato una delle sfide più difficili per il settore pubblico.

«Abbiamo cercato di introdurre nella pubblica amministrazione la logica del raggiungimento degli obiettivi, tipica del settore privato. Ci siamo inseriti nell’Alleanza Territoriale per il lavoro agile, che coinvolge varie aziende, come Abb e Volvo, e alcuni enti, tra cui il Comune di Valbrembilla. Il rischio di polemiche era molto forte, perché nella pubblica amministrazione si tende subito a gridare al rischio fannulloni. Abbiamo iniziato con tre giornate di sperimentazione nel 2015 e poi abbiamo steso il primo Regolamento interno del Comune, “Teleagile”. Da lì abbiamo continuato ad approfondire il tema, partecipando anche a tavoli di lavoro al ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione per arrivare alla definizione della circolare che sdogana il lavoro agile anche nel settore pubblico».

Come siete organizzati?

«Le regole per il lavoro agile sono molto ferree. Abbiamo approvato 50 progetti che possono essere fatti in smart working, tutti ben definiti e verificabili, in modo da avere la massima trasparenza. Il regolamento comunale prevede al massimo una giornata di telelavoro a settimana e solo in casi specifici si possono superare le 4 giornate al mese».

Quale sarà l’evoluzione?

«L’obiettivo è quello di collaborare anche tra Comuni diversi per facilitare il lavoro agile. Inoltre, insieme al Comune di Valbrembilla, saremo capofila di un progetto di supporto ad altri Comuni italiani che stanno lavorando per diventare sempre più agili: Genova, Verona, Brescia, Mantova, Cremona, Reggio Emilia e Bari».

Wifi per tutti

“Il wifi di casa in strada” è lo slogan della rete pubblica gratuita cittadina, un altro fiore all’occhiello del Comune di Bergamo.

«Siamo una delle città più cablate d’Italia. Con un investimento di 230mila euro l’anno, abbiamo mandato in pensione l’Adsl a favore della connettività in fibra. La copertura è partita dai percorsi più turistici e ora stiamo arrivando nei vari quartieri, oltre a biblioteche, centri giovanili, scuole. Ci sono 197 antenne sparse per la città, ognuna con un raggio di connessione di 100 metri. La velocità è di 300 Mega sia in download che in upload e la connessione, dopo il primo login, è automatica e senza limiti temporali. In totale abbiamo 195mila utilizzatori, di cui il 20 per cento stranieri, in una città di 120mila abitanti. Vuol dire che il servizio piace innanzitutto ai bergamaschi».

Foto: Bergamo Smart city and community

Comune digitalizzato

Quali altre innovazioni sono state introdotte in Comune per facilitare la vita dei cittadini?

«Grazie al portale PolisComuneAmico abbiamo semplificato l’accesso ai servizi demografici: si può fare tutto da casa. Anche in questo caso i risultati si vedono: se nel 2014 si contavano 1.260 certificati online contro i 750mila cartacei, ora siamo rispettivamente a 27mila contro 380mila. Abbiamo digitalizzato anche altri servizi come l’iscrizione ai nidi e la domanda per la cedola libraria e per gli sconti dal libraio. Tutte code eliminate negli uffici. Anche nel campo dell’edilizia l’87 per cento delle pratiche oggi viene fatto esclusivamente online. Così si risparmiano tempo e spazio: in caso contrario, quest’anno avremmo dovuto prendere un archivio da 600 metri quadrati».

In un percorso a ritroso nel tempo, il primo passo che avete compiuto è stato innanzitutto innovare l’organizzazione interna del Comune.

«La semplificazione dei processi gestionali e amministrativi è stata la prima direttrice lungo cui ci siamo mossi, consapevoli che l’innovazione tecnologica nella pubblica amministrazione deve procedere di pari passo con la semplificazione. Abbiamo coordinato un processo di digitalizzazione che era stato già avviato in precedenza, ma che aveva bisogno di una gestione unificata. Ora, grazie alla digitalizzazione e alla dematerializzazione, otteniamo in media 200mila euro di risparmio l’anno».