Tecnologia

Biliscreen, basta un selfie per la diagnosi precoce del tumore al pancreas

L’app per la diagnosi è stata realizzata da un team di ricercatori dell’Università di Washington e nei primi test effettuati su 70 persone, ha dato risultati corretti in quasi il 90 per cento dei casi individuando l’itterizia, sintomo iniziale della malattia

Quando un selfie può salvarti la vita. Potrebbe essere questo lo slogan di Biliscreen, l’innovativa app per smartphone che grazie a una foto può diagnosticare precocemente il cancro al pancreas e altre malattie del fegato, come l’epatite e la sindrome di Gilbert. Il gruppo di studiosi che l’ha realizzata – una collaborazione tra l’UbiComp Lab e  i medici specialisti della facoltà di Medicina dell’Università di Washington – ha un preciso obiettivo: aumentare gli interventi tempestivi su una delle forme più pericolose e subdole di tumore. Secondo l’American Cancer Society, il cancro al pancreas ha un tasso di sopravvivenza a cinque anni del 9 per cento. Quando una persona avverte dei sintomi, spesso è già troppo tardi.

Individuare i primi segnali della malattia

Biliscreen interviene proprio nell’individuare un primissimo segnale di queste malattie, all’inizio non visibile a occhio nudo, ma rilevabile solo da esami specifici: la presenza di bilirubina nel sangue in quantità elevate. Una condizione che provoca l’ittero, ossia la colorazione giallognola della pelle, della sclera e delle mucose. Questo pigmento di colore giallo-rossastro, contenuto nella bile, è proprio ciò su cui l’app si focalizza. La foto scattata al viso tramite lo smartphone viene analizzata tramite speciali algoritmi. La sclera – ossia la parte ‘bianca’ dell’occhio, particolarmente sensibile alla birilubina negli adulti – viene isolata e successivamente vengono elaborate le informazioni sul suo colore. Questi dati sono poi correlati ai diversi livelli di birilubina per capire se una persona ha l’itterizia.

Un’app affidabile

Il test dell’affidabilità dell’app è stato effettuato su un gruppo di 70 persone utilizzando una scatola stampata in 3D, simile alla Google cadboard, per rimuovere la luce proveniente dall’ambiente circostante. Il risultato è stato più che positivo: Biliscreen ha individuato l’itterizia nell’89,7 per cento dei casi rispetto agli esami medici standard, sicuramente più invasivi e costosi.

La funzione degli occhiali colorati

Ma c’è anche un altro accessorio che può essere utilizzato con l’app: un paio di occhiali di cartone con dei quadrati colorati intorno alle lenti. «Abbiamo bisogno degli occhiali o della scatola per controllare le diverse condizioni della luce», ha spiegato Alex Mariakakis, il responsabile del progetto. «Questo è un limite che stiamo cercando di superare. Usiamo gli occhiali perché sappiamo in maniera precisa di che tonalità sono i diversi quadrati, così da avere dei riferimenti per calibrare i colori nell’immagine». Tra i prossimi step del team, c’è in programma di effettuare nuovi test clinici su un campione più ampio di persone a rischio.

 

Più elevate possibilità di sopravvivenza

Biliscreen si basa su un progetto precedente da cui è nata Bilicam, un’app in grado di individuare l’ittero nei neonati, e verrà presentata il 13 settembre all’evento internazionale Ubicomp 17 che si terrà a Maui, nelle Hawaii. La speranza dei ricercatori è che tutti, in un futuro sempre più vicino, possano usare l’app una volta al mese, in modo semplice e nella tranquillità di casa propria, in modo che il tumore al pancreas possa essere preso in tempo. E aumentare quindi le probabilità di sopravvivenza intervenendo chirurgicamente.

Tecnologia solidale, le iniziative di crowfunding per i terremotati del Centro Italia

Un aiuto subito, Marchecraft, Adesso pedala. Sono alcune delle iniziative pensate per sostenere le popolazioni colpite dal terremoto del 24 agosto 2016 e che hanno già permesso i primi interventi di ricostruzione ad Amatrice e Norcia

In auto per 30mila chilometri per accompagnare la figlia al college

Huang Haitao aveva promesso a sua figlia che avrebbe attraversato 26 nazioni se fosse stata accettata in un’università americana. Quando la lettera di ammissione è arrivata da Seattle, non ha potuto far altro che partire con lei dalla Cina verso gli Stati Uniti