Ambiente

I robot nell’oceano per produrre biocarburante dalle alghe

Secondo Brian Wilcox, uno dei fondatori della startup Marine BioEnergy, il prototipo di fattoria mobile sarà in grado di far crescere le piante acquatiche anche in oceano aperto a prezzi competitivi

Un’azienda agricola (robotizzata) può fornire del combustibile alternativo per auto o aerei? I fondatori di Marine BioEnergy credono di sì. La startup presto comincerà a sperimentare un prototipo di fattoria mobile, una sorta di ascensore che può muoversi su e giù in acqua con l’aiuto di droni per ottimizzare l’accesso alla luce solare e alle sostanze nutritive. La sperimentazione avverrà vicino all’isola di Catalina, in California. Gli ideatori sono convinti che il biocarburante prodotto dalle alghe con questo sistema possa essere competitivo in termini di costi rispetto ai combustibili fossili. Se lo studio funziona, Marine BioEnergy punta a utilizzare questa tecnologia, simile a quella dei robot sottomarini, per iniziare a coltivare grandi tratti di oceano tra la California e le Hawaii.
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Biocarburante a prezzi competitivi

«Pensiamo che possiamo fare del combustibile a un prezzo vantaggioso rispetto al combustibile fossile che è in uso oggi» dice Cindy Wilcox, che ha cofondato Marine BioEnergy con il marito Brian Wilcox, responsabile di tecnologia robotica spaziale al laboratorio Jet Propulsion del California Institute of Technology. Bisogna avere a disposizione molte alghe per poter rendere il prodotto competitivo in termini di costi. Le alghe, a differenza delle piante sulla terra, hanno poca lignina o cellulosa, fibre che rendono l’elaborazione più difficile e costosa. Nelle condizioni giuste, possono crescere fino a 30 centimetri al giorno, senza la necessità di irrigazione o pesticidi. Le alghe non si trovano solitamente nell’oceano aperto perché hanno bisogno sia della luce solare, che si trova vicino alla superficie dell’acqua, che delle sostanze nutritive presenti vicino al fondo dell’oceano. Nelle acque costiere poco profonde, dove le alghe naturalmente hanno accesso alla luce solare e alle sostanze nutritive, la sfida è quella di coltivare questa pianta su larga scala. I tentativi di far crescere giardini di alghe solo per il cibo sono riusciti in aree relativamente piccole.
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Coltivare le alghe in oceano aperto

Brian Wilcox ritiene che sia possibile avviare l’allevamento di alghe anche nell’oceano aperto. Ha cominciato prendendo in considerazione un nuovo approccio: spostare il suolo in su e in giù, dando alle alghe accesso sia all’acqua profonda ricca di nutrienti che alla luce vicino alla superficie. Nel 2015 Marine BioEnergy ha ottenuto una sovvenzione dall’Arpa e del Dipartimento per l’Energia Americana per verificare una tecnica che ora è nelle prime fasi di sviluppo, grazie anche all’aiuto dei ricercatori dell’Istituto Wrigley. Lunghe file si estendono in un reticolo nell’acqua, da dove possono essere sollevate in un vivaio salato su terra. Alla fine dell’impianto, i droni subacquei possono tirare l’intero sistema su e giù, sia per massimizzare la crescita che per evitare il traffico navale o tempeste vicino alla superficie. Quando il prodotto è pronto per la raccolta, i droni possono rimorchiare le alghe fino ad una nave vicina.

Come produrre energia pulita

La startup sta anche lavorando con il Laboratorio Nazionale Pacific Northwest, che ha sviluppato un processo per convertire i minerali in biocarburante. Il team sta valutando se sia più economico produrre il biocarburante su una nave: il centro di lavorazione potrebbe essere inserito in un container, alimentato dal combustibile del processo. Mark Jacobson, un professore di Stanford, ha calcolato che è possibile ottenere tutto il fabbisogno energetico per le auto dal vento, dall’energia idroelettrica e da quella solare: «Credo che i biocarburanti liquidi per il trasporto siano una cattiva idea perché hanno bisogno di combustione, con conseguente inquinamento atmosferico, mentre questo non succede con l’elettricità generata da fonti rinnovabili e pulite», ha spiegato. La Marine BioEnergy pensa in grande: vorrebbe coprire il 10 per cento dei bisogni di carburante del trasporto negli Stati Uniti. Per farlo dovranno sorgere abbastanza aziende agricole di alghe tali da coprire un’area del Pacifico approssimativamente delle dimensioni dello Utah.

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