Giancarlo Donadio

Giancarlo Donadio

Set 24, 2017, 9:00am

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Set 24, 2017, 9:00am

Diane Jooris usa la realtà virtuale per aiutare i malati di cancro. La storia

Oncomfort, azienda americana, crea software che abbassano i livelli di stress e di dolore dei pazienti affetti da cancro. La fondatrice del progetto racconta a StartupItalia! la sua esperienza che l'ha portata a pensare a questa particolare terapia

Metti insieme un’esperta di terapie del dolore e un creatore di giochi per la realtà virtuale. Quello che viene fuori è Oncomfort, una startup che usa la realtà virtuale per aiutare i malati di cancro ad affrontare la sofferenza delle cure. Abbiamo raggiunto la founder, Diane Jooris, americana di origine belga, che è tornata a Bruxelles per affermare la sua idea in Europa. Ecco cosa ha raccontato a StartupItalia!

Gestire lo stress delle chemio

Dietro un’idea che aspira a diventare grande, c’è sempre una storia. Quella di Diane Jorris parte da un dramma familiare: «Mi prendevo cura di mia sorella e potevo osservare quanto fosse difficile gestire lo stress durante le chemio per curare il tumore al seno di cui era vittima», racconta Jooris. Laurea in psicologia clinica con una specializzazione in ipnosi, lavora da anni al MD Anderson Cancer Center di Houston: «Ero in Texas a fare degli interventi. C’erano tanti pazienti che non potevo aiutare, perché parlavano una lingua che non conoscevo. Spesso appartenevano a delle minoranze e non c’era modo di lenire il dolore che provavano. Allora ho pensato che dovevo trovare delle soluzioni. Conoscevo già la realtà virtuale ed era un campo dove c’era grande spazio di indagine».

La realtà virtuale per distrarre

È da sempre affascinata dall’impatto che la mente può avere sul corpo e da quello che è possibile fare, spostando l’attenzione e i pensieri in direzioni diverse. I suoi studi su come lenire il dolore attraverso l’ipnosi o altre forme di distrazione come la musica non bastano. Si convince che la realtà virtuale è la soluzione. Cerca aiuto in Joowon Kim, esperto di gaming, che ha fondato un’azienda specializzata nel gioco virtuale. Entrambi identificano i bisogni di medici e pazienti e creano il primo prototipo di una tecnologia che punta a diventare disruptive nel settore. Con Kim poi le cose non vanno bene, rompono la loro collaborazione, ma Diane continua per la sua strada.

Cosa fa Oncomfort

Insieme ad accademici e a un team di esperti del gaming, Diane Jooris lavora ad alcune soluzioni per creare nuovi approcci al dolore fisico e mentale a cui sono sottoposti i pazienti durante la cura del cancro. Sono cinque le applicazioni basate sulla realtà virtuale progettate finora dalla sua startup.

  • Aqua: un’esperienza immersiva che riduce dolore e ansia, portando il paziente a rilassarsi in un paesaggio sottomarino.
  • AMO: un’esperienza che unisce le tecniche di ipnosi clinica per lenire dolore e ansia, con la realtà virtuale.
  • KIMO: pensato soprattutto per un uso pediatrico. Distrae permettendo ai pazienti di combattere le cellule del cancro in un vero e proprio gioco che si svolge prima e dopo la chemioterapia.
  • Spacio: altra tecnica che induce relax nel paziente prima che venga sottoposto a un radioterapia, abituandolo ai suoni e ai rumori e all’isolamento del trattamento
  • Stella: anche questa per usi pediatrici induce relax nel paziente per distrarlo mentre è sottoposto a procedimenti particolarmente ansiogeni come le iniezioni o terapie endovenose.

«Immagina un bambino che deve fare una terapia. Normalmente finirebbe in mezzo ai mille rumori dell’ospedale e il suo stato di stress tenderebbe a crescere. Al contrario usando KIMO, il paziente è portato fuori dal caos, e può giocare a navigare su un vascello e sparare alle cellule del cancro, invece di dover subire l’orrore di assistere alla preparazione della sua terapia endovenosa». Diane racconta poi un’altra esperienza, quella di un paziente che sul tavolo operatorio, le sorride e dice: «Sto nuotando con i delfini». «La realtà virtuale non ha limiti. Senza alcuna procedura invasiva o farmaci queste persone sono state liberate dal dolore e dall’ansia», dice.

La vittoria a C3 Prize e il trasferimento a Bruxelles

Diane oggi si fa aiutare da suo marito che per lanciare OnComfort sul mercato ha lasciato il suo lavoro nella finanza. Una prima svolta si registra nel 2016 quando OnComfort si aggiudica la Astellas Oncology C3 Prize, un premio progettato per portare innovazione nella cura del cancro. Il premio ha portato molta visibilità e le simpatie di grandi imprenditori come Robert Herjavec, celebre investitore di Shark Tank, anche lui in passato affetto da cancro. C3 Prize fa affluire nella casse della società 65mila dollari. Dopo la vittoria del premio, i due decidono di trasferirsi a Bruxelles: «In Belgio c’era la possibilità di rientrare in programmi governativi e accedere a finanziamenti. Poi il quadro normativo europeo nel campo medicale è più aperto alla sperimentazione rispetto agli Stati Uniti, dove ci sono più barriere per i test», spiega la founder.

Oncomfort oggi

Diane racconta che la fase di commercializzazione è avvenuta da poco meno di un mese, solo dopo aver ricevuto le approvazioni necessarie. Vendono a ospedali e a medici privati. Le loro soluzioni interessano particolarmente chirurghi, anestesisti o radiologi. I compratori acquistano la licenza e pagano un abbonamento annuale o mensili per usare la tecnologia. Nel pacchetto è previsto anche un periodo di formazione per l’equipe medica offerta dalla startup.

In attesa di capire se il prodotto avrà uno spazio sul mercato, Diane può consolarsi con i risultati dei primi test, realizzati su più di 1.500 pazienti in America e in Europa. La startupper racconta che chi ha provato la soluzione ha avuto questi benefici:

  • Una riduzione dell’ansia del post intervento del 50%
  • Una riduzione del dolore del 40% durante le cure
  • Una diminuzione dell’80% nell’uso di farmaci
  • Una diminuzione dei tempi di convalescenza del 50%

«L’idea è di portare le nostre soluzioni anche nelle case delle persone malate, per aiutarle a sopportare meglio il loro percorso di guarigione e di continuare a trovare idee nel settore. La realtà virtuale è una tecnologia molto adattabile e gli sviluppi nel campo medico sono potenzialmente infiniti. Basta pensare a quante applicazioni nasceranno nel campo della formazione dei medici», conclude.