Sara Moraca

Sara Moraca

Ott 21, 2017

Grazie ai sensori di Safe Art le opere d’arte viaggiano sicure

Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, il Dipartimento di Informatica dell’Università La Sapienza di Roma e WSense hanno sviluppato un sistema per preservare l'arte nei suoi spostamenti in giro per il mondo

Trasportare capolavori è un’operazione delicata, che richiede la massima attenzione. Danneggiare antichi reperti archeologici, dipinti o sculture di grandi maestri del passato significherebbe produrre un danno incalcolabile al patrimonio e alla storia di un paese. In Italia una ricchezza da 240 miliardi di euro. Ma l’arte è da sempre in movimento. Per essere sottoposta a restauri, per consentire un nuovo allestimento museale o perché è oggetto di prestiti, in ogni parte del mondo. È da questa esigenza che nasce il progetto “Safe Art”, arte al sicuro, che ha visto in campo il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, il Dipartimento di Informatica dell’Università La Sapienza di Roma e WSense, uno spin-off dello stesso ateneo specializzato nel monitoraggio di ambienti terrestri e sottomarini con reti di sensori wireless.

Di mostra in mostra

«Safe Art rappresenta perfettamente le sinergie che possono nascere in seno a una collaborazione tra istituzioni pubbliche e startup. I sensori e le tecnologie Internet of Things progettati dal gruppo di ricerca insieme a WSense sono stati applicati al monitoraggio strutturale statico e dinamico in tempo reale di grandi opere, tra cui il Pont de La Poya in Svizzera e una porzione in costruzione della metropolitana di Roma. Dopo questi successi, è nato un accordo quadro tra il gruppo di ricerca universitario ed il Mibact, per mettere a disposizione queste tecnologie per affrontare problemi concreti di conservazione del patrimonio. L’obiettivo era aumentare la sicurezza dei trasporti di opere d’arte tramite un loro monitoraggio pervasivo effettuato con soluzioni innovative che potessero combinare al meglio accuratezza e basso costo, utilizzabili in un sistema paese che vanta tantissime opere che viaggiano a livello internazionale di mostra in mostra», spiega Chiara Petrioli, professoressa del dipartimento di informatica alla Sapienza di Roma e responsabile del progetto Safe Art.

Ogni anno migliaia di trasporti di opere d’arte

Ogni anno si muovono in Italia, e verso l’estero, migliaia di opere d’arte. Nessun sistema di monitoraggio è in grado di azzerare completamente i pericoli legati al loro spostamento, ma grazie alle rilevazioni effettuate dai data-loggers sta nascendo una banca dati che permetterà in futuro di fare una valutazione più oggettiva sul livello di rischio connesso alla movimentazione, oltre a consentire la progettazione di imballaggi sempre più efficaci e l’abbattimento dei relativi costi di trasporto e assicurazione. «Nel corso del progetto siamo andati al di là del solo data logger da cui eravamo partiti, che permetteva di misurare gli shock e il microclima dell’opera in fase di trasporto. Abbiamo sviluppato un sistema che consente di posizionare più sensori sull’opera, perfettamente sincronizzati, in modo da poter analizzare la propagazione degli shock e vibrazioni ed un software che fornisce tali dati in tempo reale. Parte della difficoltà di progettare questi sistemi è la variabilità delle situazioni che ci troviamo a fronteggiare, a seconda delle caratteristiche dell’opera», continua Petrioli.

Le soglie di sicurezza

Per materiali come legno l’umidità relativa (normalmente fissata intorno al 50-55 per cento) rappresenta il parametro più critico. Per quanto riguarda gli shock, si possono fissare delle soglie, intorno ai 2-3G di accelerazione. «Parte di quello che si sta cercando di fare, in particolare tramite il contributo dell’Istituto Superiore di Conservazione e Restauro, è proprio iniziare a stabilire delle soglie di sicurezza per ogni tipologia di opera. Per queste analisi, sono necessari dati estensivi, che stiamo iniziando a produrre proprio nell’ambito del progetto Safe Art», spiega la professoressa.

Una carta d’identità per ogni opera

«I trasporti delle opere d’arte incidono fortemente sul sistema paese. Il progetto Safe Art sta favorendo l’adozione di un approccio quantitativo nella valutazione dei rischi. L’ideale sarebbe arrivare a redigere una carta d’identità molto precisa per ogni opera, affinché, conoscendone le criticità, essa possa essere preservata adeguatamente da ogni tipo di sollecitazione che potrebbe danneggiarla», conclude Petrioli.