Le voci femminili di Siri, Cortana, Alexa? Gli utenti vogliono la neutralità di genere

I risultati di un sondaggio condotto su 12mila persone hanno messo in evidenza il fatto che gli assistenti vocali parlino tutti di default come delle donne, probabilmente per un'associazione involontaria con la figura della segretaria o della domestica

L’intelligenza artificiale è maschile, femminile o è neutra per quanto riguarda il genere? La domanda potrebbe sembrare banale, ma in gioco non c’è solo la questione grammaticale. A dimostrarlo c’è un sondaggio promosso da Ikea attraverso il suo laboratorio di innovazione Lab10 su un campione di 12mila persone. È stato chiesto agli intervistati con che voce preferissero sentire le indicazioni di Alexa, Siri, Cortana o Google Assistant. La risposta della maggior parte delle persone coinvolte ha portato all’attenzione una questione profonda che va al di là del fatto che di solito si trova la voce di una donna più gradevole di quella di un uomo. Il fenomeno rivelato dall’indagine è che i programmatori dei diversi sistemi di assistenza vocale hanno tutti scelto di far parlare la loro creatura con una voce femminile, inconsciamente associando il genere femminile alle mansioni svolte da quegli strumenti che richiamano le figure di segretarie digitali o di domestiche.

© Janitors

Le cifre dell’indagine

Le varie aziende sono corse ai ripari e Google, per esempio, ha dato la possibilità ai suo utenti di scegliere se sentire una voce maschile o una femminile. Stessa possibilità anche per gli utilizzatori di Siri, mentre la scelta non è così immediata per Cortana e Alexa che di default propone la voce di una donna. I risultati dell’indagine citata hanno messo in evidenza che la maggior parte degli intervistati, il 44 per cento, vorrebbe un genere neutro per gli assistenti vocali. C’è, però, una differenza tra la percentuale riscontrata tra le donne e quella registrata tra gli uomini: il 62 per cento delle prime è convinto che si debba scegliere la neutralità del genere. Per i secondi, invece, la cifra scende al 36 per cento.

La realtà aumentata al servizio dell’arredamento

L’opzione del genere neutro non esiste tra gli assistenti vocali e questa probabilmente sarà la prossima sfida delle aziende tecnologiche. L’indagine ha comunque manifestato l’interesse della nota casa di arredamento svedese nei confronti del futuro dell’intelligenza artificiale. Non è sicuro se il colosso dell’arredamento si lancerà mai in questa avventura. Nel frattempo, comunque, vale la pena ricordare che ha già lanciato un’applicazione, Ikea Place, con la quale è possibile, tramite la realtà aumentata, posizionare virtualmente i mobili negli spazi di casa così da rendersi conto in anteprima di come verrebbe la stanza dopo l’acquisto degli oggetti desiderati.