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Dic 13, 2017

La Nasa pronta a un annuncio shock a base di intelligenza artificiale

Appuntamento per il 14 dicembre: il regalo di Natale dell'agenzia Usa è legato agli esopianeti, alla missione Kepler e al machine learning di Google

La Nasa ha convocato una conferenza stampa per il prossimo 14 dicembre. L’annuncio è avvolto nel mistero ma si sa che la scoperta annunciata è legata a doppio filo non solo a Kepler, il telescopio spaziale che dà il nome alla missione, parte del programma Discovery destinato alla ricerca e alla conferma di pianeti simili alla Terra in orbita attorno a stelle diverse dal Sole. Pianeti, insomma, potenzialmente in grado di ospitare forme una qualche forma di vita. L’annuncio riguarda l’intelligenza artificiale che avrebbe guidato questo annuncio, frutto del machine learning di Google.

L’appuntamento

L’annuncio sarà trasmesso in streaming sul sito della Nasa alle 1 p.m. (EST): “La scoperta è stata realizzata dai ricercatori utilizzando i sistemi di Google – si legge sul comunicato che allerta sull’incontro per i media – il machine learning è un approccio all’intelligenza artificiale e dimostra nuove strade per analizzare i dati raccolti da Kepler”. In buona sostanza, anche in questo caso come in molti altri l’ausilio dell’intelligenza artificiale si è probabilmente basato sul supporto nell’analisi di enormi quantità di dati, numeri e modelli sui quali astrofisici in carne e ossa avrebbero impiegato mesi se non anni.

Lo stesso è accaduto di recente nella scoperta delle lenti gravitazionali, un fenomeno che accade quando – secondo le tesi di Albert Einstein – la luce proveniente da un oggetto astronomico sullo sfondo, perfino una lontana galassia, viene deflessa da un altro che si trova più vicino a noi e che funge come una specie di lente d’ingrandimento.

I nomi

Al briefing parteciperanno d’altronde nomi di alto livello. Anzitutto Paul Hertz, direttore della divisione astrofisica al quartier generale della Nasa di Washington. Poi Christopher Shallue, senior software engineer di Google AI a Mountain View, in California. Ancora, l’astronomo Andrew Vanderburg, Postdoctoral fellow all’università di Austin e infine Jessie Dotson, scienziata del progetto Kepler e centro di ricerca della Nasa di Ames, sempre in California.

Il telescopio Kepler, lanciato nel 2009, ha scoperto dopo una serie di difficoltà iniziali migliaia di pianeti all’esterno del sistema solare. Quando il telescopio venne spedito nello Spazio gli scienziati non sapevano quanto i pianeti fossero comuni oltre il nostro sistema: adesso suppongono che ci sia almeno un pianeta orbitante intorno a ogni stella. Kepler ha concluso la prima missione nel 2012 mentre due anni più tardi ha avviato una nuova estensione della missione battezzata K2, che in sostanza continua la ricerca di esopianeti aggiungendo anche l’analisi di giovani stelle, supernove e altri fenomeni cosmici. Di quella si occupa in particolare Dotson.

I numeri

Il bilancio di Kepler spiega che, finora, il telescopio spaziale ha scovato 4.496 oggetti potenzialmente interessanti, una trentina con caratteristiche simili alla Terra, cioè alla giusta distanza (giusta per poter consentire una qualche forma vitale) dalla loro stella di riferimento. In totale, gli esopianeti sono oltre 2.300. Uno di questi è il celebre 452-b, il primo esopianeta terrestre situato nella zona abitabile di una stella molto simile al Sole. Più grande della Terra del 60%, le orbita intorno a una distanza paragonabile a quella che separa il nostro pianeta dal Sole. Si trova a 430 parsecs da noi, nella costellazione del Cigno. Chissà che la prossima scoperta a base di AI non consista in qualcosa di simile.

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